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Martedì 16 Giugno 2026 12:06

Nasce un codice intimo per raccontare le identità al tempo della videomologazione

L’itinerario estetico dell’artista internazionale Roberta Coni sarà di scena martedì 23 giugno ad Open Space,...

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L’itinerario estetico dell’artista internazionale Roberta Coni sarà di scena martedì 23 giugno ad Open Space, il Communication HUB del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri). Il primo “codice intimo” per raccontare i volti e le identità nell’epoca della video-omologazione.

La materia del tempo che non consuma ma accede alla carne della coscienza, immortalandone e affermandone la dignità. La difesa di un’umanità pervicace, viva, potentemente realistica, emersa in primi piani esplorati nella loro struggente espressività fin quasi a raggiungere le pulsazioni intime e segrete della psiche sulla superfice pittorica. Ciascun volto è specchio, provvisorio e infinito, della luce e del buio che abitano in ognuno.

Ad osservarlo vengono le vertigini e si spalancano abissi. Cosa succede a narrarlo? La questione verrà affrontata nel corso di “Anima e colore” l’arte di raccontare volti, il primo itinerario sull’estetica del ritratto nel mondo contemporaneo e sulla relazione tra arti visive e percezione collettiva. L’iniziativa rappresenta il nuovo appuntamento con “Open Space” l’innovativo Communication HUB del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri), nato come uno spazio di confronto, un ponte tra la scienza di Eiffel e l’attualità economica, sociale e culturale, del Paese. Al centro dell’iniziativa che sarà di scena martedì 23 giugno a partire dalle 18:30 (via XX settembre 5, Roma) la poetica e l’opera dell’artista Roberta Coni, tra le più originali pittrici italiane contemporanee e studiose dell’immagine. Invitata alla 54° Biennale di Venezia, ha esposto e ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali per il suo lavoro esponendo in Inghilterra, Turchia, Cina, Brasile, Germania, Belgio, Stati Uniti.

L’arte-spiega la Coni- è per me, un atto di amore e resistenza, una celebrazione della vita che, attraverso la forma e il colore, cerca di trasformare l’effimero in eterno. Ad esempio il turbante, che adorna spesso le giovani donne che ritraggo, non è solo un semplice accessorio, ma un simbolo carico di significato personale e universale. La scelta di dipingere una figura con il capo coperto da un turbante trae origine dalla mia esperienza intima, quando in gioventù dovetti affrontare il cancro e, di conseguenza, portai il turbante per nascondere la calvizia causata dalla chemioterapia. Questo copricapo, inizialmente un segno di una perdita – quella dei capelli, una delle conseguenze più visibili e traumatiche del trattamento oncologico – si trasforma in un simbolo di dignità e forza interiore. Non è più un oggetto legato alla sofferenza e alla malattia, ma diventa una corona di resilienza. Così riuscire a dipingere l’essenza di una persona significa, in un certo senso, esplorarne la permanenza.”

Ad intervistare la Coni sull’arte come cifra della riconoscibilità dell’umano in un tempo che tende ad ignorarlo o a restituirne versioni mostrificanti e omologanti, sarà Alberto Romagnoli, Consigliere del CNI delegato alla comunicazione.

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