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Martedì 16 Giugno 2026 13:06

Enard, la quadrilogia sulle frontiere



Pubblicato il primo tomo: "Malinconia dei confini". Come una lunga passeggiata, inseguendo, fra gli altri, i fantasmi anche del nostro Mrio Rigoni Stern, fino alla Berlino contemporanea

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Fra gli scrittori significativi della nostra epoca, Mathias Enard, nato nel 1972 a Niort, in Francia, è forse quello che più di tutti ha assorbito come una vampa di calore la lezione introspettiva del Novecento, modulando i monologhi dei suoi personaggi quasi fossero timoni direzionali ai quali basta poco per accendersi e prosperare, non c’è bisogno di chissà che trame narrative, sembra sufficiente un viaggio, nemmeno troppo avventuroso, per canalizzare le energie creative, in una sorta di lirismo concettuale in cui la dominante coscienza dell’autore diventa il centro propulsivo del racconto.

Prova ne sia il recente Malinconia dei confini (traduzione di Yasmina Mélaouah, edizioni e/o), primo tomo, nordico e berlinese, di un’annunciata quadrilogia stagionale sulle frontiere, da intendersi in senso lato, a cui seguiranno un’estate nella penisola iberica ( Sud), una primavera nei Balcani (Est) e un inverno nel continente americano (Ovest). In questo esordio del progetto complessivo Enard mette in scena sé stesso appena uscito dalla clinica di Beelitz, nel Brandeburgo, dove una sua cara amica, E., ha avuto un ictus. Ed eccolo quindi rievocare la grande battaglia di Seelow che vide l’estrema sanguinosa resistenza nazista di fronte all’Armata Rossa, in tutte le sue connessioni letterarie, da Vasilij Grossman a Theodor Plievier, da Heinrich Gerlach a Victor Nekrasov, nel corso della quale ventimila soldati tedeschi morirono invano per difendere la capitale già persa.

Il congegno strutturale che tiene in vita il romanzo è una lunga passeggiata, sulle tracce fantasmatiche di Winfried Sebald, riferimento obbligato, dal quartiere ipergentrificato di Prenzlauer Berg alla stazione di Grunewald, da Wünsdorf a Zossen, da Charlottenberg al Botanischer Garten, inseguendo, fra gli innumerevoli altri, i fantasmi di Georg Büchner e Paul Celan, ma anche del nostro Mario Rigoni Stern, rievocato con precisione e acume, attraverso stabilimenti dismessi, bunker, musei, fino a librerie e locali multietnici della Berlino contemporanea, in una dilatazione della scrittura che alla fine si trasforma nella vera unica protagonista, come se appunto non fossero importanti i contenuti in sé, ma l’energia che li rappresenta.

Enard, sull’aereo che lo riporta a Barcellona, dove abita, per definire l’intento da cui è animato e in ultima analisi l’intera sua poetica, si esprime così: «È connesso, sia detto molto umilmente, in punta di labbra, con la vita di una cara amica malata e il piacere dei libri, le frontiere della letteratura, e come le tre cose si ricongiungano per me a Berlino e dintorni attraverso piccolissime esplorazioni, piccolissime nello spazio (qualche decina di chilometri) ma lunghe nel tempo (più d’una decina d’anni), giacché il viaggio permette di percorrere la distanza fra il tempo di oggi e il tempo di ieri, il tempo degli accadimenti, e gli accadimenti del tempo».

16 giugno 2026

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