Mercoledì 17 Giugno 2026 13:06
Fisichella: «Ruini intuì con lungimiranza il futuro della Chiesa»


L’arcivescovo ricorda il cardinale da cui ricevette l’ordinazione episcopale nel 1998. «Era un uomo di preghiera, valorizzava il primato della grazia. Mi ha insegnato un forte realismo, a guardare in profondità la storia dei nostri giorni»
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«Una persona di una sensibilità estrema, che aveva la capacità di intuire con lungimiranza il futuro della Chiesa e della vita del nostro Paese». Questo era il cardinale Camillo Ruini secondo monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Nominato vescovo ausiliare di Roma nel 1998 da papa Giovanni Paolo II, Fisichella ricevette l’ordinazione episcopale il 12 settembre dello stesso anno, insieme a monsignor Luigi Moretti, proprio dal cardinale Ruini.
Rimangono quindi «i ricordi di tanti, tanti anni vissuti insieme durante i quali è maturata un’amicizia sincera, leale. Gli sono debitore anche per la mia maturazione personale» osserva il presule parlando «innanzitutto dell’amico», scomparso il 16 giugno all’età di 95 anni. Ne evidenzia poi il profilo intellettuale e spirituale di altissimo livello. Era «un uomo di grande spessore culturale – spiega –, che aveva iniziato a studiare san Tommaso d’Aquino e il valore della grazia».
Tra i suoi numerosi libri e saggi teologici spicca, a questo proposito, “La trascendenza della grazia nella teologia di San Tommaso d’Aquino”, pubblicato nel 1971. Uno studio sulla dottrina del “Dottore Angelico” che «viene spesso dimenticato – aggiunge il pro-prefetto –, ma quel saggio ha fatto storia nella teologia, influenzando profondamente il suo modo di vivere e il suo modo di pensare». Lavorandoci a stretto contatto per molti anni, Fisichella ha avuto la possibilità di cogliere tanti aspetti dell’allora vicario di Roma.
«Molti non hanno conosciuto il vero cardinale Camillo Ruini – sottolinea -. Era un uomo di preghiera, un uomo animato da un profondo rispetto per l’agire di Dio, che lo portava a valorizzare il primato della grazia e, proprio in forza di questo, a capire quanto la testimonianza cristiana fosse determinante per un vero progresso della società». Spostandosi sul piano personale, confessa che gli ha «insegnato un forte realismo. Ad essere capaci di guardare con attenzione le persone, a essere presente e, soprattutto, a guardare in profondità la storia dei nostri giorni. Non fermarsi mai alla superficie».
La carica di vicario ricoperta per 17 anni lo ha portato ad essere «molto presente nella vita della diocesi». Per questo quando ieri sera Fisichella ha saputo della morte del cardinale Ruini, la mente è «inevitabilmente» tornata agli anni del lavoro ordinario, ha pensato «alle riunioni dei consigli episcopali fatti insieme. Ci incontravamo ogni venerdì e lui mostrava la più vigile e attenta presenza nei confronti di ogni sacerdote. Conosceva bene la storia personale di ogni presbitero e desiderava che i sacerdoti fossero realmente ministri del Vangelo e uomini di Dio».
17 giugno 2006
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