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Giovedì 18 Giugno 2026 07:06

Alberto Sordi è tornato tra la sua gente al Casilino (e sembra quasi parlarti)

Di Miria Maiorani A Villa De Sanctis il tempo si è fermato: a tu per tu con il mito di Alberto Sordi A volte Roma sa fare dei regali che riconciliano con la sua anima più profonda. Lunedì 15 giugno, in occasione del 106° anniversario della sua nascita, è stata inaugurata a Villa De Sanctis [...]

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Di Miria Maiorani

A volte Roma sa fare dei regali che riconciliano con la sua anima più profonda. Lunedì 15 giugno, in occasione del 106° anniversario della sua nascita, è stata inaugurata a Villa De Sanctis – nel cuore del quadrante Casilino/Pigneto – la prima statua ufficiale in bronzo dedicata ad Alberto Sordi.

Un evento solenne che ha visto la partecipazione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, del presidente del V Municipio Mauro Caliste e del presidente della Fondazione Museo Alberto Sordi, il dottor Giambattista Faralli.

scultura alberto sordi
scultura alberto sordi
scultura alberto sordi
scultura alberto sordi
Noi del ViviRoma abbiamo voluto fare visita al monumento oggi, a riflettori istituzionali spenti, per vivere un incontro intimo e sincero con quello che è stato, e rimane, un colosso insuperabile di bravura e umanità.

La spinta del V Municipio: un’attesa ripagata

L’opera, che restituisce ai romani il proprio paladino, è un traguardo fortemente voluto e promosso dal V Municipio, grazie all’impegno in prima linea del suo presidente, Mauro Caliste.

Non è un mistero: la statua doveva essere pronta già tre anni fa, per il ventennale della scomparsa dell’attore. Tra lungaggini di vario genere la cittadinanza ha dovuto attendere a lungo prima di veder posata questa pietra della memoria.

scultura alberto sordi
Due giovani talenti e la sapienza della Fonderia

La scultura a grandezza naturale porta con sé un bellissimo filo intergenerazionale:

il progetto grafico è infatti l’opera di due giovani studenti nati nel 2005, vincitori del concorso scolastico “I romani per Alberto Sordi”.

Il disegno è stato poi trasformato in un capolavoro plastico e tridimensionale dallo scultore Massimiliano Saccucci e forgiato magistralmente in bronzo dalla storica Fonderia Domus Dei 1963, che ha lavorato in stretta collaborazione con la Fondazione Museo Alberto Sordi.

Un’oasi di pace e di vita popolare

La scultura è stata posizionata in un angolo del parco che sembra essere stato disegnato apposta per accogliere le persone, per farle fermare a scambiare due chiacchiere o a raccogliersi nei propri pensieri.

In un quartiere così densamente popolare, vibrante e caotico, qui si respira una pace inusuale.

I passanti, fieri custodi di quella romanità popolare così genuina, non tirano dritto.

C’è chi si ferma per scattarsi un selfie ricordo stringendogli la mano, chi gli lancia uno sguardo complice e chi, ad alta voce, accenna una delle battute epiche dei suoi film più famosi.

L’impatto visivo è immediato: Albertone è lì, seduto con naturalezza su una panchina di ferro. Ha la mano alzata, in quel tipico gesto romano che non è un saluto formale, ma un “Ahò, vié qua” rivolto alla sua gente.

Guardandolo in questo contesto, sembra quasi di ascoltarlo rispondere a tono alle battute dei passanti, guardandoli negli occhi per prenderli in giro bonariamente.

Seduti accanto al mito: quegli occhi vivi che ti osservano

Ma è quando decidi di superare la timidezza e di sederti sulla panchina, proprio accanto a lui, che l’emozione si fa travolgente ed è quasi impressionante.

Stargli a un palmo di naso toglie il fiato. Lo scultore ha compiuto un vero miracolo espressivo nei dettagli del volto.

Nonostante la materia fredda e scura del bronzo, la luce del sole crea un gioco di riflessi straordinario: per un’illusione ottica dettata dalla suggestione e dalla maestria dell’opera, sembra quasi di intravedere il celeste limpido dei suoi occhi reali.

scultura alberto sordi

Sedersi accanto a lui dà la netta e vivida sensazione di essere osservati da occhi vivi. Non è una statua inerte; è una presenza.

Ti scruta con quella sua risata sorniona che la racconta tutta sul mondo, su Roma e sulla vita.

L’orgoglio di una romanità perduta

Questo monumento rappresenta un’operazione di nostalgia potentissima, ma anche un faro culturale.

Camminando a Villa De Sanctis si avverte forte l’orgoglio dei residenti e dei visitatori. Alberto Sordi ha incarnato una romanità verace, fiera, cinica ma dal cuore immenso;

un modo di essere che oggi, in una metropoli sempre più globalizzata e frenetica, sembra purtroppo quasi del tutto perso.

Ritrovarlo qui, a due passi dalla Marranella e dalle strade che fecero da sfondo ai suoi capolavori neorealisti e alle commedie immortali (come Un borghese piccolo piccolo, girato proprio in queste zone), è una carezza per il cuore.

Albertone è tornato a casa, pronto a fare compagnia a chiunque abbia cinque minuti da regalargli per una foto, una risata o un pizzico di sana nostalgia romana.

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