Giovedì 18 Giugno 2026 11:06
Giuliodori: Ruini e la visione teologica di una fede «incarnata nella storia»


Il vescovo, collaboratore del cardinale in Cei, ne ricorda l'attenzione al mondo della comunicazione e della cultura. Da lui il compito di fondare l'Agenzia Sir e coordinare la nascente Sat 2000
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Parlare a ogni uomo e donna, mantenendo la forza propositiva e l’identità culturale che, da sempre, rappresentano il pilastro della missionarietà della Chiesa. Era questo che animava il cardinale Camillo Ruini che, durante il suo ministero, si è sempre dimostrato attento al mondo della comunicazione, favorendo quel dibattito culturale che riteneva essere «lo spazio privilegiato di incarnazione del Vangelo». Un impegno esercitato in modo particolare durante i mandati da presidente della Cei dal 7 marzo 1991 al 7 marzo 2007. Su questo aspetto si sofferma il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana e dell’Università Cattolica, il quale ha condiviso con il porporato morto il 16 giugno anni di stretta collaborazione, in particolare dall’88 al ‘91 e dal 1998 al 2007.
«La linea della comunicazione apparteneva a tutti gli effetti al pensiero e alla prospettiva teologica e pastorale del cardinale – afferma -. Aveva la visione teologica di una fede che è sempre fede incarnata nella storia, fede capace di incidere culturalmente sulla storia. Di questo lui era estremamente convinto». Ma per comprendere pienamente la portata delle scelte operate dal cardinale Ruini, il presule torna con la memoria alla fine degli anni ’80. «Ho avuto il grande privilegio di poter collaborare con lui da quando era segretario generale della Cei – ricorda -. Sono diventato suo aiutante nel 1988 quando ero un giovane sacerdote. Mi affidò compiti davvero importanti».
Il primo, quello di fondare l’Agenzia di informazione Sir. Un’intuizione nata dagli input arrivati dai settimanali cattolici. «Si rese conto che mancava un organo di stampa specifico – prosegue Giuliodori -. C’era Avvenire, c’erano i settimanali diocesani, alcuni rotocalchi, ma mancava una forma di collegamento e un’informazione diretta». Giuliodori e i giornalisti Paolo Bustaffa, che diresse l’agenzia dal 1997 al 2013, e Mimmo Muolo, già giornalista di Avvenire, hanno lavorato al progetto «per un intero anno e l’agenzia Sir ancora oggi è un riferimento fondamentale – continua il vescovo -. Ha cambiato lo scenario della comunicazione».
Nel marzo 1998 Giuliodori fu nominato direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei e in quella veste Ruini gli chiese «di rilanciare Avvenire, di coordinare le radio – nacque così il circuito InBlu -; di coordinare la nascente televisione Sat 2000, oggi TV2000». Giuliodori ricorda come Ruini avesse tentato un primo rilancio di Avvenire già alla fine degli anni Ottanta, «chiedendo a una decina di imprenditori di coinvolgersi in quello che era un po’ un’anticipazione del progetto culturale, cioè di poter avere una voce sempre più autorevole in Italia dal punto di vista culturale».
Fu con il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo del 1995 che furono gettate le basi del “Progetto culturale cristianamente ispirato”, nato «anche come risposta a una certa frantumazione della presenza e del pensiero cattolico in ambito politico». Nel 2001 furono pubblicati gli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000 “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” che, ricorda il vescovo, aprirono un dibattito proprio sull’uso del verbo “comunicare” ma Ruini era convito che bisognasse «declinare anche le grosse questioni con nuovi linguaggi».
Erano gli anni del «grande» convegno “Parabole mediatiche”, con una relazione tenuta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, svoltosi nel 2002, al quale parteciparono oltre 8mila operatori della comunicazione, e del documento “Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa” pubblicato nel 2004 dalla Cei. Un testo voluto prima dal Consiglio permanente e poi dall’Assemblea dei vescovi «per la rilevanza che aveva assunto in forza del progetto culturale, del rilancio dei media, della progettualità incarnata attraverso gli orientamenti pastorali. Quel Direttorio, a distanza di più di vent’anni, è ancora valido, se non fosse per una parte che non potevamo scrivere allora, quella relativa all’intelligenza artificiale. Per il resto, i principi e le prospettive operative, erano chiari e anche molto attuali».
Giuliodori riflette quindi che a Ruini si deve «la capacità di coniugare fede e Vangelo, teologia e storia, con una grande visione teologica, culturale e capacità organizzativa». Un legame, quello tra il vescovo e il cardinale, che è proseguito negli anni. L’ultimo incontro qualche mese fa e il porporato «si è informato su questioni riguardanti l’università, l’Azione cattolica – le parole di Giuliodori -. Aveva sempre grande premura e affetto. Il nostro è stato un rapporto durato quasi quarant’anni». Il ricordo più prezioso è relativo all’ordinazione episcopale di Giuliodori. «Lui mi ha imposto le mani il 31 marzo 2007 nella cattedrale di Macerata – conclude -. Mi regalò l’anello da vescovo».
18 giugno 2026
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