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Giovedì 18 Giugno 2026 09:06

L’omaggio di Chiesa, politica e società al cardinale Ruini



La camera ardente allestita nella cappella della Madonna della Perseveranza, al Seminario Minore, fino alle 12 del 18 giugno. Presente il vescovo Parmeggiani, a lungo suo segretario particolare, cardinali e vescovi, ma anche politici e comuni cittadini

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Un continuo via vai, silenzioso e a tratti commosso. I romani e le personalità del mondo ecclesiastico, civile e politico hanno iniziato così a salutare il cardinale Camillo Ruini, scomparso lo scorso 16 giugno all’età di 95 anni. La camera ardente è stata allestita ieri, 17 giugno, dalle 12 alle 19 e oggi dalle 9 alle 12, nella cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio Seminario Romano Minore, in via Aurelia, che per tutta la giornata ha ospitato in modo costante numerosi fedeli in preghiera davanti al feretro del porporato.

Presente per la recita del Rosario, e per gran parte del tempo, il vescovo Mauro Parmeggiani, per lunghi anni segretario particolare del cardinale Ruini, al suo fianco dal 1986 al 2003. Tra i primi ad arrivare, il vescovo Guerino Di Tora, già ausiliare di Roma. Nel corso del pomeriggio poi numerosi prelati hanno reso omaggio al porporato che fu vicario per Roma di due Papi. Tra questi l’attuale vicario Baldo Reina, il presidente della Cei il cardinale Matteo Zuppi e il segretario generale della Conferenza dei vescovi Giuseppe Baturi, insieme ai tre vice presidenti Gianmarco Busca, Gianpiero Palmieri e Francesco Savino.

A rendere omaggio al feretro anche l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, che ha posto l’accento sulla «presenza costruttiva della Chiesa della quale era convinto Ruini, una presenza che sa avere rispetto degli altri ma allo stesso tempo sa e deve infondere speranza per costruire una società migliore». E il cardinale Ennio Antonelli, attuale presidente emerito del Pontificio Consiglio per la famiglia e per sei anni, dal 1995 al 2001, segretario generale della Cei, sotto la presidenza di Ruini. «C’era grande sintonia tra noi non solo per amicizia e umanità, ma anche su questioni ecclesiali, teologiche, spirituali. È vero – ha spiegato – che aveva una grande attenzione alla società e alla politica italiana, ma sempre partendo dalla sua bussola, che era Cristo, quindi il Vangelo».

Tra le personalità del mondo civile e politico, Pierferdinando Casini, presidente della Camera dei deputati dal 2001 al 2006, arrivato insieme al rettore della Lumsa Francesco Bonini, il rettore della Lumsa che Ruini scelse come coordinatore scientifico del Servizio nazionale per il progetto culturale della Chiesa cattolica, oltre che membro dell’omonimo Comitato della Cei presieduto a lungo dal cardinale. Quindi il senatore Maurizio Gasparri, la senatrice Mariastella Gelmini, già ministro nel quarto governo Berlusconi e poi nel governo Draghi. E ancora, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi insieme a don Marco Gnavi, tra i responsabili internazionali della Comunità, e, nel tardo pomeriggio, il presidente del Senato Ignazio La Russa.

«Con Ruini scompare un uomo che ha preso sul serio il suo servizio episcopale nella fedeltà al Vescovo di Roma, allora Giovanni Paolo II, ma anche nell’incontro coi preti, con la gente, con un ministero mai esibito ma sempre efficace, costruttivo – ha osservato Riccardi -. Costruttivo nel governo, nella realizzazione di tante chiese nella periferia romana, periferia di cui non parlava ma per la quale agiva», ha aggiunto. La Russa, invece, ha voluto «sottolineare la grande considerazione generale che tutti hanno avuto per il cardinale, per la sua capacità di essere un simbolo della fede cristiana ma nello stesso tempo di esserne un esponente ragionevole, capace di osservare la società italiana e trarne sempre motivo per incrementare la convivenza civile e sociale».

Molti anche i cittadini comuni che hanno voluto salutare per l’ultima volta il cardinale che fu per ben diciassette anni, dal 1991 al 2008, vicario del  Papa per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano, segnando di fatto in modo indelebile la vita ecclesiale, spirituale e politica della città. Come Marco D.S., 54 anni, originario del quartiere Tor Sapienza: «Io non sono uno che va a Messa tutte le domeniche, lo dico onestamente – racconta mentre è in fila – ma Ruini era uno di quelli che quando parlava, anche se non eri d’accordo, ti fermavi ad ascoltare. Nella mia zona ho visto alcune parrocchie nate o inaugurate proprio da lui negli anni ’90 e ancora oggi sono i luoghi, a volte purtroppo gli unici, dove i ragazzi del quartiere trovano dei riferimenti e questo è uno dei suoi lasciti più concreti».

Giovanna N., 73 anni, del Tuscolano, ricorda: «L’ho sentito più volte parlare dal vivo, nelle grandi occasioni a San Giovanni. Aveva una voce che ti entrava dentro, era istituzionale ma sapeva avere parole semplicissime, che scaldavano il cuore, e mio marito, che ora non c’è più, diceva sempre che con Ruini Roma aveva un pastore che la guarda negli occhi. Per questo ho chiesto a mio nipote assolutamente di accompagnarmi qui perché non potevo non salutarlo».

18 giugno 2026

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