Giovedì 18 Giugno 2026 13:06
Dallapiccola, chiamato da Ruini alla guida del Comitato “Scienza & Vita”


Il genetista ricorda la richiesta «inattesa» di affiancare Binetti, nella campagna contro il referendum abrogativo della legge 40. «Il tema della dignità della persona al centro della società»
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Uno sguardo «penetrante, con quegli occhi di colore blu mare», che «quasi ispezionava l’interlocutore, andando in profondità, e un pensiero brillante e rapidissimo, proprio di una persona di grande cultura, con cui era piacevolissimo conversare». Sono queste le caratteristiche del cardinale Camillo Ruini che Bruno Dallapiccola, genetista e già direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, ricorda con chiarezza ripensando al porporato deceduto martedì sera, 16 giugno, all’età di 95 anni.
Il primo incontro, nel febbraio del 2005, «fu telefonico», racconta, con la richiesta «inattesa» di Ruini al medico di «guidare il Comitato “Scienza & Vita” insieme a Paola Binetti, in occasione della campagna contro il referendum abrogativo della legge 40/2004». Un anno dopo l’entrata in vigore della legge sulla procreazione medicalmente assistita, quindi, l’allora vicario di Roma e presidente della Cei intuì la necessità di dare una voce scientifica credibile alla posizione della Chiesa, che invitava all’astensione per il non raggiungimento del quorum. «Interrogai la mia coscienza di fronte a questa richiesta di essere parte di un progetto culturale in difesa della vita umana – sono ancora le parole del genetista -: si trattava di portare avanti quanto sul piano bioetico era in totale sintonia e fedele con e alla tradizione cristiana, dopo anche la raccomandazione di Papa Giovanni Paolo II ai cattolici di non esitare a rivestire un ruolo pubblico e istituzionale».
Per questo, Dallapiccola accettò di guidare «il Comitato che ebbe un ruolo rilevante nella campagna referendaria», in difesa «del grande rispetto dovuto alla persona umana, che Ruini sottolineava essere soggetto e non oggetto, qualcuno e non qualcosa». Di fatto, aggiunge Dallapiccola, «per me significava essere testimone di pensieri e posizioni che da sempre erano radicati nella mia mente». Ancora, l’esperto, mettendo in luce come il cardinale osservasse che «la fattibilità tecnica non giustifica automaticamente che un procedimento debba essere realizzato», guarda in particolare alla «ricerca sulle cellule adulte che può offrire alternative eticamente accettabili a quella sulle cellule embrionali, come sostenevamo come Comitato e come il Nobel a Shinya Yamanaka nel 2012 conferma», laddove il ricercatore giapponese nel 2006 scoprì come “ringiovanire” cellule somatiche adulte trasformandole in cellule staminali pluripotenti indotte.
In generale, Dallapiccola ricorda «il lavoro fatto in quei mesi di campagna referendaria, pieno di passione per tutelare l’embrione e la vita umana», e la sintonia in questo con Ruini, vale a dire «nel mettere al centro della società il tema della dignità della persona umana, pur riconoscendo il ruolo e il valore della scienza ma al servizio dell’essere umano, e non il contrario, contro ogni deriva di onnipotenza». Il lavoro fatto a sostegno di queste idee «fu in effetti vincente», dice il genetista, riconoscendo in questo un ruolo decisivo di Ruini.
Oggi il rammarico dell’esperto è legato al fatto che «i tribunali, negli anni, hanno fatto a pezzi la legge 40, della quale rimangono saldi solo un paio di punti essenziali – osserva -: la vita è tale fin dal concepimento e l’idea che ogni vita è unica e irripetibile». In conclusione, Dallapiccola si dice «grato e orgoglioso» per il ruolo di presidente del Comitato “Scienza & Vita” e per «avere percorso un pezzo di quel percorso individuato dal cardinale Ruini, sebbene mi abbia portato anche molti “nemici” e sebbene io abbia preso diverse “botte” da tanti colleghi», fa sapere. In seguito alla campagna referendaria, il professore ebbe ancora qualche volta l’occasione di frequentare il porporato «per qualche invito a cena», occasione di uno «scambio di pareri su varie tematiche» con un interlocutore «attento osservatore e molto curioso e interessato al mio lavoro»; negli anni «ci siamo persi di vista ma è rimasta viva un reciproca stima e un rispetto, anche a distanza», conclude.
18 giugno 2026
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