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Giovedì 18 Giugno 2026 18:06

Leone: la Chiesa «deve moltissimo» al cardinale Ruini



Presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro la Messa di esequie del porporato, per 16 anni guida della Conferenza episcopale italiana e vicario per Roma di due pontefici. «Ha tratto tanto «dall'esempio di unità di vita di Giovanni Paolo II»

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Una vita intera spesa al servizio della Chiesa, che «moltissimo gli deve». Il cardinale Camillo Ruini, morto il 16 giugno all’età di 95 anni, tra lo studio teologico, i 16 anni alla guida della Conferenza episcopale italiana e i 17 come vicario di Roma, è stato un «pastore saggio e sollecito del gregge di Cristo». È il ritratto tratteggiato da Papa Leone XIV che questo pomeriggio, 18 giugno, nella basilica di San Pietro ha presieduto la Messa con il rito delle esequie del porporato il quale, durante i suoi 71 anni di sacerdozio, ha svolto «con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità che il Signore ha voluto affidargli».

Il feretro del porporato ha fatto ingresso in basilica intorno alle 16. Decine i concelebranti, tra i quali l’attuale cardinale vicario Baldo Reina e il predecessore Angelo De Donatis, il presidente della Cei Matteo Zuppi, il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il decano del Collegio cardinalizio Giovanni Battista Re. Presenti anche tanti sacerdoti della diocesi di Roma e dipendenti del Vicariato. Nelle prime file, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il senatore Maurizio Gasparri e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Nell’omelia, Prevost ha sottolineato che quello di Ruini è stato un ministero a tutto campo che ha toccato «l’insegnamento, lo studio e l’approfondimento teologico, il servizio pastorale, l’animazione giovanile, l’ambito culturale, la cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorità». Con la sua proverbiale lungimiranza, il cardinale è stato in grado di «guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide». Da qui il riconoscimento delle sue «intuizioni» e il ricordo delle sue «iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile».

Il pontefice ha poi citato il “Progetto culturale” e «l’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana», senza tralasciare il «grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione» a Roma e, ancora, «la sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della società». Commentando le letture e richiamando nello specifico le parole dell’apostolo Paolo sulla certezza che nulla «potrà mai separarci dall’amore di Dio», il Papa ha osservato che «questa verità ha animato anche il cardinale Ruini nel suo ministero. L’amore di Dio è fedele, niente può sconfiggerlo né separarcene, perché è dono suo, viene da Lui, e ci è profuso al di là di ogni nostro merito e debolezza».

Nel suo testamento spirituale, pensando a chi gli ha voluto bene, Ruini ha scritto: «Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare». Pensieri che per il vescovo di Roma possono aiutare ogni presbitero a vivere le proprie responsabilità e i propri «diversi servizi con la stessa umiltà e con la medesima fiducia in Dio. Del resto, egli stesso ha testimoniato che una delle risorse che più lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia, è stata la preghiera: semplice, accorata, fresca negli anni più teneri e poi maturata nel corso del tempo, fino alla stagione della fragilità e della malattia».

Sempre nei suoi scritti, Ruini auspica di aver sempre operato per amore dei fratelli e mai per proprio tornaconto, e ricorda Papa Giovanni Paolo II, nel quale ha «sperimentato la presenza del Signore». Il cardinale Ruini ha tratto tanto «dall’esempio di unità di vita» di Wojtyła, ha riflettuto il Papa, «perché possiamo ritrovare anche in lui molti dei tratti con cui descrive il santo Papa; e penso che tale consonanza di sentimenti possa animare anche noi nel nostro cammino». Guardando alla sua testimonianza, ha concluso il pontefice, «possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza».

Il feretro sarà ora portato a Reggio Emilia dove domani, giovedì 19, alle 16, l’arcivescovo di Reggio Emilia-Guastalla Giacomo Morandi presiederà una celebrazione nella cattedrale. Il corteo funebre si dirigerà infine verso il cimitero di Dinazzano, località nei pressi di Sassuolo, dove il porporato sarà sepolto nella tomba di famiglia.

18 giugno 2026

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