Venerdì 19 Giugno 2026 11:06
Non temere, se non il giudizio di Dio


Nell'epoca dell'immagine, le parole di Gesù sono una scossa salutare: «Non abbiate paura degli uomini». Di qui l'invito ad avere il coraggio della trasparenza e la domanda che riguarda tutti: da chi cerchi davvero approvazione?
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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,26-33
Mt 10,26-33
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Secondo una
ricerca Ipsos
condotta per l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo nel 2025, la paura più alta tra gli adolescenti italiani non è quella di sbagliare in sé: è la vergogna che ne seguirebbe, lo sguardo degli altri, il timore di deludere. Su 815 ragazzi tra i 14 e i 19 anni, il dato più alto riguarda proprio la paura di provare imbarazzo dopo un errore, vissuto non come fatto episodico ma come giudizio definitivo sul proprio valore. Una paura che non finisce con l’adolescenza, ma continua nel mondo dei grandi, nei corridoi degli uffici, nei mercati, sui social network e dentro le nostre case. È la paura del giudizio degli uomini.Viviamo nell’epoca dell’immagine, della reputazione a tutti i costi. C’è una continua ricerca di approvazione, e si teme di essere “tagliati fuori” o criticati dal sistema in cui siamo immersi. Per paura di perdere un vantaggio, una posizione, o semplicemente di sembrare impopolari, scegliamo il silenzio. Nascondiamo i nostri valori più profondi, anche ciò che pensiamo e proviamo, nel “buio” del nostro privato, per paura che la “luce” del giudizio altrui ci scotti. In questo contesto, le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo sono una scossa salutare: «Non abbiate paura degli uomini». Non siate schiavi del metro di valutazione umano, e ricordatevi del vostro Padre, con la P maiuscola, che è Dio.
Questa abitudine al nascondimento del vero ha un costo: erode l’autenticità e svuota le relazioni. Il Vangelo ribalta questo “gioco a nascondino” indotto da relazioni non sane, da ricatti e da malizie, attraverso una sentenza che spiazza: «Nulla rimarrà nascosto». I complotti dei potenti, le piccole e grandi ingiustizie metropolitane, sono già conosciute da Dio, e non rimarranno senza essere conosciute da tutti, e senza che tutti sappiano che Dio vi ha messo mano per la giustizia. Ma, in positivo, anche il bene silenzioso di chi si spende ogni giorno senza ricevere un “grazie”, anche quello sarà svelato e sarà data la giusta gloria a chi avrà faticato per il bene.
Qui vediamo il “giudizio di Dio”: non una realtà riservata alla fine dei tempi, da attendere con tremore, ma qualcosa che possiamo far accadere adesso e ogni volta che decidiamo di stare dalla parte della verità piuttosto che della convenienza. “Giudizio” è una parola che spaventa. Ma nella tradizione cristiana significa prima di tutto discernimento: una parola di verità e bontà sulla vita di ciascuno. Quando questa verità è detta per amore – per costruire, non per demolire – produce effetti immediati e concreti. Essa allontana da noi il male del peccato, sana le relazioni dal sospetto, fa respirare gli ambienti in cui viviamo di una pace armoniosa fondata sulla fiducia profonda, sul rispetto, sull’attenzione.
Nella libertà interiore che nasce dal riferirsi a Dio, le nostre parole edificano l’altro e il nostro comportamento lo conferma come parte della comunità. Non è un ideale astratto: è una dinamica verificabile, ogni volta che qualcuno sceglie la trasparenza invece del sotterfugio. Da qui nasce il mandato per i cristiani che abitano la città: «Quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze». Oggi le nostre “terrazze” sono i luoghi della quotidianità: i posti di lavoro, le scuole, i quartieri, i dibattiti pubblici. Annunciare dalle terrazze significa avere il coraggio della trasparenza: che l’intimità vissuta nella preghiera diventi stile di vita visibile, parola pubblica, testimonianza coraggiosa.
Quando smettiamo di temere gli uomini e quanto dicono e pensano su di noi, iniziamo finalmente ad amarli per davvero, per come sono, non cercando più la loro approvazione, ma il loro vero bene, sotto lo sguardo protettivo di un Dio a cui non dobbiamo nascondere nulla, perché tanto già conosce tutto, persino il numero dei capelli del nostro capo! È un’immagine tenera, quasi ironica. Ma dietro c’è una domanda che riguarda tutti, credenti o no: da chi cerchi davvero approvazione? La risposta a quella domanda dice molto su come vivi. E su quanto sei libero.
19 giugno 2026
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