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Venerdì 19 Giugno 2026 12:06

La veglia per chi è morto “di speranza”



A Santa Maria in Trastevere la preghiera per i migranti morti nell'ultimo anno in mare o nelle rotte via terra verso l'Europa. Impagliazzo (Sant'Egidio): «Esame di coscienza per aver chiuso le frontiere»

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«Un momento per fermarsi e fare un esame di coscienza, come ha chiesto Papa Leone alle Canarie». Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo ha definito così la veglia “Morire di speranza”, celebrata ieri sera, 18 giugno, nella basilica di Santa Maria in Trastevere,  guidata dal parroco monsignor Marco Gnavi. “Ibrahim, Blessing, la piccola Desirèe…”. In una chiesa affollata da uomini e donne originari di tanti Paesi del mondo, insieme a chi li ha accolti e si è impegnato per la loro integrazione, sono risuonati i nomi di chi invece non ce l’ha fatta ad attraversare il mare.  In tanti affollavano anche la piazza antistante, attrezzata con un maxischermo.

Tante le realtà coinvolte nell’organizzazione, insieme a Sant’Egidio: Centro Astalli, Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese evangeliche in Italia, Acli,  Scalabrini International Migration Network, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Acse. Insieme per ricordare le 77mila vittime dei viaggi in mare e via terra verso l’Europa, dal 1990 ad oggi. Tra i migranti oggi integrati, tanti che sono arrivati con i barconi, insieme a chi invece ha avuto la fortuna di giungere con i corridoi umanitari, il progetto realizzato da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane e alla Cei, che in dieci anni ha permesso a oltre 7.600 persone di raggiungere l’Italia in modo legale e sicuro.

Ma le tragedie del mare non si fermano. Solo nei primi mesi del 2026 le vittime sono state 1.681; tra queste, il 28,8% è rappresentato da donne e bambini. Nonostante la diminuzione degli arrivi, negli ultimi anni, la percentuale delle vittime è aumentata: una ogni 47 tentativi di attraversare il Mediterraneo o l’Atlantico, secondo le stime dell’Oim. Di qui l’appello di Impagliazzo a un «esame di coscienza, per i Paesi da cui fuggono i migranti perché bisogna trovare le vie di pace». E «per noi europei, che abbiamo chiuso molte delle nostre frontiere. Come Comunità di Sant’Egidio chiediamo all’Europa di adottare i corridoi umanitari per allargare le vie legali e favorire l’arrivo di migranti e rifugiati nei nostri Paesi in modo sicuro».

Anche Gnavi, nella sua omelia, ha ricordato le parole di Leone alle Canarie perché sia riconosciuto «il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata», come pure «il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini». Quindi ha assicurato. «Per ogni donna, uomo, anziano o giovane in cerca di salvezza continueremo a lottare perché si aprano e si allarghino vie legali di accesso all’Europa. Continueremo ad accogliere e integrare chi ha molto da insegnarci e con i loro occhi e le loro ferite svelare l’inganno dei muri e delle barriere, come la disumanità di ciò che oggi chiamano remigrazione».

19 giugno 2026

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