Venerdì 19 Giugno 2026 13:06
Ruini: «Grazie Signore per la lunga vita e la chiamata al sacerdozio»


Pubblicato il testamento spirituale del cardinale. Un atto di ringraziamento e di confessione rivolto a Dio, alla famiglia, ai collaboratori e alla Chiesa. «Confesso la pochezza della mia fede. Sono stato sempre tentato, penso di non aver mai ceduto»
L'articolo
Ruini: «Grazie Signore per la lunga vita e la chiamata al sacerdozio»
proviene da RomaSette
.
#apertura #in diocesi #in italia #camillo ruini #testamento spirituale
leggi la notizia su RomaSette


«Confesso anzitutto la pochezza della mia fede. Nonostante tutto, nel segreto del mio cuore proprio sulla fede sono stato sempre tentato, anche se, per grazia di Dio, penso di non aver mai ceduto alla tentazione». Sono le parole del cardinale Camillo Ruini nel suo testamento spirituale, dal titolo “Rendimento di grazie e richiesta di pentimento a Dio e ai fratelli”. Un documento redatto a Roma il 3 giugno 2016, nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, e pubblicato in questi giorni dopo la sua morte, avvenuta martedì 16 giugno.
Il testo del porporato è anzitutto un atto di ringraziamento e di confessione rivolto al Signore, alla famiglia, ai collaboratori e alla Chiesa. Ruini ringrazia per «la lunga vita», per «la chiamata al sacerdozio», per Giovanni Paolo II – che definisce «una grazia del tutto speciale» -, e per Benedetto XVI, con cui ha collaborato per tre anni. Il porporato chiede perdono «per aver agito a volte con durezza sostanziale, sotto delle forme per lo più gentili», e riconosce di non aver saputo usare gli anni dell’emeritato per prepararsi all’incontro con Dio. «L’impegno dello scrivere – ammette – non ha favorito la libertà del mio spirito per la preghiera». Quindi aggiunge una supplica: «Padre ricco di misericordia, dona a me e a tutti i miei fratelli in umanità la grazia della perseveranza finale».
«Ti ringrazio, Signore, per la lunga vita che mi hai dato, per avermi fatto cristiano, per la chiamata al sacerdozio e per i miei tanti anni di prete e poi di vescovo». Queste le parole con cui si apre il testamento: un lungo atto di gratitudine che abbraccia tutta la sua esistenza. Un riferimento particolare va ai vent’anni di collaborazione con Giovanni Paolo II. «In lui – scrive – ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare».
Ruini ringrazia anche i tanti collaboratori dei suoi anni romani, alla Cei e in Vicariato: la «fedelissima Pierina» che lo ha accudito con dedizione, «il mio segretario don Mauro, ora vescovo di
Tivoli», e ancora «Mara che ha voluto rimanere al mio fianco anche dopo la fine del mio mandato di cardinale vicario, Don Nicola, Angela, Claudia della Cei e molti altri miei collaboratori. E, nella vita domestica, Palmizia, Sergio, Raffaella». Persone da cui si è sentito «amato e accudito». Con loro, sono molte le persone per le quali esprime la sua gratitudine: tra queste, «i parroci di Roma e i
direttori degli uffici Cei e del Vicariato. Aa non pochi di loro sono rimasto legato», scrive.
Tivoli», e ancora «Mara che ha voluto rimanere al mio fianco anche dopo la fine del mio mandato di cardinale vicario, Don Nicola, Angela, Claudia della Cei e molti altri miei collaboratori. E, nella vita domestica, Palmizia, Sergio, Raffaella». Persone da cui si è sentito «amato e accudito». Con loro, sono molte le persone per le quali esprime la sua gratitudine: tra queste, «i parroci di Roma e i
direttori degli uffici Cei e del Vicariato. Aa non pochi di loro sono rimasto legato», scrive.
E sul denaro ricevuto nel corso della vita, precisa di non aver incrementato i beni di famiglia, «destinando il superfluo ad aiutare persone in difficoltà». Da ultimo, rivolge una supplica alla Vergine Maria: «Intercedi perché l’amore di Dio riempia il mio cuore e mi doni libertà vera».
19 giugno 2026
L'articolo
Ruini: «Grazie Signore per la lunga vita e la chiamata al sacerdozio»
proviene da RomaSette
.