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Venerdì 19 Giugno 2026 20:06

Mappata una rete sotterranea di funghi che nutre la terra

Vivono in simbiosi con le radici di circa l’80% delle piante terrestri, alle quali danno nutrienti in cambio di carbonio -

#scienza
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Sotto i nostri piedi, ad una profondità che va dai 10 ai 40 cm, ma in alcuni casi anche a più di un metro, il terreno, se fertile e in buona salute,  brulica di una vita insospettabile: non solo radici attive, spore, miceli ed altri tipi di microrganismi, ma anche speciali microrganismi benefici chiamati “funghi micorrizici arbuscolari (AM),  che vivono in simbiosi con le radici di circa l’80% delle piante terrestri, alle quali danno nutrienti in cambio di carbonio.

Uno scambio vitale in cui la pianta fornisce zuccheri al fungo, mentre quest’ultimo, estendendo la sua rete radicale nel suolo, migliora l’assorbimento di acqua e di nutrienti essenziali, come il fosforo. Come avviene questo scambio? I funghi AM si ramificano nel terreno tramite filamenti microscopici (unicellulari o pluricellulari) chiamati ife, strutture tubolari che formano il corpo vegetativo dei funghi e che gli permettono di assorbire nutrienti e carbonio e di rilasciare composti che rendono il suolo fertile. Queste reti tubolari trasferiscono circa 1 miliardo di tonnellate di carbonio all’anno nei suoli terrestri, la loro estensione  è enorme, ma poco calcolata a causa delle difficoltà di osservarle direttamente nel sottosuolo.

Uno studio pubblicato su Nature nel luglio 2025 pur avendo analizzato 25.000 campioni di suolo geolocalizzati comprendenti oltre 2,8 miliardi di sequenze di DNA fungino, non era riuscito a stimare la densità e la distribuzione globale  di questa rete sotterranea di funghi. Ora, in  un nuovo studio, pubblicato sull’ultimo numero di Science, ricercatori danesi della Vrije Universiteit, Amsterdam, sono riusciti a realizzare, per la prima volta, una mappa globale di questa immensa rete micorrizica, che ricopre il sottosuolo del nostro pianeta.

Justin D. Stewart e colleghi hanno valutato un sistema di filamenti lungo complessivamente circa 110 quadrilioni di chilometri, che corrisponde a quasi un miliardo di volte la distanza Terra-Sole. Per arrivare a questo risultato hanno sviluppato modelli di apprendimento automatico, per prevedere come varia la densità dei funghi AM in tutto il mondo, avvalendosi di dati raccolti sul campo, di dati sperimentali e, soprattutto, dei dati contenuti in 322 studi, che rappresentano più di 16mila campioni di suolo in nove diversi ecosistemi. A  livello sperimentale, inoltre, hanno previsto la biomassa ifale (delle ife) utilizzando l’analisi di immagini ad alta risoluzione della lunghezza della rete di due specie fungine distribuite a livello globale, coltivate su substrati trasparenti in laboratorio.

“Con l’avvento di nuove tecnologie nell’imaging ad alta risoluzione, nell’apprendimento automatico e nella robotica, stiamo iniziando a svelare ciò che è rimasto a lungo nascosto sotto i nostri piedi”, ha commentato Corentin Bisot, coautore dello studio. “Stiamo scoprendo come le complesse strutture dei funghi che formano reti trasportano i nutrienti e contribuiscono a regolare il clima”.

Secondo i calcoli dei ricercatori, la biomassa totale di questa rete fungina ammonterebbe a 300 megatoni di carbonio, 4-6 volte la massa di tutti gli esseri umani e trasporterebbe, nel sottosuolo, grandi quantità di anidride carbonica, pari a circa 4 miliardi di tonnellate. “E’ difficile sottovalutare l’importanza e la vastità di questi funghi –  ha detto Stewart – in un solo cucchiaino di suolo si possono trovare fino a 10 metri di rete micorrizia”.

E’ innegabile la sua importanza perché, come sottolineano gli scienziati, “i funghi micorrizici sono ingegneri dell’ecosistema, ne sostengono la vita vegetale e contribuiscono a regolare i cicli biogeochimici della Terra”. Per questo lanciano l’allarme: hanno stimato che nei terreni coltivati e in quelli in cui la presenza umana esercita pressioni negative, la densità delle reti fungine è circa la metà di quella presente negli ecosistemi naturali. Gli scienziati temono che laddove le reti si fanno meno dense, il suolo è meno vitale e riduce la sua capacità di immagazzinare carbonio e restituire nutrienti.

“I funghi micorrizici – ha spiegato Merlin Sheldrake, co-autore dello studio – hanno plasmato la vita sulla Terra per centinaia di milioni di anni, ma sappiamo ancora troppo poco su come questa infrastruttura sia distribuita sul pianeta. Questo studio – aggiunge – rappresenta un passo importante verso la comprensione del funzionamento di questo sistema circolatorio planetario e suggerisce modi in cui possiamo collaborare al meglio con i funghi per affrontare – conclude – molte sfide emergenti, dalla sicurezza alimentare ai cambiamenti climatici”. (Rita Lena)

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