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Domenica 21 Giugno 2026 22:06

Le pillole di Polly: recensione di “Gli anni in bianco e nero” di Francesca Giannone

Un sogno è una cosa seria. Non importa chi sia a farlo. Alti o bassi,...

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Un sogno è una cosa seria. Non importa chi sia a farlo. Alti o bassi, ricchi o poveri, anziani o bambini: tutti hanno il diritto di sognare.

Domenica, chiamata affettuosamente Mimì dalle sorelle, non è che una ragazzina. Sono gli anni Sessanta, e le sue compagne di classe delle scuole medie sono già tutte intente a fantasticare del loro futuro incontro con il principe azzurro, che le sposerà e darà loro dei figli.
Mimì, invece, della favola di Cenerentola non sa che farsene.

Ciò che ama di più al mondo, infatti, è andare all’Apollo, il cinema del paesino nel Salento dove vive, tanto più che Cosimino, l’addetto alla cabina di proiezione, vedendosela sempre intorno l’ha presa in simpatia. Un giorno, le ha anche spiegato che le pellicole che proietta sullo schermo non sono opera sua, ma di professionisti che si chiamano registi.

Da quel momento, Mimì ha capito che, da grande, sarebbe diventata quello, e nient’altro: una regista, proprio come il suo idolo Federico Fellini.

Certo, la ragazzina lo sa benissimo che non sarà facile. Suo padre è un uomo all’antica e le vieta pure di andare al cinema, perché non vuole che la gente pensi che sua figlia si metta dei grilli per la testa vedendo tutti quei film.

Mimì, però, è sicura che, prima o poi, il suo sogno si realizzerà, perché ha un asso nella manica: l’amore di sua madre e di Maria, Giovanna e Ada, le sue care sorelle. Magari in questo periodo non badano molto a lei, perché Maria sta per sposarsi e fervono i preparativi per le nozze, tanto più che l’abito da sposa sarà confezionato nella sartoria di famiglia.

Ma quando sarà il momento, Mimì ne è convinta, sua madre e le sue sorelle faranno qualsiasi sacrificio per permetterle di realizzare il suo sogno. Perché è così che accade quando ci si vuole bene tra donne della stessa famiglia.

“Gli anni in bianco e nero” è un romanzo di Francesca Giannone, scrittrice leccese che si è aggiudicata il Premio Bancarella 2023.

L’autrice salentina ha conquistato i favori del grande pubblico con l’ottimo “La portalettere”; il nuovo libro, tuttavia, probabilmente è ancora più bello.

L’opera è interamente al femminile; non a caso, le protagoniste appartengono tutte all’altra metà del cielo, mentre i personaggi maschili rimangono sullo sfondo, incolori e pavidi come sono, forse con l’unica eccezione di Michele, il marito di Maria.

Il primo, grande tema femminile che Giannone affronta nel romanzo è quello dell’emancipazione, un traguardo assai lontano negli anni Sessanta, periodo in cui è ambientato il libro. L’autrice fa capire come la pensa su questo argomento attraverso il personaggio di Mimì, una ragazza che impiega tutte le sue forze per diventare una regista, mestiere fino a quel momento appannaggio esclusivo degli uomini.
Ma “Gli anni in bianco e nero” non è solo la storia di una ragazzina determinata a realizzare i suoi sogni nonostante gli ostacoli.

Il vero punto centrale del romanzo, infatti, è la solidarietà femminile, che diventa indistruttibile e capace di resistere a qualunque tempesta quando si instaura tra donne della stessa famiglia.

Quando si uniscono, le donne sono capaci di una forza che non sono nemmeno del tutto consapevoli di possedere.

Usatela, sembra consigliare Giannone. Non sappiamo se il consiglio verrà seguito, ma siamo sicuri che in tanti leggeranno il libro.

Ne vale davvero la pena.

Federica Focà

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