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Martedì 23 Giugno 2026 09:06

Ue e regolamento rimpatri: la condanna del Consiglio mondiale delle Chiese



Il segretario generale Pillay: «La misura dell’integrità delle nostre società non si troverà nell’efficacia con cui escludiamo i vulnerabili, ma nella fedeltà con cui li proteggiamo»

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Anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) esprime ferma condanna per la recente votazione del Parlamento europeo sul nuovo Regolamento rimpatri, che integra il Patto su migrazione e asilo limitando ulteriormente le tutele per migranti e rifugiati. È il segretario generale del Wcc il reverendo Jerry Pillay a esprimere «profonda preoccupazione e rammarico», sottolineando che «la  tempistica di questa decisione, che coincide con il 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati del 1951, aggiunge un doloroso tocco di ironia a quello che avrebbe dovuto essere un momento di rinnovato impegno per la solidarietà internazionale e la dignità umana».

Pillai ricorda che quella Convenzione nacque dalla crisi umanitaria e morale degli spostamenti di massa successivi alla seconda guerra mondiale. Essa, rileva, sancì «un principio semplice ma profondo: che ogni essere umano, indipendentemente dalla sua origine, merita protezione quando fugge da persecuzioni e pericoli. Qualsiasi erosione di questo impegno indebolisce non solo i quadri giuridici, ma anche l’architettura morale della nostra comune umanità».

La stessa «testimonianza biblica», osserva ancora il segretario del Wcc, collega «costantemente» l’accoglienza «dello straniero, della vedova e dell’orfano all’integrità di una società giusta». Esorta quindi l’Unione europea e i suoi Stati membri a «riaffermare il loro impegno per la protezione dei rifugiati e dei migranti, a sostenere gli standard giuridici internazionali e a resistere alle narrazioni politiche che alimentano la paura e la divisione. Esortiamo inoltre le chiese di tutta Europa e non solo – aggiunge – a rimanere voci salde di coscienza, ad accompagnare migranti e rifugiati con solidarietà concreta e a promuovere politiche fondate sulla dignità umana piuttosto che sull’esclusione. In questo momento critico, la misura dell’integrità delle nostre società non si troverà nell’efficacia con cui escludiamo i vulnerabili, ma nella fedeltà con cui li proteggiamo», conclude.

23 giugno 2026

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