Martedì 23 Giugno 2026 14:06
La ciclabile Porta Ardeatina fa discutere. Eppure si può trovare un incontro tra estremisti del mezzo privato e ciclisti sfegatati
La strada come spazio che concede diritti a tutti non può più essere autocentrica. Ma servono parcheggi di scambio e integrazione col TPL per favorire la mobilità integrata
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La ciclabile Porta Ardeatina fa discutere. Eppure si può trovare un incontro tra estremisti del mezzo privato e ciclisti sfegatati
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Premessa metodologica: questo blog nasce per commentare il degrado attraverso tre leve:
1) la lotta al vandalismo [scritte e affissioni selvagge]
2) il riordino delle OSP per i dehors
3) la regolamentazione di cartelloni e bancarelle per tutelare il decoro e la fruibilità degli spazi.
1) la lotta al vandalismo [scritte e affissioni selvagge]
2) il riordino delle OSP per i dehors
3) la regolamentazione di cartelloni e bancarelle per tutelare il decoro e la fruibilità degli spazi.
Tre argomenti su cui possiamo dire la “nostra” avendo maturato esperienze – mediante iniziative locali come quelle promosse dai comitati di quartiere e l’associazione Basta Cartelloni – e conoscenze tramite il civismo e lo studio disciplinare (leggi e regolamenti).
Ma non si può parlare di decoro e vivibilità senza citare il tema della mobilità e del difficile rapporto tra modello “autocentrico” e nuova concezione mobilità. Il modello “moto-normativo” (basato sull’uso esclusivo dell’auto privata) e la nuova concezione di mobilità sostenibile provoca lo scontro tra due visioni opposte dello spazio urbano: la strada concepita come canale di transito veloce (e, nella variante romana, parcheggio illimitato-gratuito e sempre garantito) contro la strada come luogo di vita, condivisione e interazione sociale.


In un paese arretrato sul fronte della mobilità e fortemente polarizzato come il nostro, il dibattito sulle piste ciclabili divide l’opinione pubblica: da un lato si ritiene che infrastrutture protette siano essenziali per la sicurezza, la salute e la riduzione del traffico (oltre che un potente strumento di “pedagogia urbana”). Dall’altro, critici e automobilisti lamentano una riduzione degli spazi di sosta – pure se illegale ma “tollerata” – e della carreggiata, oltre a disagi legati alla gestione dei cantieri.
Da liberali, tendiamo a diffidare della visione morale e paternalistica che impone dall’alto cosa sia “il bene”, finendo per trattare i cittadini come eterni minorenni bisognosi di tutela, in palese contrasto con i principi di libertà e responsabilità.
Ma quando l’azione di un privato lede o annulla la libertà altrui – l’uso incivile dell’automobile che limita la libertà dei pedoni di muoversi in sicurezza e la libera fruizione dello spazio condiviso (sosta selvaggia) paralizzando il trasporto collettivo – si rende NECESSARIO l’intervento pubblico.
Ma quando l’azione di un privato lede o annulla la libertà altrui – l’uso incivile dell’automobile che limita la libertà dei pedoni di muoversi in sicurezza e la libera fruizione dello spazio condiviso (sosta selvaggia) paralizzando il trasporto collettivo – si rende NECESSARIO l’intervento pubblico.


Le città dell’UE stanno superando il concetto di “strada come spazio conteso” per adottare una visione democratica, in cui lo spazio pubblico è riorganizzato per garantire pari diritti e sicurezza a tutti gli utenti. Questo passaggio si traduce nella revisione delle carreggiate, favorendo la mobilità attiva tramite reti di piste ciclabili e zone a traffico limitato da bilanciare con un trasporto pubblico efficiente e parcheggi di scambio (rifiutati a priori dagli opposti estremisti pro-auto ed eco-chic).
L’amministrazione di centrosinistra a Roma ha concretizzato l’indirizzo del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) attraverso il Biciplan. Questo strumento delinea una rete di percorsi ciclabili (tra cui il GRAB) sicuri e intermodali progettati per l’integrazione con il trasporto collettivo, favorendo la transizione verso una mobilità attiva e sostenibile. Di converso, il centrodestra si è attestato su una battaglia identitaria contro le ciclabili “senza se e senza ma”. Questa posizione – sbagliata a nostro avviso – difende un modello tradizionale che garantisce l’uso capillare dell’auto privata, opponendosi a provvedimenti come Ztl, “Città 30” e chiusure al traffico, che sono invece al centro dei programmi di centrosinistra.
Queste divergenze rendono il tema della mobilità urbana un terreno di scontro ideologico e identitario in vista delle future scadenze elettorali. Ma non crediate che le divisioni siano lineari.
L’attaccamento all’auto privata e al parcheggio gratuito supera spesso i confini politici. La difesa del modello “auto-centrico” è trasversale. Ne abbiamo avuto riprova l’altra sera, e come d’uso ve ne diamo conto in un reportage on the road, quando ci siamo recati alla Casa del Jazz per assistere a un concerto.

Una volta scesi dall’autobus (linea 792), oltre a notare le sterpaglie e la vegetazione secca a ridosso delle Mura Aureliane (sfondo dell’ultima tappa del Giro d’Italia, complimenti per l’accoglienza!) e rifiuti abbandonati.



Nb: registriamo invece con soddisfazione lo sfalcio e pulizia dei “fianchi laterali” di viale di Porta Ardeatina, ce n’eravamo già accorti, ne abbiamo indiretta conferma a un
post di Agisci Italia
che aveva segnalato criticità: bravi. Un giorno ci spiegheranno perché il comune/ufficio decoro-giardini in sinergia con i municipi non fa sorveglianza attiva: noi di Bastacartelloni avevamo proposto un responsabile decoro municipale con la funzione di raccogliere le segnalazioni dei cittadini, coordinando le conseguenti azioni di Ama e Polizia Municipale: proposta accettata e finita nei cassetti.
…dicevamo che abbiano notato con stupore la presenza di lavori che, apprendiamo dal sempre utile
RomaToday
, “dovranno terminare entro il 30 giugno perché quella è la scadenza prevista per i lavori finanziati con i fondi del PNRR“.


Tralasciamo i
dubbi sulla coesistenza tra la pista ciclabile, i pedoni e gli stalli di sosta per i bus turistici
. e la mobilitazione in corso supportata anche dal Municipio VIII che chiede addirittura la pedonalizzazione della strada e la rimozione definitiva di questi stalli bus. Dicevamo della contrapposizione ideologica dell’elettorato sull’auto privata e le ciclabili non sia così netta e lineare, beh, ne abbiamo avuto riprova quando ci siamo trovati a discutere con gli avventori del concerto, mediamente di sinistra appartenenti al “ceto medio colto”, riguardo la ciclabile.

E indovinate un po’, nonostante fossero ecologisti e di sinistra, contestavano la ciclabile per la sottrazione di posti auto su strada che obbliga a cercare parcheggio molto più lontano. Addirittura qualcuno si è spinto al punto da dire che “Roma non è il Nord Europa” e “dove la metto la macchina?” frasi fatte e luoghi comuni volti a difendere lo status quo, di solito attribuite ai ceti popolari (o piccolo borghesi) di destra, qui pronunciate da un’allegra comitiva di gente simpatica e intelligente, di cui mi onoro di essere amico.
Confesso di essermi trovato in minoranza (e in forte imbarazzo) a difendere i lati positivi della ciclabile, ammettendo disagi reali (perdita di parcheggi e viabilità modificata) e sottolineando al contempo i vantaggi, dalla riduzione della velocità media delle auto (con restrizione carreggiata) alla protezione dell’utenza vulnerabile (pedoni, anziani), all’incentivo all’uso del trasporto pubblico (la zona è ben collegata a anche se mancano collegamenti notturni e una copertura capillare con quartieri DA MIGLIORARE!).
Confesso di essermi trovato in minoranza (e in forte imbarazzo) a difendere i lati positivi della ciclabile, ammettendo disagi reali (perdita di parcheggi e viabilità modificata) e sottolineando al contempo i vantaggi, dalla riduzione della velocità media delle auto (con restrizione carreggiata) alla protezione dell’utenza vulnerabile (pedoni, anziani), all’incentivo all’uso del trasporto pubblico (la zona è ben collegata a anche se mancano collegamenti notturni e una copertura capillare con quartieri DA MIGLIORARE!).


Ed insomma, c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, il dibattito impazza. Noi da perfetti equilibristi (qualcuno direbbe da democristiani) ci collochiamo nella difficile via di mezzo, la strada più impervia e meno battuta in una città malata di opposti estremismi (pro-maghina, pro-tram pure se non funziona, ciclisti fanatici eco-folli e nimby…Noi ci limitiamo a dire che Roma sconta una grave carenza di piste ciclabili integrate. Spesso si realizzano tratti interrotti e scollegati, mentre mancano all’appello le corsie preferenziali per bus elettrici e l’integrazione con i mezzi pubblici con parcheggi di scambio, fondamentali per garantire un percorso fluido, sicuro e continuo. Serve uno sforzo di coesistenza tra gli utenti della strada per garantire la sicurezza di tutti, specialmente dei più vulnerabili (pedoni, bambini, anziani, disabili).
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