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Giovedì 25 Giugno 2026 09:06

Musei Vaticani: presentato il restauro della Loggia di Raffaello



Oltre 20 restauratori per riportare all'originario splendore il capolavoro del XVI secolo, al secondo piano del Palazzo Apostolico. La direttrice Jatta: «Uno dei più importanti» progetti mai attuati

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In cinquecento anni nessuno aveva mai voluto toccare quello che venne considerato fin da subito uno dei capolavori assoluti dell’arte: la Loggia di Raffaello. Situata al secondo piano del Palazzo Apostolico Vaticano e affacciata sul Cortile di San Damaso, venne decorata dalla bottega di Raffaello tra il 1517 e il 1519, con affreschi, stucchi e pitture ispirate alla Domus Aurea. Ma nel corso dei secoli si pensò più a proteggerla che a preservarla. Oggi, grazie all’impiego delle più moderne tecnologie, i Musei Vaticani hanno già avviato un piano di restauro che la riporterà all’originario splendore.

Un restauro della durata di cinque anni, per un totale di oltre 14 milioni di dollari, presentato nella Galleria Lapidaria dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta insieme a Paolo Violini, capo restauratore del Laboratorio di Restauro dipinti e materiali lignei dei Musei Vaticani, a Bénédicte de Montlaur, presidente e Ceo del World Monuments Fund, e a Stephen Schwarzman, presidente della Stephen A. Schwarzman Foundation, finanziatori del progetto. «Uno dei più importanti» mai attuati, lo ha definito Jatta.

«Da sempre percorsa da cardinali e ambasciatori in visita al pontefice, ammirata e copiata dai più grandi artisti, la Loggia è situata negli ambienti della Segreteria di Stato» e, pertanto, non è aperta al pubblico. Ma l’intervento avviato grazie all’accordo con il WMF e reso possibile dal supporto della Stephen A. Schwarzman Foundation «segnerà un momento determinante nella storia del restauro così come nella storia dell’arte del Rinascimento italiano», i cui principali decoratori furono Giulio Romano per le scene bibliche e Giovanni da Udine per gli elementi botanici, parte delle grottesche (altre sono ascrivibili a Perin del Vaga) e gli stucchi all’antica.

La Loggia non fu mai oggetto di un vero e proprio restauro. Già tra Seicento e Settecento prevalse l’idea di limitarsi a interventi conservativi. Agli inizi dell’Ottocento le arcate del lato est furono chiuse da vetrate, con un lavoro supervisionato da Canova. La chiusura, modificando il microclima, ha impedito il ricambio d’aria, provocando la stagnazione dell’umidità. Dopo circa mezzo secolo dall’ultimo parziale restauro è stato così intrapreso, sulla VI campata della Loggia, un cantiere pilota di studio. Suddiviso in due fasi, da gennaio 2019 a settembre 2020 e da gennaio 2023 a dicembre 2024, ha consentito di mettere a punto un’idonea metodologia di intervento.

Dai rilievi scientifici è emersa «la necessità di adottare una metodologia di pulitura» definita «a secco», ha spiegato il restauratore Violini; un’esigenza a cui «ha risposto egregiamente la tecnologia laser. Dopo una serie di test si è scelto un modello a fibra attiva, molto versatile nella gestione del livello di pulitura e in grado di consentire un controllo accurato e dettagliato». Con questa tecnologia, un’équipe di oltre venti restauratori dei Musei Vaticani interverrà nel prossimo lustro sulla delicata e mirabile superficie decorata (circa 1.300 metri quadrati distribuiti su un corridoio suddiviso in 13 campate, lungo 65 metri e largo 4) della Loggia.

Accanto al restauro, il progetto prevede una vasta attività di ricerca, documentazione e divulgazione. Saranno realizzati rilievi digitali ad alta definizione e un documentario per rendere accessibile a tutti questo luogo. Non solo: le vetrate, grazie al supporto dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, saranno sostituite. Oltre a un nuovo impianto di illuminazione, infatti, è prevista l’installazione di nuovi finestroni che garantiranno un’adeguata conservazione delle pitture, filtrando la luce e il calore.

Per la Ceo del World Monuments Fund, la Loggia di Raffaello è «uno dei complessi artistici più importanti e delicati del pianeta». Il progetto mira a «condividere questa straordinaria eredità». Parole a cui hanno fatto eco quelle di Schwarzman: «L’eredità più duratura non saranno le pitture, ma i restauratori che verranno formati». La Loggia «appartiene all’intera umanità» e la formazione nelle metodologie scientifiche di conservazione contribuirà a tutelare «innumerevoli altri tesori artistici nel mondo».

25 giugno 2026

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