Giovedì 25 Giugno 2026 09:06
Reina: san Giovanni Battista e «l’irruzione di Dio nella storia»


Il vicario ha presieduto la Messa nella natività del copatrono della cattedrale di Roma. Un'occasione per vivere «il ricordo grato per la testimonianza resa alla nostra diocesi dal cardinale Ruini». L'invito a «cambiare mentalità e abbracciare il nuovo»
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Nel nome di san Giovanni Battista è possibile riconoscere un’indicazione di metodo per essere cristiani capaci di «aprirsi a quella lode e a quella meraviglia» che si realizzano quando davvero «ci si apre alla novità di Dio, che opera nel nostro presente». È l’augurio che il cardinale vicario Baldo Reina ha rivolto alla Chiesa di Roma ieri sera, 24 giugno, in occasione della natività di san Giovanni Battista, presiedendo una solenne celebrazione nella cattedrale di cui il Battista è copatrono. Sull’altare, tra i concelebranti, anche il vescovo Renato Tarantelli Baccari, vicegerente della diocesi, e monsignor Guerino Di Tora. La Messa è stata anche l’occasione per vivere «il ricordo grato per la testimonianza resa alla nostra diocesi dal cardinale Camillo Ruini», deceduto lo scorso 16 giugno e per 17 anni e mezzo vicario del Papa per la Chiesa di Roma.
Nella sua omelia, richiamando il Vangelo di Luca, Reina ha notato come «quando si tratta di scegliere il nome da dare al bambino, Elisabetta è molto determinata e Zaccaria a sua volta scrive sulla lavagnetta il nome Giovanni» e questo, ha spiegato ancora il porporato, «è un dettaglio rivelativo dell’identità della persona chiamata a rendere testimonianza della Luce vera». Infatti, mentre il nome del padre, Zaccaria, indica nella sua etimologia «”Dio ricorda” e dunque fa riferimento al passato e alle opere straordinarie di Dio ma comunque a ciò che è stato – ha continuato il vicario -, il nome Giovanni significa “Dio usa misericordia” ed è un modo diverso di leggere il passato» ossia apre a «una prospettiva nuova, quella del presente e di un Dio che guida la storia e la orienta verso una pienezza».
Oggi, ha affermato Reina, «anche a noi è rivolta la stessa domanda: che nome diamo a questa Chiesa di Roma?». E ha proposto poi due prospettive opposte perché o «guardiamo al passato, al tempo dei martiri, dei primi cristiani, dei fondatori degli ordini religiosi che tanto hanno operato qui nella nostra città», o «insieme a Elisabetta vogliamo cambiare prospettiva» laddove «come lei, riconosciamo che Dio è intervenuto in maniera sorprendente e che Dio cambia la storia, intervenendo nel presente e aprendolo al futuro». In virtù del riconoscimento «di qualcosa di nuovo e di sorprendente», ha proseguito il porporato, «Elisabetta si impone affinché il bambino abbia il nome dell’irruzione di Dio nella storia» e da tutti e da ciascuno, oggi, «in particolare dai nuovi parroci e dai vicari parrocchiali convocati qui insieme ai sacerdoti che festeggiano il loro giubileo sacerdotale o il primo e decimo anno di sacerdozio, Dio si aspetta una risposta importante».
Tale risposta, per Reina, «la dobbiamo anche al mondo di oggi, senza paura», e rispetto a questo il cardinale vicario ha fatto riferimento all’enciclica sull’intelligenza artificiale di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, «esempio di come bisogna aprirsi alla novità e a quello che accade nella storia, contro ogni nostalgia» anche se e quando «il nuovo è sfidante ed è difficile». In particolare, per Reina si tratta di «cambiare mentalità, anche se a volte si fa fatica», e di «abbracciare il nuovo, riconoscendo che Dio è presente nella storia in maniera misteriosa» e capendo che «si vuole servire anche di noi, come ha fatto con Giovanni Battista, purché siamo disposti ad abbracciare la novità di Dio nella storia».
Quindi la constatazione del porporato che «essere aperti al nuovo richiede creatività, sapersi mettere in discussione e anche ricominciare da capo, a volte» e tuttavia «dobbiamo essere sinceri nella nostra risposta», ha detto rivolgendosi in particolare ai sacerdoti presenti, laddove «siamo chiamati a pensare una pastorale nuova per tempi nuovi» e questo «non perché è diverso il contenuto – ha chiarito – ma perché è nuovo e diverso il contesto storico nel quale ci troviamo a operare». Quindi, in conclusione, l’incoraggiamento del vicario del Papa per «annunciare la buona notizia, sapendo attribuire anche noi quel “nome nuovo” e con cuore nuovo e spirito nuovo che sono un regalo di Dio del quale dobbiamo dimostrare di essere all’altezza».
25 giugno 2026
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