Giovedì 25 Giugno 2026 20:06
Nuova legge elettorale, il rebus del premier in due liste
La maggioranza modifica la riforma imponendo al candidato premier di candidarsi anche al Parlamento -
#il pungiglione
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Il Governo mette una pezza alla sua stessa riforma elettorale, ma la toppa rischia di essere grande quanto il vestito. La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha infatti approvato un emendamento destinato a far discutere. Il protagonista è il futuro candidato alla Presidenza del Consiglio, destinato a ricevere il cosiddetto premio di governabilità.
Detto così sembra semplice. In realtà è un rompicapo degno della Settimana Enigmistica. La riforma prevede che gli italiani votino anche il nome del premier. Fin qui nulla di strano. Il problema nasce perché quel candidato avrebbe potuto presentarsi come futuro capo del Governo senza essere nemmeno candidato al Parlamento. In pratica, avrebbe chiesto il voto per guidare l’Italia senza chiedere il voto per sedere tra i deputati. Una stranezza che ha fatto storcere il naso a numerosi costituzionalisti.
Così la maggioranza ha corretto il tiro. D’ora in avanti il candidato premier dovrà comparire nel listino del premio di governabilità, ma anche nella lista dei candidati alla Camera, in uno dei Collegi plurinominali della stessa Circoscrizione elettorale. Tradotto dal politichese: il nome comparirà due volte. Una come aspirante premier e un’altra come aspirante deputato. Secondo il Governo questa modifica renderebbe il sistema più coerente e rafforzerebbe il legame tra il futuro capo del Governo ed il Parlamento.
Per le opposizioni, invece, cambia la confezione ma il prodotto resta lo stesso. La deputata del Partito Democratico Simona Bonafè parla di una soluzione pasticciata che non elimina i dubbi di fondo.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, va anche oltre e accusa
la Maggioranza di fare lo “slalom tra le sentenze della Consulta”, cercando di evitare gli ostacoli invece di affrontarli. Il riferimento non è casuale. Negli ultimi anni la Corte Costituzionale è intervenuta più volte sulle leggi elettorali italiane, dal Porcellum all’Italicum, bocciando norme ritenute in contrasto con i principi della Costituzione, soprattutto quando alteravano
eccessivamente la rappresentanza o introducevano meccanismi ritenuti irragionevoli. Proprio per questo molti giuristi osservano che non basta spostare qualche virgola o aggiungere una candidatura per mettere definitivamente al riparo una riforma da future censure della Consulta.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, va anche oltre e accusa
la Maggioranza di fare lo “slalom tra le sentenze della Consulta”, cercando di evitare gli ostacoli invece di affrontarli. Il riferimento non è casuale. Negli ultimi anni la Corte Costituzionale è intervenuta più volte sulle leggi elettorali italiane, dal Porcellum all’Italicum, bocciando norme ritenute in contrasto con i principi della Costituzione, soprattutto quando alteravano
eccessivamente la rappresentanza o introducevano meccanismi ritenuti irragionevoli. Proprio per questo molti giuristi osservano che non basta spostare qualche virgola o aggiungere una candidatura per mettere definitivamente al riparo una riforma da future censure della Consulta.
Il vero interrogativo resta dunque aperto. La doppia candidatura risolve davvero il problema oppure è soltanto un maquillage legislativo? Il Governo assicura di aver blindato il testo. Le opposizioni sono convinte del contrario e già preparano la battaglia parlamentare e, se necessario, quella davanti alla Magistratura Costituzionale.
Ancora una volta, insomma, il destino della legge elettorale potrebbe non decidersi soltanto nelle Aule di Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche nelle stanze della Corte
Costituzionale, ormai arbitro abituale delle acrobazie legislative di una politica che, quando si tratta delle regole del gioco, sembra voler cambiare il campo mentre la partita è ancora in corso. (Pier Francesco Corso)
Costituzionale, ormai arbitro abituale delle acrobazie legislative di una politica che, quando si tratta delle regole del gioco, sembra voler cambiare il campo mentre la partita è ancora in corso. (Pier Francesco Corso)
