Venerdì 26 Giugno 2026 13:06
Rifugiati: torna ad aprire le porte il Centro di accoglienza “Santa Bakhita”


La struttura della Caritas di Roma, ad Acilia, accoglie fino a 41 persone, per lo più nuclei monoparentali madre-figli. Il vescovo Carlevale: «Bello pensare che dalla fede nasca più della semplice umanità: il riconoscere che ogni persona è degna di Dio»
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«Ho attraversato momenti bui, pieni di incertezza e paura. In questa casa ho trovato più di un tetto: un luogo in cui ritrovare dignità e speranza». È la voce di Antonette, arrivata dal Benin insieme al piccolo Melvin, tre anni, ad aprire la cerimonia di inaugurazione del Centro di accoglienza “Santa Bakhita” della Caritas diocesana di Roma, questa mattina, 26 giugno, ad Acilia. Una testimonianza semplice ma intensa, che restituisce il senso più autentico di una struttura pensata per accompagnare mamme con bambini, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale in un percorso di rinascita. «Ogni essere umano, a prescindere dalla sua storia e dalle sue sofferenze, ha diritto di essere accolto e protetto. In questa casa sappiamo che non saremo più soli ad affrontare le difficoltà», ha raccontato la giovane madre davanti ai rappresentanti delle istituzioni, della diocesi, dei volontari e della comunità locale.
Dopo un importante intervento di riqualificazione, il Centro torna ad accogliere fino a 41 persone, prevalentemente nuclei monoparentali composti da madre e figli. Oltre all’ospitalità, offre orientamento legale, assistenza sanitaria, corsi di lingua italiana, formazione professionale e accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’autonomia abitativa, nell’ambito del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai). «Sono stati rinnovati i muri, ma siete voi a riempirla di vita, di senso e di futuro», ha sottolineato il responsabile della struttura Alessandro Agostinelli, ricordando anche la vicinanza della parrocchia di San Giorgio Martire e dei Padri Canossiani durante i quindici mesi necessari ai lavori. «Padre Fabio e i volontari della parrocchia ci hanno aiutato in modo fraterno a sentirci a casa», ha aggiunto.
Per il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia, l’inaugurazione, inserita nelle iniziative per la Giornata mondiale del rifugiato, rappresenta molto più della restituzione di un edificio rinnovato. «Deve essere anzitutto un luogo di fraternità, riconoscendo la regalità di ogni persona che partecipa a questa esperienza». Trincia ha ricordato come gli interventi abbiano migliorato non solo la sicurezza e il comfort della struttura ma anche la sua bellezza, rivolgendo infine un appello alle comunità parrocchiali: «Intensificate la vostra presenza qui. Questo centro sia una palestra di solidarietà per crescere nella fraternità».
Al centro della riflessione del vescovo ausiliare per il settore Sud Andrea Carlevale – che ha benedetto la struttura dopo il taglio del nastro -, proprio il valore della bellezza. «Solo la bellezza è segno della dignità di ogni persona», ha affermato, ringraziando quanti hanno contribuito alla realizzazione del progetto, in particolare la comunità della parrocchia di San Giorgio. «È bello pensare che dalla fede nasca qualcosa di più della semplice umanità: il riconoscere che ogni persona è degna di Dio. Questo aiuta a ricostruire il bene che c’è intorno e crea perfino nostalgia in chi ci osserva».
A concludere gli interventi, l’assessore alle Politiche sociali e alla salute di Roma Capitale Barbara Funari. «È un luogo diventato ancora più bello, uno spazio che fa molto di più di quello che chiediamo grazie alla comunità che si è creata intorno». Nelle sue parole anche un richiamo anche alla figura della santa a cui il Centro è dedicato: «L’altra bellezza di questo luogo è il nome di santa Bakhita, che continua a parlare anche oggi attraverso questa esperienza di accoglienza».
Attivo dal 1995 e trasferito ad Acilia nel 2017, il Centro porta il nome di santa Giuseppina Bakhita, religiosa canossiana, che, dopo aver conosciuto la schiavitù, trovò nella fede la strada della libertà e del riscatto. Una storia che continua a offrire speranza alle tante donne che dopo essere fuggite da guerre, persecuzioni e violenze trovano qui non soltanto un rifugio, ma una comunità capace di accompagnarle verso una nuova vita.
26 giugno 2026
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