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Sabato 27 Giugno 2026 17:06

Rosanna Oliva: riforma della legge elettorale, continuano le liste bloccate e il paradosso delle pluricandidature femminili

L’intervista a Rosanna Oliva de Conciliis, attivista per i diritti civili e per la  parità,

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L’intervista a Rosanna Oliva de Conciliis, attivista per i diritti civili e per la  parità, sulla riforma della legge elettorale in discussione alla Camera, registrata nell’ambito della serie di video interviste di Carteinregola Riforma della Legge elettorale: meno rappresentanza, meno democrazia a cura di Anna Maria Bianchi, Isabella Pierantoni e Pietro Spirito (in calce il video)


Anna Maria Bianchi   Dalla fondazione fai parte di Carteinregola e con la tua associazione Aspettare stanca segui le attività riguardanti il territorio romano e in particolare le questioni che interessano il XV Municipio nel quale abiti. Ti dedichi molto al rispetto della parità formale e sostanziale tra donne e uomini sancita dalla Costituzione e hai anche contribuito a impegnare la nostra associazione sulle questioni attinenti alle norme di garanzia di genere nello Statuto di Roma Capitale e spesso ci richiami all’uso di un linguaggio che non releghi le donne nell’invisibilità.

Cosa ne pensi della riforma della legge elettorale per il Parlamento che l’attuale maggioranza ha presentato?

Rosanna Oliva È una legge molto criticabile nel metodo e nel merito.

È il tentativo, non nuovo, di far approvare una “legge su misura” per favorire la vittoria della maggioranza in carica ed è inaccettabile che a meno di un anno dal voto previsto per aprile dell’anno prossimo s’intenda modificare la legge elettorale con i soli voti della maggioranza e probabilmente ricorrendo anche al voto di fiducia. Questa volta però l’uscita di Vannacci e di altri parlamentari dalla Lega e l’esistenza a destra di un nuovo partito ha scompaginato il piano iniziale. A ciò si aggiungano le preoccupazioni di Forza Italia e della Lega che non possono essere favorevoli a una riforma che li penalizzerebbe e assicurerebbe la leadership della coalizione a Fratelli d’Italia anche nel caso di sconfitta.

Per quanto riguarda il contenuto, visto che ti sei riferita alla Costituzione devo dirti che mi preoccupano molto gli aspetti di incostituzionalità del cosiddetto Bignami bis, ora tra l’altro già in parte modificato per eliminare errori evidenti come il computo differenziato dei voti in Valle D’Aosta e Friuli-Venezia Giulia. Sono le preoccupazioni esternate più volte nelle audizioni presso la Commissione Affari costituzionali della Camera e riportate   nelle interviste che hai fatto finora. E resta il rischio sul rispetto della soglia di garanzia per l’elezione del Capo dello Stato, che potrebbe così essere eletto da una sola forza politica, divenendo quindi una figura di parte, mettendo a rischio l’istituzione stessa.

Anna Maria Bianchi

Che ne pensi dell’assenza delle preferenze?

Rosanna Oliva

Come nelle precedenti riforme i partiti, tutti, hanno interesse a non prevederle e a scegliere le candidature per far eleggere chi offre garanzie di fedeltà e mantenere saldo il loro potere. Che ciò comporti un sempre maggiore astensionismo non preoccupa perché comunque rimane invariato il numero di seggi. D’altra parte sarebbe difficile architettare, e ancora meno far approvare, l’unica cosa che potrebbe preoccuparli e cioè un meccanismo che preveda la riduzione del numero dei seggi a seguito della riduzione della percentuale dei votanti.

Il rimedio sono le primarie che ho sempre considerato non solo come un mezzo di partecipazione generica, ma anche come una potenziale via per incrementare la presenza femminile nelle istituzioni.

Difficile immaginare che le primarie siano imposte per legge ma possono essere autonomamente decise da singoli partiti e movimenti politici, come è già avvenuto in passato per individuare il/la leader di una coalizione. E sono utili per ridurre le criticità delle liste bloccate.  

Anna Maria Bianchi 

So che negli anni hai molto approfondito il tema delle quote rosa.  Come incide in questa riforma?

Rosanna Oliva 

Anche se sono citate così si tratta di norme di garanzia a tutela del sesso sottorappresentato, per assicurare l’equilibrio di genere. Nel contesto attuale, in cui ancora nella società come nei partiti il potere maschile prevale, sono disposizioni necessarie per garantire i diritti delle donne.

Visto che in questa riforma è certo che, nonostante le richieste di introdurle da parte delle opposizioni, le preferenze non saranno previste, non è  il caso di parlare qui  delle potenzialità e delle criticità della doppia preferenza di genere, anche se è un tema che da anni seguo attentamente.  

 Riporto invece alcune mie riflessioni sulle pluricandidature che questa riforma mantiene anche se le opposizioni hanno proposto di eliminarle.

Le ho esposte commentando i risultati nelle elezioni politiche del 2022, che ho chiamato “il paradosso del 2022 in cifre”: “Nelle liste, grazie ai vincoli della legge elettorale (tetto delle candidature per ciascun sesso al 60%), le donne candidate per il Parlamento si sono attestate al 44,3% del totale.  Dopo l’applicazione dei subentri, la percentuale di donne elette è crollata al 33% complessivo (129 deputate su 400 e 73 senatrici su 200). Il numero complessivo delle donne a Palazzo Madama è pari a 75, ma questa cifra include anche le 2 senatrici a vita di nomina presidenziale (Elena Cattaneo e Liliana Segre).  Per la prima volta dal 1996, la presenza femminile in Parlamento è diminuita rispetto alla legislatura precedente, dove era al 35,3%”. 

Anna Maria Bianchi  Come si è passati da “eletta” a “subentra un uomo”?

Rosanna Oliva  Il calo di oltre undici punti percentuali tra le candidate e le elette reali è dovuto proprio all’effetto delle pluricandidature femminili, descritto da testate di analisi politica come 
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Nelle elezioni del 2022, figure chiave e capolista di spicco (come Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia ed Elly Schlein per il Partito Democratico) sono state candidate contemporaneamente in 5 collegi plurinominali. Ciascuna di queste leader ha “trascinato” la propria lista, risultando vincitrice in più collegi simultaneamente.

Dovendo scegliere un solo seggio, hanno liberato gli altri posti. In base all’ordine alternato per genere della lista, in tutte queste posizioni al “numero 2” erano stati schierati dei candidati uomini, che sono così subentrati nei seggi lasciati vacanti dalle donne che li avevano conquistati.

Fratelli d’Italia, avendo una forte leadership femminile concentrata ma una base di eletti prevalentemente maschile, ha registrato il tasso più basso di elette rispetto ai seggi totali: solo 50 donne su 185 parlamentari eletti.

Sul Bignami bis le opposizioni hanno proposto l’introduzione delle preferenze e di abolire le pluricandidature, che devono essere eliminate non solo perché la preferenza espressa viene trasferita a un’altra persona. Questo fenomeno ha dimostrato che nel sistema attuale, pur rispettando la legge sulle quote di genere in fase di partenza, l’esito finale della rappresentanza rimane saldamente nelle mani delle strategie di candidatura dei partiti. 

Anna Maria Bianchi  Che tempi si possono prevedere per arrivare a una democrazia paritaria?

Rosanna Oliva   Credo che ancora non sia vicino il tempo in cui nei partiti e movimenti politici si sostituiscano le logiche verticistiche e di apparato con le regole di una democrazia che, per essere compiuta, deve essere pluralista, partecipata e paritaria.

L’articolo 49 della Costituzione prevede che «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.»

La struttura organizzativa dei partiti e dei movimenti politici (diritti delle/degli iscritti, scelta dei /delle leader, selezione delle candidature) è rimasta a lungo deregolamentata e affidata esclusivamente agli statuti interni.

Negli anni, la giurisprudenza civile e alcuni interventi legislativi – come la Legge 21 febbraio 2014, n. 13 sul finanziamento dei partiti – hanno parzialmente colmato questo vuoto. Oggi, per accedere ai benefici fiscali (come il 2 per mille), i partiti e i movimenti sono obbligati a registrare uno statuto formale che garantisca standard minimi di trasparenza e di tutela dei diritti delle minoranze interne

 Non basta e purtroppo sono state ancora una volta logiche verticistiche, salvo poche eccezioni, a suggerire la scelta, anche nelle elezioni comunali avvenute di recente, prevalentemente di uomini per le candidature a sindaco, e probabilmente queste stesse logiche potrebbero condizionare la nomina delle nuove Giunte.

Come Rete per la Parità e DonneinQuota, abbiamo inviato ai sindaci e alle sindache neoeletti la richiesta di nominare Giunte paritarie e di rispettare comunque la norma contenuta nella legge n.56 del 2014 (art 1c.137), secondo cui la presenza del sesso meno rappresentato non può essere inferiore al 40% e seguiremo le nomine per far rispettare l’equilibrio di genere.

Questa è una delle tante sfide: il cammino delle donne italiane verso la parità è ancora lungo, disseminato di ostacoli e di rischi di passi indietro.

Anna Maria Bianchi  Che fare? A chi spetta attivarsi?

Rosanna Oliva Il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione sancisce: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.

È il passaggio dal principio dell’eguaglianza formale del primo comma all’eguaglianza sostanziale, per la quale dobbiamo impegnarci tutte e tutti: senza eguaglianza e senza partecipazione non c’è democrazia e solo la democrazia può assicurare la possibilità di affrontare le sfide complesse che caratterizzano la società contemporanea.

Roma, 27 giugno 2026 ( intervista registrata il 23 giugno e pubblicata on line il 25 giugno 2026 )

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com



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