Martedì 30 Giugno 2026 11:06
Supergirl – un onesto film per un mondo disonesto
La scorsa settimana è uscito nelle sale il secondo film del nuovo universo cinematografico DC...
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La scorsa settimana è uscito nelle sale il secondo film del nuovo universo cinematografico DC targato James Gunn. Per tutto il weekend ho sentito parlare del film, ma raramente per i motivi giusti.
Partiamo dal presupposto più importante: Supergirl non è un brutto film.
Non è neanche un capolavoro, è un classico film “di mezzo” che introduce e approfondisce qualche personaggio che rivedremo in capitoli più importanti della saga che James Gunn sta creando.
Come i primi film del Marvel Cinematic Universe che non fossero Iron Man, per intenderci.
Come i primi film del Marvel Cinematic Universe che non fossero Iron Man, per intenderci.
Si è scelto in questo caso però di adattare una delle run fumettistiche più di successo della supereroina DC, chiamata “La donna del domani”, chiaro rimando a uno dei soprannomi del cugino Clark.
Riadattandola in maniera rivisitata ma fedele, citando addirittura dei baloon alla lettera dal fumetto allo schermo e restituendo (cosa rara in un cinecomic) quell’effetto che di solito si ha con le trasposizioni cinematografiche dei libri: “il film è carino ma il libro è un’altra cosa”. Cosa che non mi era sinceramente mai successa con un cinecomics, che di solito prende ispirazione e basta dalle trame nate su carta.
Riadattandola in maniera rivisitata ma fedele, citando addirittura dei baloon alla lettera dal fumetto allo schermo e restituendo (cosa rara in un cinecomic) quell’effetto che di solito si ha con le trasposizioni cinematografiche dei libri: “il film è carino ma il libro è un’altra cosa”. Cosa che non mi era sinceramente mai successa con un cinecomics, che di solito prende ispirazione e basta dalle trame nate su carta.
La storia, molto emotiva, vede Kara intenta a cercare di annegare i dolori nell’alcol venire interrotta dalla giovane Ruthye in cerca di vendetta contro l’assassino della sua famiglia, il brigante Krem. Brigante a capo di una banda che razzia città e rapisce giovani donne al solo scopo di violentarle per riprodursi.
Una storia di potere femminile, non solo per le protagoniste che seguiamo nel corso della storia, ma soprattutto per i temi che tratta. Non solo quelli espliciti che emergono anche dalle poche righe qui soipra, ma soprattutto quelli più in profondità, quelli legati alla sfera emotiva della narrazione.
Le due protagoniste stanno affrontando un momento difficile per motivi molto diversi, impareranno insieme da questa avventura a non fuggire dal dolore, non cercare sollievo nella rabbia o nella vendetta ma piuttosto accettare e comprendere le proprie sofferenze per ripartire più forti, senza permettere ai nostri traumi di rovinare chi siamo, di toglierci l’anima e trasformarci nei mostri di cui siamo stati vittime.
Le due protagoniste stanno affrontando un momento difficile per motivi molto diversi, impareranno insieme da questa avventura a non fuggire dal dolore, non cercare sollievo nella rabbia o nella vendetta ma piuttosto accettare e comprendere le proprie sofferenze per ripartire più forti, senza permettere ai nostri traumi di rovinare chi siamo, di toglierci l’anima e trasformarci nei mostri di cui siamo stati vittime.
Chiaramente nel mondo occidentale contemporaneo, in cui le destre assolutiste prendono piede in ogni paese riportando in auge l’ideologia dell’uomo forte al potere un film con una storia come questa è divenuto facile bersaglio delle polemiche più sterili. Un film su una supereroina donna, immigrata, che racconta la sofferenza di dover lasciare la propria casa, di perdere tutto e doversi ricostruire.
Vogliamo criticarlo seriamente? Vogliamo analizzare i difetti, presenti sicuramente, del film?
Vogliamo criticarlo seriamente? Vogliamo analizzare i difetti, presenti sicuramente, del film?
No, ovviamente, le grandi polemiche online e sui social sono scoppiate sull’aspetto estetico della protagonista. Perché purtroppo è esattamente quello che ci possiamo aspettare dal mondo in cui viviamo. La povera Milly Alcock (per inciso perfetta nel ruolo di Kara) è stata attaccata aspramente per il suo aspetto fisico, addirittura per la sua dentatura, non abbastanza dritta evidentemente per gli odiatori dei social. Una cosa sinceramente vergognosa a cui sono seguite poi le recensioni negative online, cercando di affondare di conseguenza l’uscita del film.
Purtroppo la pellicola sta pagando duramente al botteghino, preannunciandosi dopo il primo weekend di programmazione come un quasi sicuro flop per la Warner Bros Discovery.
Ma in tutto ciò, il film, com’è?
Buono, come dicevo in apertura di recensione, non ottimo ma neanche lontanamente insufficiente.
Semplifica in parte la storia del fumetto, alleggerisce in alcuni passi la sofferenza che traspare dalle pagine (specialmente di uno specifico capitolo della storia), ma mantiene molto bene il cuore della narrazione, in particolare regalandoci uno spaccato approfondito di Kara/Supergirl spiegandoci molto bene chi è e perché è così diversa da suo cugino Superman. Riportando la caratterizzazione del personaggio anche sotto l’aspetto tecnico, con una fotografia sporca, mai nitida o chiara, proprio come la nostra Supergirl e una regia stretta, in alcuni casi claustrofobica, sempre a restituirci questa sensazione di oppressione che le due protagoniste stanno vivendo.
Funziona anche molto bene il rapporto a due tra Kara e Ruthye e il debutto su schermo di Jason Momoa come Lobo. Un personaggio che non è presente nel fumetto originale ma che è stato ben integrato nella narrazione.
L’attore, grande fan del personaggio, sognava di poterlo portare sul grande schermo e si vede. Personaggio e attore sembrano fatti l’uno per l’altro e Momoa si diverte a giocare nei panni di Lobo in tutte le scene che lo vedono protagonista.
Ne esce, in finale, un buon film a cui vi consiglio di dare un’opportunità per un caldo pomeriggio da passare in sala invece che sui social a scrivere cazzate.
