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Mercoledì 1 Luglio 2026 09:07

Il Papa: «Le chiavi di Pietro non abbattono le porte ma le aprono»



Nella solennità dei santi patroni di Roma, Leone ha richiamato le caratteristiche dei due "pilastri" della Chiesa: l'impegno dell'unità, per il primo Papa, e quello dell'annuncio per Paolo, l'apostolo delle genti, con il libro e la spada «strettamente uniti»

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La vita dei santi Pietro e Paolo è la stella polare da seguire per comprendere «come essere apostoli e costruttori di unità, servitori generosi della verità nella carità», ponendo sempre Cristo al centro della propria vita. In modo particolare il primo Papa, che ha fatto della comunione la sua missione, insegna che l’unità nella Chiesa, «non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita». Ne deriva che «il compito affidato dal Signore a Pietro e ai suoi successori» è quello di «ascoltare, con il suo aiuto, le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli affinché, docili all’azione del medesimo Spirito, cooperino alla salvezza gli uni degli altri e dell’intera umanità». Lo ha detto Leone XIV presiedendo la Messa nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, patroni di Roma, lunedì 29 giugno, nella basilica di San Pietro. Nell’occasione, come da tradizione il Papa ha imposto il pallio agli arcivescovi metropoliti nominati durante l’anno. Sono 35 e provengono da tutto il mondo. Tre gli italiani: l’arcivescovo di Sassari Francesco Antonio Soddu, l’arcivescovo di Benevento Michele Autuoro e l’arcivescovo di Gorizia Giampaolo Dianin.

Nell’omelia Prevost, citando anche Papa Francesco e sant’Agostino, ha riassunto le prerogative dei pilastri su cui si fonda la Chiesa di Roma. Pietro nei Vangeli è l’uomo «impegnato a conservare la comunione tra i fratelli». Dopo aver citato vari brani che lo vedono protagonista, Leone ha rimarcato che il principe degli apostoli «riunisce i fratelli, li ascolta e alla fine, guidato dallo Spirito Santo, prende la decisione, conservando la comunione e inaugurando una stagione nuova per l’intero Popolo di Dio». Questo non fa di lui un uomo «perfetto». Pietro fu colui che rinnegò Gesù durante la Passione ma sa «riconoscere i propri sbagli e ravvedersi, senza scoraggiarsi e senza venir meno alla missione di annunciare il Vangelo e radunare il gregge di Cristo, fino al martirio», avvenuto a Roma durante le persecuzioni di Nerone. Il suo impegno per l’unità è manifestato «dal simbolo delle chiavi, con cui spesso lo identifichiamo – le parole di Leone -. Una chiave, infatti, non abbatte le porte, ma le apre e le chiude, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano, i paletti scorrano e i battenti ruotino liberamente sui cardini, unendo gli ambienti e facendo di tante stanze isolate un’unica casa accogliente».

Paolo, l’apostolo delle genti, «annunciatore instancabile della Buona Notizia», è raffigurato con il libro e la spada, «strettamente uniti tra loro». Questo perché «la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», si legge nella Lettera agli Ebrei. «È ciò che Dio ha operato nel cuore del giovane Saulo – ha affermato il pontefice -, conquistandolo e portandolo prima a convertirsi al Vangelo, assumendo un nome nuovo, poi ad annunciarlo in tutto il mondo e infine a testimoniarlo, come Pietro, in questa stessa città, fino al dono della vita. L’Apostolo delle genti si è lasciato trasformare dalla potenza della Parola di Dio, che lo ha sottratto alla violenza per condurlo sulla via dell’amore».

Dopo l’omelia quattro diaconi hanno portato al Papa i palli presi dalla Confessione di San Pietro e il cardinale protodiacono Dominique Mamberti gli ha presentato gli arcivescovi metropoliti che lo hanno ricevuto dopo aver pronunciato la formula di giuramento di fedeltà e obbedienza «al beato Pietro apostolo, alla santa, apostolica Chiesa di Roma» e al Papa. Indossato dal Papa e dagli arcivescovi metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro province ecclesiastiche, il pallio è un’antica insegna liturgica intessuta con la lana degli agnelli benedetti il 21 gennaio, memoria liturgica di sant’Agnese, nell’omonima basilica di via Nomentana. È decorato da sei croci in seta nera, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spille d’oro. Indica il legame speciale con il Papa e al tempo stesso rappresenta l’agnello portato sulle spalle, come simbolo del vescovo in quanto Buon Pastore che sacrifica «energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo e il mondo intero trovi in esso armonia e concordia».

Alla fine della celebrazione il Papa ha sostato qualche istante in preghiera davanti alla tomba di San Pietro insieme a Emmanuel Adamakis, metropolita di Calcedonia. Prima di rientrare in sacrestia la preghiera davanti alla statua bronzea di San Pietro che, come ogni anno, è stata “vestita” con i paramenti sacri. Sui gradini dell’Altare della Confessione, in corrispondenza della tomba del principe degli apostoli, sono state poste tre statue: Cristo che consegna le chiavi a Pietro e ai lati quelle di san Pietro e di san Paolo. In occasione della solennità, via della Conciliazione e piazza San Pietro si sono colorate con l’Infiorata delle Pro Loco d’Italia mentre il Servizio giardini e ambiente del Vaticano ha realizzato la “Nassa del Pescatore”, appesa al cancello centrale della basilica vaticana. Realizzata in lega metallica, riproduce fedelmente l’antico strumento che usavano i pescatori del lago di Tiberiade.

1° luglio 2026

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