Mercoledì 1 Luglio 2026 18:07
Colleferro. Ambiente, sanità e progetti futuri: la nostra intervista al sindaco Calamita
Colleferro – Dalle ultime elezioni comunali, del 24 e 25 maggio 2026, sono ormai passati poco più di 30 giorni. […]
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Colleferro – Dalle ultime elezioni comunali, del 24 e 25 maggio 2026, sono ormai passati poco più di 30 giorni. Abbiamo quindi deciso di incontrare il
nuovo sindaco, Giulio Calamita
, per farci illustrare come è stato questo ultimo mese da primo cittadino, quali saranno i progetti futuri, non dimenticandoci dell’attualità, soprattutto delle questioni legate ad ambiente e sanità.Di seguito, l’intervista integrale.
- Date le elezioni del 24 e 25 maggio scorso, ad oggi ci ritroviamo ad un mese dalla Sua vittoria. Come sono andati questi primi 30 giorni da Sindaco?
Abbiamo fatto tutti gli adempiamenti che erano necessari per mettere in funzione la macchina del Comune, quindi l’insediamento della Giunta, del Consiglio Comunale. In settimana chiuderemo con l’insediamento delle commissioni. Nel mese di luglio faremo gli adempiamenti principali che riguardano il Consiglio Comunale e inizieremo a portare in Consiglio le prime deliberazioni, che in alcuni casi riguardano la conclusione degli anni precedenti e cominceremo a vedere le prime cose: approveremo le linee programmatiche, che sono la fotocopia del programma elettorale, che servono comunque a darci un indirizzo in generale.
Le prime settimane sono state quasi tutte dedicate alla partenza degli eventi estivi, perché era importante che i colleferrini e gli abitanti del territorio potessero godere delle feste che organizziamo e che sono estrememamente partecipate. Si apre anche l’
Estate Colleferrina
, che sarà un bellissimo momento per stare tutti insieme. Gli eventi continueranno poi fino a settembre. I primi giorni sono stati comunque complessi: un conto è fare l’assessore, un conto il vice sindaco e un conto il Sindaco. Prendevamo tutti in giro Pierluigi (il precedente sindaco, Sanna, ndr) ma in questo momento un po’ mi pento di averlo preso in giro. Siamo ancora in fase di transizione, però gli impegni sono tantissimi, come di mantenere l’abitudine di andare ovunque. Ce la sto mettendo tutta e tendenzialmente sono riuscito a rispettare il fatto di essere presente. Sto iniziando a prendere confidenza con la macchina, ad affrontare i primi problemi di Sindaco, a lavorare ancora più a contatto con la struttura, con i dirigenti, i funzionari ma anche con i singoli dipendenti. Nel corso dei prossimi giorni cercherò di strutturare meglio il mio tempo qua dentro, perché la gestione del tempo in lavori in cui le cose da fare sono tantissime è fondamentale. Ovviamente il tutto senza dimenticare di ricevere i cittadini.
- Rispetto al Suo programma elettorale, che ci aveva illustrato in una precedente intervista, quali sono i punti già in cantiere, quelli che hanno la priorità?
In questi giorni un problema che è stato più volte posto econtinua ad essere è quello della sicurezza. Premesso che, dobbiamo essere sinceri, Colleferro non ha problemi di sicurezza perché ci sono realtà del nostro territorio locale e nazionale che sono ben più spaventose. Lo dimostra il fatto che ogni volta che partecipiamo al bando delle prefetture e dei ministeri non siamo mai manco lontanamente verso la metà della classifica, perché il nostro indice di criminalità è bassissimo. Detto questo abbiamo affrontato subito queste tematiche, perché lo avevamo promesso in campagna elettorale. Abbiamo ripreso, anche se non si erano mai fermati, i rapporti con le Forze dell’Ordine,con le quali mi sono confrontato per gestire due o tre situazioni.
Stiamo completando tutto ciò che riguarda il PNRR che finisce oggi (ieri, ndr). Sto firmando pacchi e pacchi di carte, perché è necessario chiudere tutto quello che si è fatto. Siamo uno dei pochi comuni, non so se d’Italia ma sicuramente del Lazio, ad aver chiuso tutti i cantieri. Sentiamo di comuni a cui è stato già detto che quello che non hanno completato lo devono pagare loro e non è il nostro caso.
Iniziamo a presentare già qualche progetto. Abbiamo presentato un bando per lo sport e periferie, che speriamo di vincere, per realizzare una nuova struttura sportiva, che avevamo già deliberato nello scorso mandato.
Stiamo cominciando a definire le prime priorità, la Giunta si è insediata da poco tempo; nei prossimi giorni, con ognuno degli Assessori, faremo la vera e propria scaletta delle priorità. Le linee programmatiche non sono ancora approvate, sono un documento che è simile ad un programma elettorale ma con le prossime deliberazioni diventeranno uno schema dei lavori. Al momento, stiamo dando seguito ai progetti che erano in corso.
- Argomento Sanità: di recente, in data 26 giugno, Lei ha scritto alla ASL Roma 5per segnalare le criticità del Distretto Sanitario in via degli Esplosivi. Ci può illustrare meglio la questione e dire se ci sono novità, come intenderà procedere il Comune viste le numerose segnalazioni di cittadini e pazienti? E soprattutto se la ASL Roma 5 ha risposto.
Non ha risposto. Allora la lettera è frutto di un’istanza e di un ragionamento amministrativo e anche politico. I cittadini stavano manifestando delle problematiche che stavano diventando ataviche.
Anche io, come Pierluigi (Sanna, ndr) nel corso degli anni, ho ritenuto di scrivere alla ASL in maniera costruttiva, pacifica però volenterosa di risolvere i problemi perché non possiamo accontentarci della situazione attuale. Sappiamo che il nostro ospedale ha delle punte di eccellenze, ottenute nel corso degli anni: ma tutto questo non è operativo se non abbiamo i medici e gli infermieri. Le strutture del nostro territorio servono un bacino di 100mila abitanti; ci sono pazienti che vengono da ogni parte, che si spostano e non possono trovare una porta chiusa e dei disservizi.
Crediamo che con un lavoro corale e rispettoso, ma anche duro se serve, di poter migliorare le condizioni della nostra offerta ospedaliera. Teniamo alta l’attenzione sulla situazione ma senza nessuna polemica, senza nessuna dietrologia: se i cittadini ci chiedono qualcosa, noi ce ne occupiamo. In questo caso siamo un tramite.
- Argomento Ambiente: recentemente ci sono state diverse polemiche sulla questione legata al SIN della Valle del Sacco sulle dichiarazioni per lo studio diffuso da Arpa Lazio. Qual è la Sua posizione in merito?
Lo studio parla dei valori ambientali e quando si parla di inquinamento va sempre contestualizzato, cosa che abbiamo sempre fatto. Quando c’era la polemica per la polvere che si trovava a Colle Sant’Antonino e tutti ci dicevano che era colpa del cementificio, noi abbiamo proceduto con le indagini ambientali e poi abbiamo visto che erano i pollini delle conifere.
Ogni luogo ha le sue caratteristiche, la nostra zona è una zona che ha risentito delle eruzioni vulcaniche dei Castelli Romani e questi fenomeni generano la composizione di materiali particolari. Lo sapevamo: il berillio che trovavamo in giro quando indagavamo sull’inceneritore, sapevamo che era fondo naturale. C’è il cromo esavalente che invece è un inquinante; c’è il beta-esaclorocicloesano, in numerosi punti del territorio, che non è di origine naturale. Il risultato dello studio va anche bene come notizia ma non può diventare l’occasione per dire che il Sito d’Interesse Nazionale non serve perché io allora vorrei parlare di tutto quello che succede a Ceprano e a
Ceccano
dove ci sono dei punti inquinati paurosi.Dobbiamo ricordarci che se siamo un SIN siamo tutelati dal fatto che qualcuno queste verifiche le fa. Richiedono del tempo però, fatte quelle verifiche, siamo tutti convinti che su quel determinato pezzo di terra possiamo fare determinati interventi. Queste analisi non sconfessano la necessità di avere qui un SIN perché l’inquinamento c’è stato e purtroppo è di origine antropica e dobbiamo sapere che ci sono delle procedure che ci tutelano e tutelano anche le imprese. Vorrei ricordare che se il proprietario di un terreno trova il terreno contaminato, se si trova fuori dal SIN è completamente abbandonato, in questo caso se non altro ha un minimo di supporto istituzionale.
Inoltre, nella maggior parte dei casi nei quali ci sono state delle polemiche in cui si diceva che le imprese scappavano per il SIN, non è vero. Le imprese che se ne sono andate, soprattutto le multinazionali, fanno il loro lavoro e se trovano un posto dove i profitti sono maggiori, si trasferiscono. A dimostrazione di quanto abbiamo detto, abbiamo l’Avio, che sta nel SIN e si sviluppa costantemente. Ci sono delle procedure che vengono verificate dalla Regione e dal Ministero ma sono le stesse identiche, e in più fanno analisi di questo tipo, di cui poi se ne parla. Però, ripeto, se ne deve parlare in maniera seria e trasparente, senza stare a farci sopra dei ragionamenti politici: ricordiamoci sempre che si parla della salute delle persone, non solo dello sviluppo del territorio, che si è sviluppato tanto nell’ultimo periodo e noi ne siamo un esempio. Basta semplicemente lavorare seriamente, avere un buon rapporto con le imprese, rispettarsi a vicenda.
- Facciamo ora un salto nel futuro: come si immagina Colleferro tra cinque anni, al termine del Suo primo mandato?
Questa è una domanda complessa, che ci parla nuovamente del programma elettorale. La necessità più importante è completare gli interventi urbanistici che abbiamo messo in campo anche prima. Colleferro ha bisogno di nuove abitazioni. Un aumento che non è esagerato ma che guarda non solo alla richiesta di nuove abitazioni ma anche alla tutela del nostro paesaggio e del territorio.
Nel corso di questi cinque anni inizieremo a lavorare in maniera serrata nel progetto del Polo Nazionale dell’Informatica.
Allo stesso modo, dobbiamo creare una città sempre più a misura d’uomo, continuando a lavorare su modi diversi di fare mobilità, continuando a sostenere le attività commerciali.
Dobbiamo continuare a sostenere la cultura, creando nuovi spazi. Magari anche iniziando a pensare di metterli a diposizione delle grandi agenzie nazionali che organizzano concerti, iniziative e spettacoli. Non solo all’interno ma anche all’aperto: penso all’arena del Parco del Castello che vorrei cercare di completare entro quest’anno, per usarla il prossimo anno. Uno spazio all’aperto inclusivo, coinvolgente e affascinante: ecco, sul fascino dobbiamo puntare tanto perché ce lo abbiamo. Ormai non ci vede più nessuno come città grigia, anzi ci vedono come città molto dinamica, molto attiva. Dovremmo conquistarci un titolo, anche se è un progetto interno alla città, e diventare Città dell’Arte. E ciò significa modificare l’assetto della nostra propensione a fare uscire fuori arte e cultura dai luoghi istituzionalizzati. Sarà il mandato in cui riporteremo l’Ipia al centro della nostra città e sarà una grande occasione per formare i nostri giovani per i lavori che servono oggi.
Immagino una città sempre più pulita, ordinata, capace di accogliere tutti, con servizi sociali sempre più al passo con i tempi. Ci scontriamo con tante condizioni di necessità a vario titolo sempre più preoccupanti: un po’ perché l’economia va male, penso quindi al disagio economico, un po’ perché su alcune tipologie di disabilità ci si trova ad averne compreso molto di più la condizione. Oggi c’è una consapevolezza maggiore però serve anche trattare questo tipo di casi.
Penso ad una società che parla tanto ai suoi giovani, non solo di cultura ma anche di legalità e di cittadinanza attiva. Spero che i ragazzi colgano l’occasione che abbiamo creato con l
‘apertura di CASA
, che sarà uno spazio legato alla serietà ma anche al divertimento.Le cose sono tante; i progetti di città vanno di pari passo. Immagino una città che sia capace di risolversi con le sue forze. Questo è anche il frutto di un lavoro che si è concentrato nell’area più nascosta ma importante della vita di una città che è il bilancio: aver sistemato il bilancio nel corso degli anni ci ha permesso di avere tanti operai, tanti dipendenti comunali, tante società partecipate.
Una città quindi comunità ma non solo, una città quindi che riesce a creare felicità, semplificando la vita ai cittadini e aprendosi al resto del mondo. Me la immagino una città che possa raccontarsi bene ovunque e che cominci a farlo, perché di capacità che ci possano portare in contesti internazionali ce ne sono. Dobbiamo iniziare ad uscire anche noi, per promuovere la nostra città, in sinergia anche con gli altri comuni del territorio, che sono sì più turistici di noi ma pure noi possiamo rendere i nostri vecchi luoghi turistici.

Ringraziamo il sindaco Calamita per l’intervista; la Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere.
Foto di Federica Di Tora
