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Giovedì 2 Luglio 2026 12:07

“Tormenta”: la poetica di Banks



La scrittura dell'autore americano, scomparso nel 2023, sembra formulare una sentenza inappellabile: nessuno, su questa terra, potrà mai arrogarsi il diritto di stabilire cosa è vero e cosa no

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Fra i grandi scrittori americani moderni, Russell Banks, scomparso nel 2023, ha giocato un ruolo di primo piano: nei suoi romanzi cupi e avvolgenti, spesso ambientati nell’anonima e fredda provincia del New Hampshire, entrano in azione personaggi irrisolti dalle coscienze travagliate, in cui il peso del passato grava come un macigno tornando, anche dopo tanti anni dal succedersi dei fatti, a chiedere udienza ai diretti interessati, i quali quasi sempre non riescono a fronteggiarli andando incontro allo sfacelo esistenziale.

Lo scrittore li guida verso il baratro, oscuramente attirato dai loro segreti a volte inconfessabili: è quanto accade nelle prove più convincenti, dalla Deriva dei continenti (1985) al Dolce domani (1991), a I tradimenti (2021). Al centro di quest’opera potente e complessa, dalle trame essenziali capaci di sprigionare eventi funesti, sta, come un perno strutturale perché emblematico dell’intera produzione letteraria, Tormenta (1989), disponibile da Einaudi nella traduzione di Massimo Birattari. È la storia di Wade Whitehouse, trivellatore petrolifero e poliziotto di Lawford, paesino innevato di poche anime dove tutti si conoscono: picchiato dal padre sin da piccolo, come i tre fratelli e la sorella, compreso il minore che racconta la vicenda, sente ancora su di sé alla maniera di un marchio indelebile la mortificazione dell’infanzia tribolata, al punto di non riuscire a scrollarsela di dosso, né con la moglie Lillian, da cui presto si separa, né con la figlia Jill che non riesce a conquistare.

Wade, che intuisce la corruzione profonda della comunità in cui vive, dopo un omicidio sospetto nel quale in tanti sembrano essere coinvolti, inutilmente consolato da Margie Fogg, una delle tante ragazze perdute, è una grande creazione di Russell Banks, il personaggio chiave della sua poetica: in lui sembrano convergere le ipocrisie della piccola città, le tensioni febbrili che ne sfilacciano la convivenza civile, fino al punto di renderlo, nel medesimo istante, vittima e carnefice, giustiziere e capro espiatorio. La scrittura, come una sonda implacabile, formula la sua fatale sentenza inappellabile: nessuno, almeno qui su questa terra, l’unica che siamo in grado di conoscere, potrà mai arrogarsi il diritto di stabilire cosa è vero e cosa è falso.

Le braci della violenza ferina restano nascoste, pronte a esplodere da un momento all’altro, arrivando a contaminare perfino la bella memoria di un tempo trascorso di immaginarie felicità forse mai veramente esistite: «Lei stava ricordando ciò che Wade voleva che lei ricordasse, quelle domeniche pomeriggio d’estate in cui erano ragazzi, si erano appena innamorati e il futuro era senza fine e pieno di speranze per loro, che erano insieme eppure soli… Forse era l’ultima volta in cui avrebbero potuto condividere qualcosa di tanto tenero e potente come il dolore sui loro sogni infranti».

2 luglio 2026

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