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Giovedì 2 Luglio 2026 13:07

Per capire le nuove regole ZTL a Roma, tocca guardare alle altre capitali

Che sia un bene, un male, o un così così, da ieri nella ZTL di Roma non entrano gratis nemmeno le auto alimentate dal pensiero. Né quelle elettriche. Prima sì, ma da ieri, 1 luglio 2026, no. Perchè? C’è un dato che dice più di mille parole: solo a Roma ormai sono presenti più di […]

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Che sia un bene, un male, o un così così, da ieri nella ZTL di Roma non entrano gratis nemmeno le auto alimentate dal pensiero. Né quelle elettriche. Prima sì, ma da ieri, 1 luglio 2026, no. Perchè? C’è un dato che dice più di mille parole: solo a Roma ormai sono presenti più di 300.000 veicoli tra elettrici e ibridi. Non siamo più al cospetto di una minoranza trascurabile, vabbè so’ quattro gatti, facciamoli entrare gratis nella ZTL che ci diamo un tono europeo. 

No, da oggi (anzi da ieri) non è più possibile: la quota elettrica ormai è una fetta grande della torta, abbastanza per costringere il Comune a rivedere i criteri di ingresso nel centro storico e nelle altre zone a traffico limitato.

Come sempre ci si divide tra chi da un estremo vorrebbe che nel centro storico circolassero solo pedoni scalzi, ancora meglio se fluttuanti a non meno di 1,5 cm dal suolo, e chi se potesse realizzerebbe piste cingolabili, cioè strade ad uso esclusivo dei carri armati. Nel mezzo c’è il buonsenso che ci porta a interrogarci sui competitor, ossia: che se dice a Londra, Parigi e Madrid?

Partiamo dagli inglesi, che utilizzano due sistemi differenti: da un lato la congestion charge, letteralmente la tassa sul casino. In poche parole, negli orari previsti nelle zone centrali può entrare qualunque tipo di veicolo, basta pagare 18 sterline. Tutto ha un prezzo come dice il buon Caressa, in questo caso 20€ e passa la paura. E poi ci sono le ULEZ, acronimo che sta per Ultra Low Emission Zone (questa traducetevela da soli che è facile). Questa è una zona che comprende tutta la greater London, una sorta di GRA anglosassone, in cui entri gratis se emetti poco. Se il veicolo è straniero o emette troppo, paghi. 

Parigi come sempre usa nomi che solo a pronunciarli senti di avere diritto a un dottorato di ricerca: parliamo della ZFE (Zone à Faibles Émissions): per entrare serve il bollino ambientale Crit’Air che viene assegnato solo alle auto a basse o zero emissioni, con soglie ogni anno più stringenti e che dunque escludono sempre più veicoli. Questi sì che sono veri radical chic, altro che friulane e casetta a Capalbio. 

Contro lo stereotipo che la vuole fricchettona e vivi e lascia vivere, Madrid di inquinamento in centro ne vuole sapere meno di zero. La capitale spagnola ha una delle regolamentazioni più restrittive d’Europa: il centro storico fa parte di una Zona de Bajas Emisiones (ZBE). Possono entrare liberamente solo residenti, mezzi pubblici; taxi e alcune categorie di veicoli a basse emissioni. Tutti gli altri si attaccano al tram o a qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico, che a Madrid funzionano pure bene. In poche parole, per Madrid non è questione di quanto puoi pagare: se inquina troppo non entra nemmeno il Re.

Quindi è chiaro che la “nuova Roma” non è un unicum, né la città con le norme più stringenti. 

10 anni fa l’auto elettrica era (quasi) solo del ricco, oggi su 2 milioni di vetture che girano per Roma, il 15% sono auto elettriche o ibride. Non è solo Roma che chiede ai romani di adattarsi a nuove regole di vita, forse, dati alla mano, sono i romani stessi, con le loro scelte a domandare una mobilità più sostenibile. Infine non per essere ripetitivi, campanilisti e provinciali (o forse ci piace esserlo) ma se ovunque si preservano i centri storici, dal paesello alla capitale europea, vuoi che non si protegga il più storico dei centri storici al mondo? Eddai.

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