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Venerdì 3 Luglio 2026 11:07

Al Gemelli un ambulatorio per proteggere il cuore delle persone con tumore



La struttura punta a prevenire, riconoscere e trattare i problemi cardiovascolare che possono comparire durante o dopo le terapie oncologiche. L'attività clinica e la ricerca

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Cardiologi e oncologi insieme, in un percorso di cura condiviso. È la sfida raccolta dal Policlinico Gemelli: proteggere la salute del cuore delle persone in trattamento con farmaci antitumorali. È nato così il nuovo ambulatorio di cardio-oncologia, con l’obiettivo di prevenire, riconoscere e trattare i problemi cardiovascolari che possono comparire durante o dopo le terapie oncologiche. Il trattamento chemioterapico infatti è «potenzialmente cardiotossico», spiega la responsabile dell’ambulatorio Antonella Lombardo, professore aggregato di cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile anche della Uos di Ecocardiografi, di cui la nuova struttura è una «costola diretta».

Inaugurato nel 2021, «l’ambulatorio si avvale della competenza della dottoressa Priscilla Lamendola e del dottor Massimiliano Camilli; inizialmente ha cominciato a collaborare con gli onco-ematologi per le complicanze cardiovascolari del trattamento dei linfomi, delle leucemie e delle CAR-T. In seguito abbiamo esteso questa collaborazione ad altri specialisti, in particolare oncologi, epatologi e dermatologi che trattano pazienti con l’immunoterapia (che può dare miocarditi)», ricostruisce la responsabile. I servizi di cardio-oncologia «contribuiscono a prevenire l’interruzione dei trattamenti oncologici e così facendo ne migliorano gli esiti». E da questa robusta attività clinica è derivata anche «un’ampia attività di ricerca che si è concretizzata nella produzione scientifica di 30 lavori pubblicati su riviste ad alto impact factor. Inoltre – aggiunge Lombardo -, il nostro ambulatorio è coinvolto nel grande progetto europeo del COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution).

In concreto, dopo la visita i pazienti sono sottoposti ad ecocardiogramma con tecnologie avanzate. «È importante intercettare le persone a maggior rischio di cardio-tossicità, che valutiamo anche ricorrendo a calcolatori di rischio specifici (gli score delle linee guida ESC. Quando individuiamo danni anche minimi con lo strain, mettiamo subito questi pazienti in terapia cardio-protettiva, con beta-bloccanti e ACE-inibitori; per i soggetti con disfunzione più avanzata, attingiamo a tutto l’armamentario di farmaci che abbiamo per lo scompenso», illustra la responsabile.

Un gruppo di pazienti «che va molto attenzionato nel tempo» è rappresentato dalle popolazioni oncologiche pediatriche. «Poniamo particolare attenzione ai long survivors, soprattutto a chi ha ricevuto un trattamento radioterapico a livello del torace, perché queste persone possono sviluppare cardiotossicità, intesa come disfunzione ventricolare sinistra, dopo 20 anni. Questi pazienti vanno dunque seguiti molto bene nel corso degli anni», rimarca Lombardo. E riguardo all’iter ideale di una persona in terapia oncologica ricorda che «oggi esistono delle app, basate sulle linee guida internazionali, che permettono ai medici di stimare il rischio di futuri eventi cardio-vascolari nell’arco di un minuto. Dopo aver individuato questi pazienti, è necessario che gli oncologi li seguano in modo approfondito insieme al team cardiologico». Ancora, «è necessario coinvolgere nel loro follow up anche i medici di medicina generale, sia durante che al termine delle cure oncologiche almeno per i successivi 10 anni, per valutare il loro rischio cardiovascolare futuro». L’obiettivo è sempre quello di «ridurre il rischio cardiovascolare e allo stesso tempo migliorare gli esiti delle terapie oncologiche».

3 luglio 2026

 

 

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