Venerdì 3 Luglio 2026 14:07
Continua la polemica sul Sin Valle del Sacco: l’intervento di Legambiente
Non si smorzano le polemiche intorno alla questione del Sin della Valle del Sacco dopo le recenti dichiarazioni: riceviamo e […]
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Non si smorzano le polemiche intorno alla
questione del Sin della Valle del Sacco
dopo le recenti dichiarazioni: riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Legambiente Frosinone.La Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere.
Le conclusioni politiche emerse nel recente convegno sul SIN della Valle del Sacco, unite alle successive esternazioni del sindaco di Anagni, Daniele Natalia, segnano un ulteriore passo nella costruzione di una narrazione politica che, pur partendo da elementi reali, rischia di restituire ai cittadini un’immagine profondamente distorta della situazione ambientale dell’area della Valle del Sacco perimetrata dal 2016 come Sito d’Interesse Nazionale per la bonifica.
Nessuno mette in discussione il fatto che la perimetrazione del SIN abbia prodotto nel tempo rigidità amministrative, rallentamenti procedurali e difficoltà per imprese e investitori. Né si può ignorare che alcune scelte compiute in passato abbiano richiesto, e richiedano ancora, verifiche tecniche puntuali e aggiornamenti alla luce dei dati più recenti.
Il problema nasce quando i risultati di una specifica analisi vengono utilizzati per sostenere, implicitamente o esplicitamente, che per decenni il territorio sarebbe stato vittima soprattutto di una “narrazione allarmistica”.
Questa ricostruzione appare quantomeno riduttiva.
Questa ricostruzione appare quantomeno riduttiva.
Il Bacino del Sacco non è diventato Sito di Interesse Nazionale per un capriccio ideologico, né per iniziativa di improbabili “ambientalisti radicali”. Il SIN nasce da un procedimento tecnicoamministrativo e a seguito di contaminazioni accertate, di emergenze ambientali riconosciute dallo Stato, di indagini scientifiche, di monitoraggi sanitari e di una lunga serie di criticità ambientali documentate da enti pubblici, magistratura e organismi tecnici.
Dati di fatto, ai quali è opportuno aggiungere la lista delle persone che si sono ammalate, e molte sono morte, per malattie correlate all’inquinamento. Sostenere oggi che nel “99% dei casi” non sia emerso un inquinamento industriale diffuso potrebbe rappresentare un elemento utile per ridefinire la perimetrazione di alcune aree. Ma è
sbagliato.
sbagliato.
Come è noto, il recente tentativo di riscrivere la storia del SIN nasce dai risultati dell’indagine condotta da ARPA per la verifica dei valori di fondo di metalli pesanti e metalloidi nel suolo. Una indagine specifica e parziale che dovrà essere valutata unitamente agli altri studi non ancora conclusi, in particolare quelli sulle acque sotterranee e sulla qualità delle acque del fiume Sacco e dei suoi affluenti. Utilizzare i soli dati ARPA per trarre conclusioni generali sull’intera vicenda ambientale della Valle del Sacco è scorretto e fuorviante, anche perché pesano ancora come
macigni la vicenda della contaminazione da β-HCH e la pessima qualità dell’aria della Valle, senza parlare dei tanti siti industriali su cui le bonifiche sono ancora al palo.
macigni la vicenda della contaminazione da β-HCH e la pessima qualità dell’aria della Valle, senza parlare dei tanti siti industriali su cui le bonifiche sono ancora al palo.
Il punto centrale, insomma, è un altro: a oltre vent’anni dall’emersione dell’emergenza ambientale, le caratterizzazioni risultano ancora largamente incomplete e le bonifiche effettuate – come ricordato nel dossier prodotto in occasione della campagna “Ecogiustizia Subito” di Legambiente – riguardano una minima parte del SIN. Se il problema fosse stato soltanto una costruzione ideologica, difficilmente lo Stato continuerebbe a investire risorse pubbliche, mantenere attivi sistemi di controllo e monitorare matrici ambientali e salute della popolazione.
La realtà è molto più complessa della semplicistica rappresentazione proposta dagli amministratori vicini al governo nazionale e regionale. Esistono certamente aree che, sulla base delle evidenze scientifiche, possono essere escluse dal SIN o sottoposte a procedure meno gravose. Ma esistono anche contaminazioni storiche accertate, siti ancora da bonificare e un ecosistema che continua a richiedere attenzione e controlli rigorosi.
Per questo appare discutibile trasformare il confronto tecnico-scientifico in uno scontro tra chi sarebbe stato dalla parte dello sviluppo e chi invece avrebbe alimentato paure irrazionali. Una contrapposizione di questo tipo non aiuta il territorio e rischia anzi di delegittimare il lavoro svolto negli anni da ricercatori, tecnici, associazioni, cittadini e istituzioni.
La vera domanda non è chi avesse ragione nel passato. La vera domanda è perché, nonostante oltre vent’anni di procedure, la bonifica del SIN Sacco sia ancora lontana dal completamento.
Finché a questa domanda non verrà data una risposta convincente, appare prematuro sostenere che il problema principale della Valle del Sacco sia stato l’allarmismo. Il problema, semmai, è che le bonifiche procedono ancora troppo lentamente e che il territorio continua ad attendere quella piena restituzione ambientale promessa da anni.
Lo sviluppo economico è indispensabile.
Lo sviluppo economico è indispensabile.
Ma uno sviluppo duraturo non può fondarsi sulla rimozione o sulla minimizzazione delle criticità ambientali ancora esistenti. Può nascere soltanto da trasparenza, dati pubblici, bonifiche efficaci e piena tutela della salute dei cittadini.
Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS
