Servizi > Feed-O-Matic > 732422 🔗

Sabato 4 Luglio 2026 16:07

Graffiti. Il nuovo sistema di triage con quattro codici colore. Ma in Europa, Roma è la città che investe di meno

La capitale spende solo 465mila euro contro i 6 milioni di Parigi. Garantita la cancellazione delle sole scritte politicamente scorrette. Per il resto nessun intervento di pulizia o repressione

L'articolo
Graffiti. Il nuovo sistema di triage con quattro codici colore. Ma in Europa, Roma è la città che investe di meno
sembra essere il primo su
Diarioromano
.

#campagne #graffiti #in primo piano #temi #scritte sui muri #scritte vandaliche #tags
leggi la notizia su Diarioromano



Sì lo sappiamo, ci sono cose più importanti del decoro urbano: lavoro, sanità, scuola, trasporti e diritto alla casa.
A livello internazionale, guerre, conflitti e disastri naturali. Libano, Iran, Gaza, Ucraina. La Presidenza Trump, Cina-India-Russia, i prezzi delle materie prime…la transizione energetica, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici..e ci sarebbe anche l’Unione Europea..posso andare avanti tutto il giorno così…
Esaurito il discorso di “maniavantismo” possiamo proseguire, certi che arriveranno comunque le critiche sterili e distruttive di chi vede nel degrado una rappresentazione del conflitto di classe e una forma di resistenza contro la gentrificazione, l’omologazione e il capitalismo neoliberista.
“Le scritte? Bellissime. Sono la voce della gente”, dissero il minisindaco di Garbatella e l’assessore-intellettuale del Municipio III.
Riprendendo un post di
Stefano Cavallini su The Wise Magazine
“: L’apologia della sporcizia, perché i concetti di pulito e ordine sarebbero borghesi, riproponendo lo stereotipo che il “popolare” debba sempre essere sudicio per essere tale. Vale la pena di ribadirlo, lo sporco non è di sinistra.”

Capito dove vogliamo andare a parare? L’anomala INVASIONE DELLE SCRITTE SUI MURI.




Roma è l’unica capitale che non contrasta il graffitismo
, così abbiamo intitolato un nostro articolo. L’espansione incontrollata dei graffiti a Roma riflette decenni di tolleranza politica e assenza di manutenzione preventiva. Citando
Roma fa schifo
, “Roma è rimasta una delle pochissime capitali europee dove non esiste in pratica uno spazio che non sia ricoperto da graffiti e tag di vario genere. Una pratica demenziale e fuori dal tempo, che nel resto d’Europa potevi forse vedere a cavallo degli Anni ’70 e ’80, altrove ormai passata di moda grazie non solo alle politiche di repressione del fenomeno da parte delle municipalità, ma anche grazie ad un’evoluzione culturale che in altri Paesi è avvenuta da anni. Qui da noi è invece un fenomeno addirittura in crescita, grazia anche a chi recita a pappagallo e in maniera stucchevole la solita frase “muri puliti, popoli muti”, senza rendersi conto che da almeno 20 anni chi vuole comunicare efficacemente lo fa tramite social e web. Altro che muri.”
Eppure è l’unico argomento di cui non sentirete parlare da giornali e tv (perché politici e media mainstream sono complici della cricca del degrado)..ma aspetta, che succede? Per chi se lo fosse perso, ecco il servizio
andato in onda il 22 aprile sul TGR
, successivamente ripreso dal Corriere della Sera (22.4) e su La Repubblica del 12 giugno.



Leggete con attenzione il testo qui di seguito riportato (dal servizio del Tg Regionale):
“Tra le vie di Trastevere le scritte sui muri fanno ormai quasi parte del paesaggio urbano. Porte e pareti da anni nelle mire dei writers fenomeno quello del graffitismo che resta difficile da sradicare completamente da sempre collocato sul precario equilibrio tra ciò che può definirsi una forma d’arte e atti di mero vandalismo.


 

Da parte del Campidoglio nell’ultimo anno interventi per centinaia di migliaia di euro in varie aree: dallo scorso aprile attivo un piano operativo che si basa su una valutazione delle segnalazioni, ricalcando in qualche modo una sorta di triage: codice rosso per frasi discriminatorie o incitazioni all’odio, in altre parole le situazioni più urgenti dove intervenire.

Poi subito dopo in ordine di priorità arrivano i graffiti da cancellare in aree sensibili come scuole e ospedali.




Spesso però un muro appena ripulito è una tentazione per un nuovo sfregio: l’ultimo episodio all’esterno dell’Istituto Boccardi, a Tor Sapienza, dove a poche ore dall’intervento di ripulitura organizzato dalla Rete degli Studenti Medi sono ricomparse scritte e simboli fascisti.”
 



Avete capito, sì? Roma è tuttora l’unica capitale senza un piano antigraffiti. Anche a detta degli osservatori stranieri, la diffusione capillare di scritte, tag e graffiti a Roma è un unicum in Europa.

Ma il comune ci rassicura,
dalle pagine del Corriere
, che l’Ufficio qualità urbana del Campidoglio, “ovvero la squadra collegata al Gabinetto del sindaco che si occupa operativamente del decoro urbano, ha un focus dedicato proprio a scritte e graffiti.

Un nuovo corso nato con (..) le tantissime manifestazioni che hanno scelto Roma come teatro, le decine di cortei contro le guerre che, oltre ai cori di protesta, hanno prodotto migliaia di scritte su tutti i muri della città, talvolta davvero inaccettabili.” E qui arriva la prima doccia fredda. Sempre dal
Corriere
:  Di quelle sugli edifici privati sono obbligati ad occuparsi i condomini, lo dice il Regolamento di polizia urbana.

 



“Eppure le scritte restano, spesso decenni se non c’è una segnalazione precisa ad attivare la cancellazione, come svastiche, celtiche o scritte antisemite” (e scritte d’odio riconducibili ad ambienti anarco-antagonisti e ultrà, aggiungiamo noi). “Spiega Manuele Maggi di Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari) —. Vero, c’è l’obbligo sul Regolamento assembleare, ma non può esserci alcuna imposizione da parte della polizia locale, del resto si tratta di area privata con aggetto su ambito pubblico e non esiste ordine di servizio né ufficio preposto che possa obbligare il condominio ad intervenire sulla rimozione delle scritte”

Ma ci tiene a rassicurare il Comune “per cancellare quelle in ambito pubblico, cioè dai palazzi, dalle strade e dalle piazze di tutti, il Campidoglio ha dovuto spendere 450 mila euro per finanziare gli interventi coordinati dall’Ufficio e perfezionati dall’Ama (in 19 occasioni anche con l’aiuto di 15 detenuti) in regime di extra Tari. OPERAZIONE RESE RAPIDE, SE NECESSARIO RAPIDISSIME, grazie a un «sistema strutturato di raccolta, classificazione e gestione delle segnalazioni», spiegano dal Comune nel raccontare i criteri con i quali viene assegnato un codice che fissa la priorità di intervento.”

Ohibò, scemi noi che non ci siamo accorti che il comune è RAPIDISSIMO nel raccogliere, classificare e gestire le segnalazioni con l’Ufficio qualità urbana del Campidoglio che “si attiva stabilendo un colore-codice di priorità e poi assegnando i lavori all’Ama in regime extra Tari: finora con circa 465 mila euro di spesa.”

Caspita, proprio uno sforzo immane per cancellare i graffiti nella città più imbrattata d’Europa (con la classe dirigente compromessa con le lobby del degrado  estremisti di destra, anarchici, antagonisti e ultras del calcio), dicevamo 465 mila euro di spesa.

E SAPETE QUANTO SPENDE PARIGI PER RIMUOVERE I GRAFFITI? VE LO DICIAMO NOI: 6 MILIONI L’ANNO!

Roma – di gran lunga più imbrattata – 465 mila euro, senza poter contare su un piano colore delle facciate e strutture ad hoc.

Leggiamo
sul Post
: “Da tempo l’amministrazione cittadina prova a rimuoverli e negli ultimi giorni ha annunciato un nuovo approccio, più rigido, per rintracciare e multare chi li fa. Ogni giorno i dipendenti del comune rimuovono circa 650 metri quadrati di graffiti. Non intervengono su tutti, ma solo su quelli che possono essere raggiunti da un luogo pubblico e si trovano a un’altezza inferiore di 4 metri (altrimenti è responsabilità dei privati o dei condomìni).

L’ultimo funzionario pubblico a parlare del problema è stato Ariel Weil, del Partito Socialista, che è il sindaco dell’area amministrativa più centrale di Parigi, di cui fanno parte quattro arrondissement (quartieri). Weil si è lamentato soprattutto delle scritte sul monumento alla Repubblica in place de la République, in particolare sul basamento e sulla statua di Marianna, uno dei simboli della Repubblica francese. In un post su X “Weil dice tra le altre cose che «La gente deve rendersi conto che danneggiare un edificio pubblico non è una cosa da poco» 

Parola del minisindaco socialista del centro di Parigi. A Roma i presidenti e gli assessori del PD e di AVS si oppongono alla cancellazione dei graffiti adottando il “cherry picking” applicato al degrado urbano: la pratica selettiva di cancellare solo determinate scritte, lasciandone altre che sono ritenute accettabili, artistiche o “convenienti” (come scritte commemorative o di protesta condivisa).
Sia Londra che Parigi, come ha ricordato
l’attivista ANDREA su Roma fa schifo
, utilizzano sistemi digitali di segnalazione molto efficienti, come ad esempio l’app “Love Clean Streets”, attraverso cui i cittadini inviano foto geolocalizzate e seguono lo stato dell’intervento.

Parigi ha invece sviluppato un modello fortemente centrato sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione. Dal 2012 il Comune utilizza l’app “Dans Ma Rue”, che consente di segnalare graffiti, tag e affissioni abusive direttamente dal proprio smartphone. Ogni segnalazione viene inviata automaticamente ai servizi competenti e il cittadino può monitorarne l’avanzamento.

Noi
avevamo già documentato anni gli sforzi di Madrid
per arginare il fenomeno:
una task force con operatori ecologici ed agenti di polizia locale
(Sepropur) che svolgono attività di monitoraggio “basate sulla diagnosi della situazione” per “predisporre mappe di rischio degli spazi pubblici cittadini interessati, oltre a documentare fotograficamente i graffiti. Tra le loro competenze figura anche quella di analizzare l’opera illegale e l’eventuale danno, indentificarne l’autore con tecniche grafologiche particolari e procedere al ripristino dell’area in collaborazione con altri servizi comunali.” Budget del piano antigraffiti: 6 milioni di euro (come Parigi)


 

Squadre speciali della Polizia Locale dedicate al contrasto del vandalismo?

Vigili di quartiere che perlustrano le aree sensibili, segnalando le zone più colpite da tag e scritte abusive?

Un intervento che ricalca quello da noi proposto alle forze politiche. 
L’istituzione del Responsabile al Decoro Urbano
 nei municipi romani è un’iniziativa nata nel 2013 dalla
proposta dell’associazione Bastacartelloni
. L’obiettivo era creare una figura dedicata a monitorare costantemente il territorio e contrastare il degrado minore (come scritte vandaliche e affissioni abusive), svincolando la gestione da igiene e pulizia stradale.

Istituita sperimentalmente nei Municipi VIII e XV, l’iniziativa si è poi arenata per conflitti di competenze tra i diversi dipartimenti capitolini, i 15 Municipi e le partecipate, aggravato da carenza di personale qualificato (e volontà politica di fermare il vandalismo, volutamente confuso con la street art).
E’ davvero bizzarro quando le amministrazioni comunali celebrano traguardi che dovrebbero essere la normalità, o addirittura esaltano i propri stessi ritardi. Il comune di Roma (e l’intera classe dirigente imbevuta di ideologia) sono indietro di quarant’anni nella gestione dei graffiti. Eppure ci tengono a vantarsi dei risultati (nulli) fin qui ottenuti senza una campagna di distinzione tra street art e vandalismo per sensibilizzare l’opinione pubblica e per accrescerne la consapevolezza…a Roma come abbiamo detto, le attività di manutenzione ordinaria sono affidate solo ai volontari.

Anzi, l’unico intervento degno di nota – la pulizia dei muraglioni del Tevere affidata alla ditta di Valerio Tuveri, noto anche come Mr. Tuvs – è stato quasi tenuto di nascosto: nel comunicato
la parola graffiti non compare mai
forse per non irritare gli alleati pro-graffiti (o all’interno del Pd stesso). La destra fa il pesce in barile, in uno stato di inerzia e completa inconsapevolezza (o di sottaciuta complicità con gli ambienti estremisti: curve nere e vandali fascisti).

Abbiamo ampiamente dimostrato che il Comune, generalmente, non risponde ai cittadini (tranne quelli iscritti a una certa associazione) e nonostante numerose segnalazioni, non ci sono interventi. Dopodiché, alla luce del nuovo corso del comune – “dallo scorso aprile attivo un piano operativo che si basa su una valutazione delle segnalazioni, ricalcando in qualche modo una sorta di triage: rosso, significa che si tratta di una roba da cancellare in fretta, anche perché la segnalazione potrebbe essere arrivata da prefettura, questura o addirittura dal governo. (cit. Corriere della Sera). Poi c’è il codice arancio, quando le scritte possono urtare sensibilità fragili, come i bambini nelle scuole, o magari mancare di rispetto a chi vive condizioni di difficoltà, come i pazienti degli ospedali per esempio. Giallo e verde, invece, segnano operazioni di routine, non urgenti e, nel caso, da pianificare”. Dicevamo alla luce dell’ultima iniziativa del comune proveremo a rinviare le circa venti segnalazioni rimaste inevase chiedendo lumi sui criteri con i quali viene assegnato un codice che fissa la priorità di intervento, grazie a un «sistema strutturato di raccolta, classificazione e gestione delle segnalazioni». Vedremo. Nel frattempo, ripetiamo il mantra di Roma fa schifo:
“Ma davvero abbiamo deciso che li lasciamo totalmente fare facendoci vandalizzare centrimetro per centrimetro senza reazione? Boooh…”
L'articolo
Graffiti. Il nuovo sistema di triage con quattro codici colore. Ma in Europa, Roma è la città che investe di meno
sembra essere il primo su
Diarioromano
.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI