Sabato 4 Luglio 2026 15:07
Per chi è Roma? Il futuro della città si decide oggi
Tra un anno i romani torneranno alle urne per eleggere le amministrazioni capitoline e municipali,
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Tra un anno i romani torneranno alle urne per eleggere le amministrazioni capitoline e municipali, ma la maggioranza al governo della città sembra sorda alle tanti voci che si sono levate, in particolare su importanti trasformazioni urbane, e impermeabile a qualsiasi critica. Pubblichiamo l’appello lanciato da alcuni studiosi e attivisti con cui spesso Carteinregola ha condiviso riflessioni e percorsi, che è firmato anche da alcuni membri del direttivo della nostra associazione e che invitiamo a sottoscrivere cliccando sul pulsante in calce.
In questi giorni di caldo estremo è diventato evidente ciò che spesso fingiamo di non vedere: il caldo non è uguale per tutti. Dipende da dove abiti, da quanto verde c’è nel tuo quartiere, dalla qualità della tua casa, dallo spazio pubblico che hai intorno. In altre parole, dipende da come è stata progettata la città. In questi giorni si è riaperto un dibattito sulle politiche per la casa, sulla pianificazione urbanistica, sull’accesso alla cultura, sull’accessibilità e, più in generale, sul diritto alla città.
È una discussione importante, perché riguarda il futuro di Roma. E proprio per questo è molto più importante della presentazione di questa o quella lista, delle dinamiche elettorali e degli schieramenti in campo. Quale città vogliamo costruire? E, soprattutto, per chi la vogliamo costruire?
Da qualche tempo, infatti, sembra che l’amministrazione comunale consideri l’attrattività per gli investimenti dei privati un obiettivo prioritario non considerando i disastri prodotti a Milano. Sorgono sempre nuovi e numerosi progetti di trasformazione urbana che vengono giustificati dalla necessità di attrarre investimenti o dal riutilizzo di spazi abbandonati da anni, ma che rischiano di produrre un aumento generalizzato del costo delle abitazioni, di far crescere il valore immobiliare dei quartieri, di espellere i residenti storici e di alimentare una nuova stagione di cementificazione e speculazione.
Non è un caso che in tutta la città si stiano moltiplicando mobilitazioni e percorsi di partecipazione dal basso. Dai Mercati Generali all’area ex AMA della Montagnola, da Bastogi al cosiddetto “dente cariato”, dalla battaglia per porre limiti alla turistificazione che vadano anche oltre la pur annunciata e ancora attesa regolamentazione degli affitti brevi, alla difesa dei parchi minacciati da nuovi interventi edilizi, sono sempre di più i comitati, le associazioni e le realtà territoriali che chiedono di essere ascoltati.
Queste trasformazioni vedono un ruolo sempre più centrale dei grandi fondi immobiliari, italiani e internazionali, attraverso i quali la cosiddetta rigenerazione urbana finisce per trasformare interi pezzi di città in asset finanziari.
Il problema è che tutto questo avviene troppo spesso senza un reale coinvolgimento dei territori. La pianificazione urbana non può ridursi a un confronto tra amministrazione e investitori, escludendo chi nella città vive, lavora e costruisce ogni giorno relazioni e comunità.
C’è poi una questione che rende tutto questo ancora più urgente: la crisi climatica. Le ondate di calore, gli eventi meteorologici estremi e la crescente vulnerabilità delle aree urbane ispirano ad ora singoli progetti e sperimentazioni, ma imporrebbero di cambiare completamente modello. Continuare a consumare suolo, impermeabilizzare gli spazi e costruire nuovi volumi in quartieri già densamente edificati significa rendere Roma ancora più fragile. Rigenerare una città dovrebbe invece condurre ad assumere come priorità assoluta aumentare il verde, creare ombra, de-impermeabilizzare gli spazi, rafforzare i servizi di prossimità e gli spazi pubblici, non alimentare la rendita immobiliare.
Anche per questo riteniamo necessario fermarsi e aprire una vera stagione di partecipazione, capace di coinvolgere la città prima che trasformazioni irreversibili ne ridisegnino il volto.
I venticinque studentati privati in costruzione a Roma ne sono un esempio evidente. A questo si aggiunge la nascita di tanti nuovi alberghi di lusso nel centro storico e l’acquisto di interi edifici da parte di grandi fondi immobiliari per trasformarli in residenze di pregio. Operazioni che rischiano di determinare una vera e propria sostituzione sociale. Le famiglie che hanno scelto Roma o che a Roma sono nate e cresciute si trovano progressivamente espulse dai propri quartieri, perché il costo delle case e della vita aumenta ben oltre le possibilità di chi quei quartieri li abita da sempre.
A questo si accompagna un fenomeno sempre più evidente: la turistificazione.
Roma è una città turistica. Ma una cosa è accogliere visitatori, un’altra è farne il principale modello di sviluppo economico. È un settore che produce spesso lavoro precario e sottopagato e, se diventa dominante, finisce per non lasciare spazio ad altri settori produttivi, impedendo quella diversificazione economica che è una condizione essenziale per uno sviluppo sano, resiliente e sostenibile.
Per la stessa ragione occorre smettere di immaginare il futuro di Roma come una rincorsa permanente ai grandi eventi, appuntamenti internazionali culturali o sportive che vengono presentati come motori di sviluppo, mentre alimentano la pressione turistica, la rendita immobiliare e una città sempre più pensata per chi la visita e sempre meno per chi la abita. Roma non ha bisogno di vivere in uno stato di eccezionalità permanente, ma di politiche e di risorse ordinarie che migliorino la qualità della vita quotidiana.
Non è più questione di gentrificazione. Oggi la questione è diventata quella della vivibilità complessiva della città. Perché una città non è davvero migliore se offre case di lusso, alberghi esclusivi e servizi privati, ma rende sempre più difficile vivere per chi studia, lavora, cresce una famiglia o semplicemente vuole costruire il proprio futuro. Una città è vivibile quando garantisce il diritto all’abitare, spazi pubblici di qualità, mobilità, servizi, cultura, verde e relazioni. Di fronte all’enormità delle sfide che ciascuno di questi temi solleva, questo e solo questo è il modello di città che dovrebbe guidare ogni scelta urbanistica e ogni politica pubblica.
E invece quale modello di città sta avanzando? E soprattutto: per chi è questa città?
L’amministrazione Gualtieri deve cambiare direzione su questi temi. Il modello di sviluppo perseguito non è quello di cui Roma ha bisogno. Serve una discontinuità nelle politiche urbanistiche, nella gestione della rendita immobiliare, nel rapporto con i grandi fondi e nella programmazione della città. Roma non può continuare a essere progettata per attrarre capitali, turisti e investitori.
Sono queste le questioni su cui dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico, senza tatticismi, senza scorciatoie e senza ridurre tutto alla contingenza politica. Perché discutere del futuro di Roma significa assumersi la responsabilità di costruire una città più giusta, più accessibile, più sostenibile e più vivibile, mettendo al centro l’interesse collettivo e non quello della rendita.
Alberto Campailla
Sarah Gainsforth
Anna Maria Bianchi
Chiara Cacciotti
Filippo Celata
Carlo Cellamare
Giulia D’Aguanno
Giorgio De Ambrogio
Paolo Gelsomini
Enrico Puccini
Giancarlo Storto
Luca Tricarico
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4 luglio 2026
