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Lunedì 6 Luglio 2026 12:07

Una piazza per rinnovare il quartiere Quarticciolo



L'assessore Battaglia (Periferie e decentramento amministrativo) spiega il progetto del Campidoglio per il quartiere inserito dal governo nel decreto Caivano bis. «Dobbiamo far tornare a vivere la comunità, a ricreare coesione, socialità, solidarietà»

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«Dalla piazza di spaccio alla piazza dell’Agorà. La piazza caratterizza un paese, un quartiere. È il primo luogo di socialità di una comunità. E riempirla di vita è il modo migliore per garantire la sicurezza». È il progetto del Comune per il Quarticciolo. Ce lo spiega Pino Battaglia, da un anno assessore comunale alle Periferie e all’attuazione di vari progetti, tra cui quello per il quartiere inserito dal governo nel decreto Caivano bis. Una lunga conversazione, partendo dalle accuse dei cittadini che hanno l’impressione che tutto sia fermo. «È vero – risponde – se pensiamo a cantieri che ancora non si vedono. Ma si sta lavorando. Sono legittime le aspettative dei cittadini che sperano che le cose siano molto più veloci, ma la pubblica amministrazione, pur con la gestione commissariale, ha dei tempi spesso non comprimibili. Comunque due interventi nelle scuole li stanno finendo. Per gli altri lavori si stanno facendo le conferenze di servizi, altre sono state chiuse e si deve andare alle gare. Al Quarticciolo è più complicato perché i soggetti sono tre: noi, il commissario che ha la titolarità del decreto e delle risorse ma che sta lavorando in stretto raccordo con noi, e poi c’è l’Ater».

Il Comune aveva chiesto che fossero coinvolte le realtà del territorio.
Il commissario ha interloquito col Comune, col municipio e con le varie realtà. Rispetto a un’impostazione iniziale che poteva far pensare a una gestione tutta autonoma, il programma è stato condiviso.

Ma bastano delle opere per far tornare a rivivere un quartiere che sembra moribondo?
No, non bastano. Dobbiamo far tornare a vivere la comunità, a ricreare coesione, socialità, solidarietà che nel passato sicuramente c’era. Le opere sono una condizione necessaria ma non sufficiente. Rendono più bella una scuola, migliore una strada, però poi se non ci mettiamo un po’ di “azioni immateriali”, non tornerà a vivere.

Quale ritiene l’intervento più significativo?
Quello che faremo sulla piazza del Quarticciolo, i cui lavori partiranno in autunno. Non è solo il suo rifacimento e la ristrutturazione dei locali commerciali dell’Ater, ma immaginare da lì uno sviluppo economico e sociale del quartiere. La piazza è veramente il perno intorno al quale far vivere tutto. Oggi, come dice il parroco padre Daniele, il Quarticciolo è una comunità molto chiusa in casa perché il quartiere non offre più quelle cose che offriva in passato. C’era una comunità che stava in piazza, socializzava. Oggi invece fatica.

Molti dicono che è tutta colpa dello spaccio di droga.
È ovvio che c’è la presenza della criminalità organizzata ma la risposta non può essere solo securitaria, neanche con presidi h24. È da un anno che abbiamo blitz settimanali ma non hanno prodotto la rinascita. Bisogna rioccupare gli spazi che oggi occupano gli spacciatori. È ovvio che ci vogliono le forze dell’ordine, ma dopo il loro intervento ci dobbiamo essere noi, la comunità, le istituzioni locali, le associazioni, quella rete di cittadini che si riappropria di quegli spazi espellendo la criminalità. Altrimenti li riempiono di nuovo.

Piazza come agorà, dunque.
Un’agorà che dialoga con i locali commerciali. Ma vanno fatti gestire da chi ha tutto l’interesse che funzionino e questi possono essere solo gli abitanti del quartiere. Sappiamo che se arriva qualcuno da fuori magari ci sta un anno e poi se ne va. Noi li ristruttureremo e lì daremo arredati, chiavi in mano. Però serve che investano anche con energie personali.

Che è l’altro grande tema, quello della casa. Per fare in modo che Quarticciolo sia attrattivo per i giovani.
Il patrimonio edilizio è al 95% Ater, cioè della Regione, che ha stanziato 30 milioni e ha deciso che sia il commissario a gestirli. Quarticciolo tra decreto, finanziamenti comunali e regionali ha a disposizione 75 milioni. Una cifra enorme.

Intanto però il degrado è ovunque.
Si rifaranno molti terrazzi per evitare infiltrazioni dai tetti, si installeranno diversi ascensori nelle palazzine dove vivono persone con minori capacità di deambulazione per poterle finalmente far uscire.

Come affrontare il tema delle case occupate abusivamente? Sgomberi o altro?
Anche per questo diciamo di no a interventi securitari. Ho istituito un tavolo di coordinamento presso il Dipartimento patrimonio, perché Ater aveva più di 70 decreti di rilascio che voleva eseguire. Noi abbiamo verificato se tra questi soggetti ci fossero delle fragilità perché non si possono fare sgomberi senza porsi il tema di che fine fanno le persone e soprattutto capire se abbiano i requisiti per la concessione in sanatoria. E abbiamo scoperto che la stragrande maggioranza erano persone con fragilità sociali e che quindi dovevano essere assistite. Quindi per ora non si toccano. Questo ci ha consentito di fare una moratoria degli sgomberi, ora bloccati da 7 mesi. Abbiamo una decina di situazioni dove non ci risultano motivi di fragilità, ma stiamo facendo un ulteriore approfondimento.

Quarticciolo dà l’impressione di un territorio chiuso.
È vero, per questo dobbiamo fare in modo che il quartiere sia attraversato dagli altri. Dobbiamo fare in modo che sia un quartiere attrattivo, per persone che vengono da fuori. Penso ad esempio alla piscina chiusa da dieci anni, degradata e che riapriremo nel 2027. Riuscire ad avere dei punti di attrazione alimenta un circuito virtuoso che può portare qualcuno che ha diritto a un alloggio a venire qui.

6 luglio 2026

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