Lunedì 6 Luglio 2026 17:07
Vannacci, una variabile da non ignorare e che può cambiare tutto
Le elezioni politiche del 2027 non saranno soltanto la solita competizione tra coalizioni. Saranno, probabilmente, il primo grande referendum sul rapporto tra sicurezza, immigrazione, identità nazionale...
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Vannacci, una variabile da non ignorare e che può cambiare tutto
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Le elezioni politiche del 2027 non saranno soltanto la solita competizione tra coalizioni. Saranno, probabilmente, il primo grande referendum sul rapporto tra sicurezza, immigrazione, identità nazionale e capacità dello Stato di garantire l’ordine pubblico nelle città italiane. Certamente è solo una previsione ma con il passare del tempo somiglia sempre di più a una certezza.
Chi osserva da vicino l’evoluzione della politica italiana sa perfettamente che le campagne elettorali non si costruiscono mai esclusivamente sui dati economici. Si costruiscono soprattutto sulle percezioni. E la percezione che cresce in molte aree del Paese è quella di una domanda di maggiore sicurezza, di controllo del territorio e di regole più rigorose sull’immigrazione. Un tema che investe inevitabilmente anche il fenomeno della criminalità, senza che ciò possa tradursi in una generalizzazione nei confronti dell’intera comunità degli immigrati.

L’assemblea di Futuro Nazionale (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)
Se c’è un politico in Italia che ha capito meglio degli altri il sentiment che attraversa lo Stivale, quel politico è il generale Roberto Vannacci. E in questo spazio di malcontento si sta inserendo con crescente efficacia. Piaccia o non piaccia, è lui il protagonista della novità politica più significativa dell’ultimo anno. Anzi degli ultimi sei mesi: l’atto costitutivo di Futuro Nazionale è del 3 febbraio 2026.
Il Generale costituisce il fattore nuovo non tanto perché ha costruito in così poco tempo un Partito di massa, quanto perché sta letteralmente presidiando uno spazio che fino a qualche mese fa sembrava saldamente occupato da altri.
La politica italiana insegna che ogni stagione produce il proprio interprete di riferimento. Negli anni Novanta fu la protesta contro la Prima Repubblica. Poi arrivò Silvio Berlusconi e «L’Italia è il Paese che amo». Successivamente fu il turno di Matteo Renzi e della sua rottamazione. Poi del Movimento 5 Stelle nato dalla sfiducia verso l’intero mondo politico. Ed ancora l’affermazione di Giorgia Meloni,una leadership costruita in anni di opposizione quando FdI rappresentava l’unica forza rimasta fuori da tutti i Governi.
Oggi il nuovo interprete del disagio di una parte dell’elettorato è sicuramente Vannacci. E sbaglia chi pensa che il Generale sia solo una meteora politica destinata a rallentare la sua crescita. Non finirà qui. Anzi.
Due argomenti a sostegno di questa tesi. Uno: in Europa stanno registrando una crescita significativa tutti i Partiti identitari che fanno del contrasto all’immigrazione indiscriminata e della difesa dei confini il perno delle loro agende. Accade in Francia, in Germania, in Olanda, in Ungheria.

Giorgia Meloni al Consiglio Europeo
Due: in Italia, secondo l’ultima rilevazione di YouTrend per Sky TG24, nel centrodestra di Governo Fratelli d’Italia resta il primo Partito al 26,9%, in calo di quasi l’1%. Forza Italia si attesta al 7,6%, con una perdita dello 0,6%. La Lega scivola al 5,4% con meno 0,4%. Tutte le forze del centrodestra indietreggiano, mentre sale ancora Futuro Nazionale di Vannacci, ormai al 6,4%, con un vantaggio dell’1% sulla Lega. Ed anche altre rilevazioni di autorevoli istituti demoscopici registrano una crescita costante.
La domanda allora cambia. Non è più: «Quanto vale oggi Vannacci?». La vera domanda è: da dove arrivano i suoi voti? Una parte significativa proviene dall’elettorato della Lega, soprattutto quello che ritiene che il Partito di Salvini abbia progressivamente smarrito la radicalità delle proprie battaglie originarie.

Roberto Vannacci (Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)
In parte residuale, il voto di Vannacci proviene da FdI. Poco o nulla da FI. Ma sarebbe un errore fermarsi qui. Vannacci parla anche ad un elettorato che negli ultimi anni ha cambiato più volte casa politica: quello che non si sente adeguatamente rappresentato, che considera la politica distante, che guarda con crescente diffidenza alle istituzioni.
Un elettorato trasversale: piccoli imprenditori, artigiani, lavoratori autonomi, una parte consistente delle forze dell’ordine, ex elettori del centrodestra, persino una quota di cittadini che in passato aveva guardato con interesse al M5S non per condivisione ideologica ma per protesta contro il sistema tradizionale.

Roberto Vannacci (Foto: Clemente Marmorino © Imagoeconomica)
Qui sta la vera forza comunicativa del Generale: non propone soltanto un programma, propone un linguaggio. Il politologo americano George Lakoff ha spiegato efficacemente nel saggio Non pensare all’elefante – scritto a ridosso delle presidenziali americane del 2004 – come la politica contemporanea si giochi innanzitutto sui «frame», le cornici interpretative attraverso cui gli elettori leggono la realtà. Chi riesce a imporre il proprio linguaggio spesso riesce anche a imporre la propria agenda politica.
Vannacci sembra aver compreso perfettamente questa dinamica: parla poco di alleanze e tatticismi parlamentari. Preferisce affrontare questioni che intercettano emozioni forti: sicurezza, identità nazionale, immigrazione, difesa delle tradizioni, rapporto con l’Europa, sovranità. Oggi ha addirittura lanciato il triathlon futurista: «più sport meno gay pride». Nemmeno nel Ventennio forse si era osato tanto. Temi che dividono profondamente l’opinione pubblica ma che, proprio per questo, mobilitano consenso.
Molti dei suoi sostenitori vedono in lui una figura percepita come coerente, estranea ai tradizionali equilibri di partito e poco incline ai compromessi della politica. L’uomo forte che ha sempre affascinato l’elettorato italiano. Quando cresce la sfiducia verso le forze tradizionali, gli elettori tendono a privilegiare chi appare meno coinvolto nelle logiche del sistema.

L’Assemblea di Futuro Nazionale (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)
Vannacci, infine, è l’unico nel centrodestra che può ancora declinare il verbo «fare» al futuro. Mentre FdI, FI e Lega che governano da quasi cinque anni quel «faremo» lo possono anche dire, ma con qualche imbarazzo.
Come fotografa perfettamente lo storico britannico Arnold J. Toynbee: «La storia non è altro che il susseguirsi di sfide e delle risposte che gli uomini sanno dare». La sfida oggi è capire se Vannacci rappresenti una risposta destinata a consolidarsi, oppure soltanto il sintomo di un disagio più profondo.
Per il centrodestra questa non è una questione teorica. È un problema dannatamente politico. Perché se Futuro Nazionale dovesse stabilizzarsi intorno all’8-10%, o crescere ulteriormente, nessuna forza della coalizione potrebbe permettersi di ignorarlo.
Se a livello nazionale Vannacci è già un fattore, a Frosinone potrebbe diventare un vero detonatore politico. La domanda delle cento pistole è: cosa succederà quando l’onda d’urto nazionale si abbatterà sul Capoluogo e sulla Ciociaria?

Antonio Scaccia
La provincia di Frosinone, per tradizione politica e per struttura del consenso, è uno dei territori dove le onde lunghe dei fenomeni nazionali arrivano quasi sempre amplificate. In questo quadro, le Comunali del 2027 di Frosinone non sarebbero immuni da una possibile ridefinizione degli equilibri.
Il centrodestra cittadino – o perlomeno quello che rimane, se FI dovesse correre autonomamente – arriva alle elezioni del prossimo anno con una struttura di coalizione solo apparentemente consolidata. Basta vedere cosa sta accadendo per l’elezione del presidente del Consiglio Comunale: veti, controveti e franchi tiratori sono più numerosi dei fan di Ultimo a Tor Vergata. In realtà la coalizione è attraversata da tensioni più o meno sottotraccia, che potrebbero riemergere proprio nel momento della scelta delle candidature a sindaco. (Leggi qui:
Presidenza, caos totale: nessuno ha i numeri, nessuno ha una strategia
).Mastrangeli rappresenta oggi, senza alcun dubbio, la prima certezza della coalizione che lo sostiene ma il suo percorso verso la ricandidatura non è automaticamente privo di eventuali difficoltà o incognite. Soprattutto se nel frattempo si dovesse affermare un soggetto politico nuovo e strutturato sul territorio.

Francesca Chiappini
Ed è qui che entra in gioco la variabile Vannacci. Se il Generale decidesse di presentare liste con un proprio candidato sindaco almeno nei capoluoghi di provincia, lo scenario nel perimetro del sindaco uscente Mastrangeli verrebbe letteralmente terremotato.
In una simile scacchiera, per figure come il vicesindaco Antonio Scaccia (leader della civica Lista per Frosinone e vannacciano della prima ora) o per la consigliera Francesca Chiappini – che nel partito del Generale vanta un ruolo e un profilo di rilievo nazionale – diventerebbe quasi impossibile sottrarsi a una candidatura a sindaco in prima persona, rompendo di fatto la coalizione con Mastrangeli fin dal primo turno.
Si troverebbero inevitabilmente a dover ridefinire il proprio posizionamento politico. Non solo rispetto agli equilibri locali, ma anche rispetto alle dinamiche nazionali.

Riccardo Mastrangeli
Certo, la geopolitica del Consiglio comunale insegna che al secondo turno di ballottaggio potrebbe consumarsi l’ennesimo capolavoro di pragmatismo, ricostituendo la collaudata collaborazione tra la Lista Scaccia e lo stesso Mastrangeli. Ma le dinamiche del primo turno potrebbero trasformarsi in un Vietnam politico per il sindaco uscente. Specialmente se il centrosinistra dovesse, miracolosamente, presentarsi unito con un unico candidato sindaco. Della serie: «Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare».
Il discorso speculare – e forse ancor più incidente – vale per le elezioni politiche del 2027, dove il partito di Vannacci potrebbe creare problemi enormi in termini di candidature blindate nei Partiti del centrodestra tradizionale. Se il Generale dovesse crescere ulteriormente nei sondaggi e il centrodestra volesse vincere le elezioni, sarebbe praticamente impossibile (o comunque poco avveduto politicamente) tenerlo fuori dalla coalizione. Anche se Forza Italia oggi minaccia di uscire dal perimetro del centrodestra qualora entrasse Futuro Nazionale.
Ma il pragmatismo alla fine risolve ogni genere di incompatibilità ideologica. Vale sempre il «Primum vivere, deinde philosophari».

Il Generale Roberto Vannacci
A quel punto, per Vannacci la richiesta di una rappresentanza nei collegi considerati sicuri del centrodestra diventerebbe un passaggio pressoché inevitabile. E la provincia di Frosinone, per storia politica elettorale, rientra stabilmente nell’area dei collegi strategici sicuri per la coalizione di centrodestra. L’ingresso nei listini bloccati di candidati espressione diretta dell’area Vannacci potrebbe produrre effetti immediati sugli equilibri interni ai partiti tradizionali – FdI, Lega e FI – non solo in termini di selezione delle candidature, ma anche nella gestione delle aspettative di elezione. Ogni spazio ceduto in Ciociaria al partito di Vannacci implica necessariamente una riduzione di opportunità per tutti gli altri Partiti del centrodestra.
Va considerato, però, che molto dipenderà anche dalla legge elettorale in vigore al momento del voto. Un sistema con le preferenze cambierebbe la natura della competizione interna. Anche se allo stato attuale lo scenario più probabile sembra orientato verso liste bloccate. Tradotto: decidono i leader chi entra in Parlamento. Quale che sia il sistema di voto, Vannacci rappresenterebbe comunque una variabile difficilmente comprimibile.
Il punto politico centrale resta uno solo. Se il centrodestra dovrà fare i conti con la nuova forza politica strutturata attorno al nome di Vannacci, lo farà prima nei territori e poi a Roma. Frosinone, in questo senso, non sarà un dettaglio. Sarà una delle prime prove generali. Altro che MAGA: sarà Make Frosinone Great Again.
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Fonte:
https://www.alessioporcu.it/politica/vannacci-una-variabile-da-non-ignorare-e-che-puo-cambiare-tutto/
Fonte:
Alessio Porcu
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