Martedì 7 Luglio 2026 10:07
Prima dei Templari: la missione di Hugues de Payns a Roma
Prima dei Templari: la missione di Hugues de Payns a Roma
Prima di diventare l’Ordine del Tempio, erano una piccola confraternita di cavalieri nata per proteggere i pellegrini in Terrasanta. Fu una missione a Roma, guidata da Hugues de Payns, a cambiare per sempre il loro destino. Senza il consenso del papa e, poco dopo, del concilio di Troyes, Hugues de Payns, futuro primo maestro dell’Ordine […]
Prima dei Templari: la missione di Hugues de Payns a Roma
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Prima dei Templari: la missione di Hugues de Payns a Roma
Prima di diventare l’Ordine del Tempio, erano una piccola confraternita di cavalieri nata per proteggere i pellegrini in Terrasanta. Fu una missione a Roma, guidata da Hugues de Payns, a cambiare per sempre il loro destino.
Senza il consenso del papa e, poco dopo, del concilio di Troyes, Hugues de Payns, futuro primo maestro dell’Ordine del Tempio, sarebbe rimasto semplicemente il capo di una piccola confraternita di cavalieri devoti. Fu Roma a trasformare quell’esperimento in un ordine religioso destinato a cambiare la storia del Medioevo.
Ma andiamo per gradi. Quando si pensa ai Templari, l’immaginazione corre subito alla Terrasanta, alle Crociate, al Tempio di Salomone o alla loro drammatica fine sul rogo. Eppure una delle pagine decisive della loro storia non si svolse a Gerusalemme, bensì nella città dei papi.

Re Baldovino II in una miniatura del XIII secolo
Tra la fine del 1127 e l’inizio del 1128 una delegazione ufficiale del Regno di Gerusalemme intraprese un viaggio con destinazione Roma. Non si trattava di un semplice pellegrinaggio. Re Baldovino II aveva affidato ai suoi rappresentanti una missione politica di enorme importanza: ottenere dal pontefice il riconoscimento di una nuova forma di vita religiosa, destinata a unire preghiera e combattimento.
Della delegazione faceva parte il cavaliere francese Hugues de Payns (ca. 1070-1136), che aveva rinunciato alla propria vita agiata per consacrarsi a un ideale completamente nuovo. Insieme a pochi compagni aveva costituito una confraternita di cavalieri incaricata di proteggere i pellegrini lungo le pericolose strade della Terrasanta. Non erano ancora i “Templari” nel senso che oggi attribuiamo al termine. Erano uomini che avevano pronunciato voti religiosi, ma la loro comunità non possedeva ancora una regola approvata dalla Chiesa né uno statuto autonomo.
Hugues de Payns non era un cavaliere qualunque. Nato nei pressi di Troyes, in Champagne, apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà francese. Intorno al 1104 aveva già raggiunto la Terrasanta accompagnando Ugo, conte di Champagne, uno dei maggiori feudatari del regno di Francia. Quel viaggio cambiò profondamente la sua vita. Tornato in Oriente alcuni anni più tardi, decise di rinunciare ai propri beni e di consacrarsi definitivamente alla difesa dei pellegrini. Sarebbe stato lui, insieme a pochi compagni, a dare vita alla confraternita destinata a diventare l’Ordine del Tempio.

La presa di Gerusalemme, 15 luglio 1099, Olio su tela, 1847, The Bridgeman Art Library
La conquista cristiana di Gerusalemme era avvenuta nel 1099 durante la Prima Crociata, dopo un assedio durato nove giorni, guidato da Goffredo di Buglione e Raimondo IV di Tolosa. La città fu teatro di un brutale massacro ai danni della popolazione musulmana ed ebrea, ma aveva restituito ai pellegrini occidentali l’accesso ai luoghi della Passione di Cristo.
Tuttavia il nuovo regno latino era fragile. Le città costiere erano spesso isolate tra loro, vaste porzioni del territorio restavano sotto controllo musulmano e le vie percorse dai pellegrini erano costantemente minacciate da bande di predoni.
Chi sbarcava ad Acri o a Giaffa doveva affrontare un lungo viaggio verso Gerusalemme attraversando vallate e passi montani dove gli assalti erano frequenti. Il punto più temuto era il colle di Montjoie, dal quale finalmente apparivano le mura della Città Santa. Era proprio lì che molti pellegrini cadevano vittime di imboscate.
Nel 1115 Re Baldovino II aveva già lanciato un appello all’Occidente chiedendo rinforzi. La situazione precipitò quattro anni più tardi, quando circa settecento pellegrini furono assaliti dai predoni: centinaia morirono e circa trecento vennero fatti prigionieri. La difesa dei pellegrini non poteva più essere affidata soltanto ai cavalieri feudali.
Il 23 gennaio 1120, durante il Concilio di Nablus in Palestina, i capi del Regno di Gerusalemme affrontarono il problema. Fu probabilmente in quell’occasione che un piccolo gruppo di cavalieri guidati da Hugues de Payns assunse un impegno stabile davanti al patriarca di Gerusalemme. Nacque così una confraternita religiosa del tutto nuova, chiamata nelle fonti Pauperes commilitones Christi Templique Salomonici, cioè i “Poveri Compagni d’Armi di Cristo e del Tempio di Salomone”.
Il loro nome derivava dalla sede che Baldovino II aveva concesso loro nel palazzo reale, nell’area identificata allora con il Tempio di Salomone (oggi Moschea di Al-Aqsa). Da quel momento furono conosciuti semplicemente come “cavalieri del Tempio”.
La loro era una novità assoluta nella storia della Chiesa. Per la prima volta uomini consacrati a Dio non si ritiravano dal mondo come monaci o canonici, ma impugnavano le armi per difendere i pellegrini e il regno cristiano. Avevano pronunciato voti di povertà, castità e obbedienza, ma continuavano a combattere.
Era un progetto destinato a suscitare inevitabili interrogativi. Solo il pontefice poteva decidere se quella nuova forma di vita religiosa fosse compatibile con il Vangelo.
La Roma che accolse Hugues de Payns era molto diversa dalla Roma dei Cesari. Fra la caduta dell’Impero romano e l’anno Mille la popolazione si era progressivamente ridotta fino a circa ventimila abitanti. L’immensa capitale dell’antichità sembrava essersi ritirata dentro se stessa. I grandi monumenti imperiali, sebbene spesso in rovina, continuavano a dominare il paesaggio, emergendo fra orti, vigne, torri medievali e piccole abitazioni costruite riutilizzando colonne e blocchi di marmo.
Le antiche strade erano in gran parte sepolte sotto metri di terra e detriti. Le frequenti piene del Tevere lasciavano fango e macerie. Il terreno era irregolare, le vie sconnesse e polverose. Ovunque il passato imperiale conviveva con il presente cristiano.

Louis Rouhier, Ortographia Patriarchii Lateranensis, in: Casare Rasponi, De basilica et patriarchio lateranensi, 1656
È facile immaginare Hugues de Payns mentre, insieme alla delegazione di Baldovino II, attraversa Porta Asinaria, una delle quattordici aperture delle Mura Aureliane. Davanti ai suoi occhi si apre una città ben diversa da quella narrata dagli autori classici. Non è più la capitale dell’Impero, ma continua a essere il cuore della Cristianità. Ed è proprio lì che il destino della sua confraternita sta per essere deciso.
Pochi passi dopo Porta Asinaria sorgeva uno dei luoghi più straordinari della Roma medievale: la basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Per un cavaliere proveniente dalla Terrasanta quel santuario doveva suscitare emozioni profonde. Non era una semplice chiesa romana, ma una vera e propria Gerusalemme ricostruita nell’Urbe.

Giovanni Antonio Dosio, Mappa di Roma, 1561, Dettaglio con la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
La sua origine affondava nelle vicende del IV secolo. Nel 135 l’imperatore Adriano, dopo aver soffocato la rivolta di Bar Kokhba, aveva rifondato Gerusalemme come colonia romana con il nome di Aelia Capitolina. Sul Golgota fece costruire un tempio dedicato a Venere, cancellando apparentemente ogni traccia dei luoghi della Passione.
![Il primo conio di Aelia Capitolina con effige dell'imperatore Adriano /recto) e in qualità di sacerdote-fondatore, mentre ara con una coppia di buoi (verso) [Fonte: : Classical Numismatic Group, CC BY-SA 2.5]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/Hadrian_founder_Aelia_Capitolina.jpg)
Il primo conio di Aelia Capitolina con effige dell’imperatore Adriano /recto) e in qualità di sacerdote-fondatore, mentre ara con una coppia di buoi (verso) [Fonte: : Classical Numismatic Group, CC BY-SA 2.5]Due secoli dopo Costantino, deciso a restituire dignità ai luoghi santi del Cristianesimo, inviò in Palestina la madre Elena. Guidata dalla tradizione conservata dai cristiani di Gerusalemme, la sovrana fece demolire il tempio pagano e avviare degli scavi. Secondo la tradizione, proprio sotto quelle strutture furono ritrovati il Santo Sepolcro, le tre croci della crocifissione e il Titulus Crucis, la tavoletta con l’iscrizione della condanna di Gesù in latino, greco ed ebraico.

Colosseo, Arco di fondo della Porta Triumphais, dettaglio di una mappa con una veduta ideale di Gerusalemme con le tre croci, dipinto murale del XVII secolo
Costantino fece costruire sul luogo la grande basilica dell’Anastasis, “la Resurrezione”, mentre Elena divise le reliquie tra Gerusalemme, Costantinopoli e Roma.
Nel palazzo imperiale del Sessorium, parte del quale sarebbe poi diventato la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, furono custoditi frammenti della Vera Croce, parte del Titulus Crucis, quattro chiodi della Passione, la spugna imbevuta d’aceto offerta a Cristo sulla croce e persino reliquie della croce del Buon Ladrone. Il pavimento della cappella, secondo la tradizione, era stato ricoperto con terra proveniente dal Golgota.
![Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, reliquie dal Golgota [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_1860.jpg)
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, reliquie dal Golgota [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]È facile immaginare Hugues de Payns sostare in preghiera davanti a quelle reliquie. Per un uomo che aveva scelto di consacrare la propria vita alla difesa della Terrasanta, quella basilica rappresentava qualcosa di molto più di un luogo di culto. Era il simbolo della continuità spirituale tra Gerusalemme e Roma. La città dei papi custodiva una parte della Città Santa. Per molti pellegrini quella chiesa costituiva una vera Sion romana, un’estensione ideale dei luoghi santi. Se Gerusalemme custodiva il sepolcro di Cristo, Roma custodiva la memoria del suo sacrificio.
Una tradizione riportata nei racconti di santa Brigida descriveva Roma come la città “dalle strade dorate come la Gerusalemme celeste e rosse del sangue dei martiri”. Il pellegrino che vi giungeva non arrivava semplicemente nella capitale della Cristianità, ma in una città santificata dal sacrificio degli apostoli Pietro e Paolo e di migliaia di martiri.
Per Hugues de Payns il viaggio verso Roma non significava quindi allontanarsi dalla Terrasanta, ma raggiungerne il naturale completamento spirituale.
La meta della delegazione era però un’altra.

Giovanni Antonio Dosio, Mappa di Roma, 1561, Dettaglio con la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, le Mura Aureliane e il Patriarchio
Oggi siamo abituati a identificare il papato con il Vaticano. Nel XII secolo, invece, il centro del governo della Chiesa era il Laterano: qui sorgevano la cattedrale del vescovo di Roma – la Basilica Salvatoris, poi divenuta San Giovanni in Laterano – il palazzo pontificio e le grandi sale dove si amministrava la giustizia e si ricevevano sovrani, ambasciatori e delegazioni provenienti da tutta la Cristianità, il cosiddetto Patriarchio.

Giovanni Antonio Dosio, Mappa di Roma, 1561, Dettaglio con il Templum Lateranense (27)
Hugues de Payns avrebbe attraversato un complesso monumentale cresciuto nei secoli quasi come una piccola città nella città. Il grande portico, sostenuto da colonne romane di reimpiego, era un luogo animato: vi transitavano cardinali, notai, monaci, pellegrini, ambasciatori e poveri che ricevevano assistenza.
Proprio sotto quel portico erano conservati alcuni dei simboli più eloquenti della memoria di Roma. Vi si trovava la celebre Lupa Capitolina, ancora priva dei gemelli aggiunti nel Rinascimento, e la Lex de imperio Vespasiani, la tavola bronzea che ricordava il conferimento dei poteri all’imperatore Vespasiano.
![Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Lex de Imperii Vespasiani [© José Luiz Bernardes Ribeiro / CC BY-SA 4.0]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/Lex_De_Imperio_Vespasiani_-_Palazzo_Nuovo_-_Musei_Capitolini_-_Rome_2016.jpg)
Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Lex de Imperii Vespasiani [© José Luiz Bernardes Ribeiro / CC BY-SA 4.0]Poco distante erano esposti anche gli enormi frammenti bronzei del colosso di Costantino: una testa gigantesca, una mano che stringeva il globo e altri resti della monumentale statua che un tempo aveva celebrato il primo imperatore cristiano. Ovunque il passato imperiale dialogava con il presente della Chiesa. Roma sembrava voler ricordare ai visitatori che l’autorità universale degli imperatori aveva ormai lasciato il posto a quella del pontefice.
È in questo scenario che Hugues de Payns stava per presentare il progetto destinato a cambiare la storia della Cristianità.
Superato il portico del Patriarchio, Hugues de Payns entrava nel cuore del potere pontificio. È probabile che sia stato ricevuto nel grande Triclinio fatto edificare da papa Leone III (795-816), la sala più prestigiosa del complesso lateranense.
L’ambiente era ispirato alle grandi aule di rappresentanza dell’età tardo-antica. La pianta terminava con tre absidi, secondo lo schema dei triclinia imperiali destinati ai banchetti solenni, ma qui il banchetto era stato sostituito dal governo della Cristianità. Le pareti erano impreziosite da splendidi mosaici dorati che riflettevano la luce proveniente dalle finestre. Nell’abside principale Cristo consegnava simbolicamente la Legge agli Apostoli; nelle altre scene san Pietro affidava il pallio al papa e il vessillo al sovrano cristiano. Era un programma iconografico che proclamava l’origine divina dell’autorità pontificia.
![Dettaglio del Triclinio leonino [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5041.jpg)
Dettaglio del Triclinio leonino [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Per un cavaliere proveniente dalla Terrasanta, abituato alla sobrietà del regno latino di Gerusalemme, quella sala doveva apparire come la manifestazione concreta dell’universalità della Chiesa di Roma.
Il Triclinio non era soltanto un ambiente cerimoniale. Qui il pontefice riceveva delegazioni provenienti da tutto il mondo cristiano, prendeva decisioni politiche e affrontava le questioni più delicate della Cristianità. È verosimile che anche la missione di Hugues de Payns sia transitata da questo luogo prima di essere discussa negli ambienti riservati del palazzo.
Le udienze seguivano un protocollo rigoroso. Il maestro delle cerimonie introduceva ambasciatori e delegazioni uno alla volta. Gli ospiti avanzavano fino al pontefice, rendevano omaggio al successore di Pietro con il tradizionale bacio del piede e consegnavano le lettere di raccomandazione dei sovrani o dei prelati che rappresentavano. Solo dopo questi gesti di ossequio era consentito esporre la propria richiesta.
Anche il pontefice era protagonista di un cerimoniale ricco di significati politici.
Nelle grandi occasioni usciva dal palazzo accompagnato dagli scopalatii, gli antichi servitori del Patriarchio addetti all’organizzazione delle cerimonie e al servizio della corte pontificia. Indossava la clamys purpurea, il mantello di porpora che la tradizione riteneva provenire dall’imperatore Costantino, mentre sul capo gli veniva posta la tiara, chiamata anche regnum, simbolo della sovranità universale del papa.
Ad attenderlo nella piazza si trovavano il prefetto dell’Urbe, i giudici, i vessilliferi dei dodici rioni cittadini e numerosi dignitari. Il pontefice montava un cavallo bianco riccamente bardato e prendeva parte alle solenni processioni che manifestavano non soltanto la sua autorità spirituale, ma anche quella temporale. Non era una semplice cerimonia religiosa. Era una rappresentazione pubblica del potere della Chiesa.
Passeggiando negli ambienti del Laterano, Hugues de Payns avrebbe probabilmente osservato anche il programma decorativo voluto pochi anni prima da papa Callisto II (pontificato 1119-1124). Conclusa la lunga lotta per le investiture e raggiunto il Concordato di Worms nel 1122, il pontefice aveva fatto decorare una delle sale più importanti del palazzo con un ciclo di affreschi destinato ai rappresentanti delle Chiese e dei regni cristiani. Le immagini erano sorprendenti. Callisto II compariva con la tiara mentre calpestava il corpo dell’antipapa Gregorio VIII, Maurizio Burdino, sconfitto dopo anni di lotte. Altri pontefici – Alessandro II, Gregorio VII e Pasquale II – erano raffigurati nell’identico atteggiamento nei confronti dei rispettivi avversari. Si trattava dell’antico motivo romano della calcatio, il nemico schiacciato sotto i piedi del vincitore, ben noto nell’iconografia imperiale. Il messaggio era inequivocabile: il papa era il legittimo erede dell’autorità universale e i suoi nemici erano destinati alla sconfitta.
Quelle immagini dicono molto anche sul contesto nel quale venne esaminata la proposta di Hugues de Payns. La Chiesa continuava a predicare il Vangelo della pace, ma ormai governava un mondo attraversato da guerre, conflitti dinastici e lotte contro gli antipapi. La necessità di difendere la Cristianità era diventata una questione concreta.
Per secoli la tradizione cristiana aveva guardato con diffidenza all’uso delle armi. Il comandamento “Non uccidere” sembrava incompatibile con la vita religiosa. I Padri della Chiesa avevano esaltato il martirio e la testimonianza della fede più che il combattimento. Progressivamente, tuttavia, gli eventi storici avevano costretto il pensiero cristiano a confrontarsi con la realtà della guerra.
Le invasioni barbariche, la difesa delle popolazioni cristiane, le aggressioni contro i luoghi santi e, infine, le Crociate avevano portato alla maturazione del concetto di guerra giusta: un conflitto combattuto non per conquista personale, ma per la difesa della fede, dei deboli e della Cristianità.

Il sigillo dei templari: due cavalieri condividono la cavalcatura. Questa condividione è stata interpretata come simbolo di povertà o della doppia natura di monaco e combattente
Anche il papato aveva imparato quanto fosse fragile la propria autorità senza un adeguato sostegno militare. Gli scontri con l’Impero e la lunga stagione degli antipapi avevano dimostrato che il pontefice, oltre a guida spirituale, era anche un sovrano chiamato a difendere concretamente la Chiesa.
Fu in questo contesto che la proposta avanzata da Hugues de Payns assunse un significato completamente nuovo. Non si trattava semplicemente di approvare una confraternita di cavalieri devoti. Si trattava di decidere se la Chiesa potesse riconoscere ufficialmente una comunità religiosa composta da uomini consacrati che, anziché ritirarsi in monastero, impugnavano la spada in difesa dei pellegrini e dei luoghi santi.

Papa Onorio II
Fu papa Onorio II (1124-1130) ad affrontare quella decisione. È molto probabile che, dopo l’udienza pubblica, la questione sia stata esaminata nelle sale riservate del Patriarchio, destinate ai secretiora consilia, dove il pontefice discuteva con i cardinali e con i collaboratori più fidati gli affari di maggiore delicatezza. Fra questi occupava un ruolo di primo piano il cancelliere Aimerico di Bourges, canonico lateranense e uno dei più autorevoli uomini di governo della Curia romana.
Hugues de Payns aveva probabilmente portato con sé una prima bozza che illustrava le consuetudini già osservate dalla confraternita di Gerusalemme. I cavalieri vivevano ormai da quasi un decennio secondo una disciplina ispirata ai canonici del Santo Sepolcro: alternavano la preghiera al servizio armato e avevano già sperimentato una forma di vita comunitaria.
Il papa comprese la portata del progetto. Anziché pronunciarsi immediatamente, affidò proprio ad Aimerico il compito di seguirne l’elaborazione e di preparare il terreno per una discussione più ampia che avrebbe coinvolto l’episcopato occidentale.
Dopo poco più di un mese trascorso a Roma, Hugues de Payns riprese il viaggio verso la Francia. La decisione più importante, però, era ormai stata presa.
Il 13 gennaio 1129 il concilio di Troyes approvò la Regola della nuova comunità. I Pauperes commilitones Christi Templique Salomonici cessavano di essere una semplice confraternita nata lungo le strade della Palestina e diventavano un ordine religioso riconosciuto dalla Chiesa universale.
La storia ricorda Troyes come il luogo di nascita dei Templari. Eppure quella storia era cominciata alcuni mesi prima. Era iniziata a Roma. Fra le mura del Patriarchio del Laterano, dove un papa comprese che quei cavalieri non erano semplicemente uomini d’arme, ma potevano diventare uno degli strumenti più efficaci della Cristianità. Da quel momento nulla sarebbe stato più come prima.
[Maria Teresa Natale]
Per approfondire:
Barbara Frale, La Roma dei Templari, Milano: RCS, 2019
Marco Gradozzi,
Il Patriarchio lateranense e la Scala santa
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