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Martedì 7 Luglio 2026 14:07

Mastrangeli perde consenso ma non trova avversari

Il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore non elegge sindaci e non assegna fasce tricolori. È una fotografia, certamente non una sentenza. Ma, come tutte le fotografie ben...

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Il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore non elegge sindaci e non assegna fasce tricolori. È una fotografia, certamente non una sentenza. Ma, come tutte le fotografie ben riuscite, con immagine nitida e giusta luminosità, racconta molto più di quanto si veda a una prima occhiata. (Leggi qui:
Mastrangeli dal 56% al 48,5% in un anno. Il sindaco risponde con i cantieri
).

Il dato riguarda il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, che scende al 77° posto nazionale con un consenso del 49%: in netto calo sia rispetto al risultato elettorale del 2022, sia rispetto alla rilevazione dello scorso anno. Un arretramento significativo, che certifica un evidente logoramento politico nella sua maggioranza contrapposto a un’azione amministrativa che, invece, viaggia spedita.


(Foto © IchnusaPapers)
Naturalmente il sindaco ha spiegato le ragioni del dato, ricordando come classifiche di questo tipo vadano interpretate con prudenza. Ed è assolutamente vero. I sondaggi non sono sentenze della Cassazione e le amministrazioni si giudicano soprattutto nelle urne. Ma c’è un indicatore che pesa molto più di qualsiasi rilevazione statistica. Ed è la politica. O meglio, la sua assenza. 

Una maggioranza che, dopo settimane di logoranti trattative, non riesce ancora a trovare i 17 voti necessari per eleggere il presidente del Consiglio Comunale sta raccontando una difficoltà politica che non è percezione: è realtà. È il sintomo di una coalizione che fatica a tenere insieme i propri equilibri e prova ad andare avanti stancamente fino al termine della consiliatura, pur tra veti, controveti, alchimie, antipatie, invidie e anche qualche sgambetto.

Paradossalmente, in un vespaio interno simile, l’essere arrivato al 49% per Mastrangeli è quasi un’impresa. Non serve un sondaggio per capirlo. Basta assistere ai Consigli Comunali e a quello che viene fatto veicolare all’esterno da alcuni dei protagonisti delle riunioni di maggioranza.La sua non coalizione è la palla al piede che trasmette la percezione di un’amministrazione litigiosa e distante dai problemi dei cittadini: tutto l’opposto di quanto invece sta proiettando il sindaco che ogni settimana inaugura o l’apertura di un cantiere o un’opera conclusa. Con numeri superiori a quelli che fece il suo predecessore Nicola Ottaviani.


Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi, Fabrizio Cristofari
Ed è qui che nasce il paradosso più sorprendente. Mentre la coalizione di governo offre all’opposizione svariate occasioni per metterla in difficoltà, il centrosinistra sembra aver deciso di praticare una disciplina nuova: l’arte dell’impalpabilità.

In una normale dinamica politica, un’opposizione edotta dalle scuole di Partito di una volta, davanti a una maggioranza così sfilacciata, si infilerebbe nelle crepe di Palazzo Munari come una lama incandescente nel burro. A Frosinone invece non succede. Persino sulla mancata elezione del presidente dell’aula non si è vista una strategia comune tra tutte le opposizioni consiliari. E nemmeno tra quelle di centrosinistra: PD e PSI. Nessuna iniziativa condivisa. Nessuna regia politica. Soprattutto nessuna narrazione alternativa. Ognuno ha seguito il proprio spartito. I voti dei consiglieri di opposizione non sono andati tutti su un unico candidato: sarebbe stato comunque un segnale. Ma come si mette in difficoltà una maggioranza, di questo passo? Strategia unitaria? Prego, rivolgersi a Federica Sciarelli e alla trasmissione Chi l’ha visto.


Riccardo Mastrangeli
Il problema non è soltanto quello che accade dentro l’Aula: è soprattutto quello che non accade fuori. Manca un’iniziativa politica riconoscibile. Manca una campagna permanente. E manca un messaggio capace di arrivare ai cittadini. Soprattutto, mancano una leadership e una proposta di governo della città alternativa a quella attuale. Mastrangeli ha una visione della città. Gli altri no.

Eppure manca meno di un anno alle elezioni. Le Comunali del 2027 rappresentano probabilmente la migliore occasione degli ultimi quindici anni per il centrosinistra per interrompere una lunghissima serie di batoste elettorali. Mai come oggi il centrodestra appare attraversato da tensioni interne. Senza considerare ancora l’incognita Vannacci. Mai come oggi, quindi, esisterebbero le condizioni per costruire un’alternativa credibile. (Leggi qui:
Vannacci, una variabile da non ignorare e che può cambiare tutto
).


Vincenzo Iacovissi ed Angelo Pizzutelli
Invece il centrosinistra a Frosinone è avvitato su se stesso, intrappolato in un loop infinito, ancora a interrogarsi sulla domanda preliminare: è possibile trovare un candidato unitario tra PSI e Partito Democratico: segnatamente uno tra Vincenzo Iacovissi e Angelo Pizzutelli?Domanda certamente legittima ma che rischia di arrivare fuori tempo massimo. Perché, ammesso che l’accordo venga trovato, nessuno può realisticamente immaginare che quella candidatura venga automaticamente condivisa anche dall’intero fronte delle opposizioni. Anzi, è quasi sicuro che accadrà il contrario. Nel frattempo il tempo passa. E la politica, come la natura, detesta il vuoto.

Esiste una frase di Antonio Gramsci che descrive bene questa situazione: «La crisi consiste precisamente nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere». A Frosinone il «vecchio», a leggere i risultati del Governance Poll, sembra faticare. Ma il nuovo, semplicemente, non si vede.


In qualunque altra città italiana, fiutata una simile occasione, l’opposizione avrebbe già individuato un candidato sindaco, lo avrebbe vestito bene, giacca e cravatta in tinta, e portato nei quartieri, nelle piazze, nei mercati, alle assemblee pubbliche. Pure alle riunioni di condominio. Lo avrebbe trasformato in una sorta di Madonna Pellegrina della politica cittadina, facendolo conoscere casa per casa. A Frosinone invece si continua a discutere di tattica — con il rischio serio e concreto di rimanerci sotto. Di equilibri, di veti, di rapporti di forza interni. Come se la partita decisiva fosse dentro le segreterie cittadine di PD e PSI e non fuori, tra gli elettori.

Come amava ripetere lo storico Marc Bloch: «L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato». Quindici anni consecutivi di sonore sconfitte evidentemente non hanno insegnato nulla alla sinistra.

La sensazione è che l’opposizione continui a considerare prioritario conservare il proprio spazio politico, piuttosto che costruire le condizioni per conquistare Palazzo Munari. È una differenza enorme. La prima è una strategia di sopravvivenza, la seconda è una strategia di governo. Le due cose non coincidono. Anche perché, una volta perse le elezioni (come da tradizione, per la sinistra) non si conserva nulla, se non la propria irrilevanza.


(Immagine © IchnusaPapers)
Il risultato è che, pur tra mille difficoltà, pur con una maggioranza che mostra crepe evidenti, pur con un calo di consenso, Mastrangeli rischia di rivincere a spasso le elezioni comunali del prossimo anno. Perché dall’altra parte del campo non si intravede un avversario capace di trasformare le debolezze della maggioranza in una proposta di governo alternativa.

La politica, alla fine, è molto meno complicata di quanto spesso la si racconti. Gli elettori scelgono sempre tra chi propone una direzione e chi trasmette indecisione. Oggi il centrodestra appare oggettivamente diviso. Il centrosinistra invece è proprio fermo. E tra una coalizione che litiga ma governa e una che sembra non aver ancora deciso nulla, i cittadini scelgono sempre la continuità: per inerzia, o per assenza di alternative.

La domanda delle cento pistole, a questo punto, è: il centrosinistra vuole davvero conquistare Palazzo Munari? Oppure, inconsapevolmente, considera la vittoria una sciagura da evitare come la peste, più che un’opportunità da inseguire? Più comodo galleggiare nella sconfitta confortevole? Per restare nella metafora calcistica, il centrosinistra sembra aver smarrito il senso del gol: la porta è spalancata, ma gli attaccanti preferiscono il passaggio all’indietro pur di non rischiare il tiro. Alla fine, a giudicare dai movimenti sul campo, sembra che questa tattica vada bene a tutti. Così è se vi pare.


Il segretario cittadino del PD Stefano Pizzutelli coglie l’occasione del Governance Poll per spostare il fuoco del dibattito su un dato che, a suo avviso, pesa più di qualsiasi sondaggio: «La notizia più importante di ieri non è il calo dei consensi per Mastrangeli (e, dopo i disastri amministrativi e politici degli ultimi mesi, sarebbe stato assurdo il contrario) ma il fatto che, secondo uno studio di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, Frosinone è il nono capoluogo peggiore d’Italia con una perdita del 10,8% di giovani residenti».

«Il fallimento della destra è conclamato in questi numeri: la risposta ai disastri della destra è la fuga. Un’intera generazione ha deciso di stabilire il suo progetto di vita lontano da Frosinone. Questo è il prodotto della politica della destra: da anni, nei bilanci, zero euro per i giovani, zero euro per lo sviluppo. Gioire dell’affluenza alle feste di piazza è santificare il principio dell’orchestra del Titanic: continuare a suonare, a raccontarsi che tutto è bellissimo, mentre la nave affonda».

Pizzutelli rincara: «Da quando c’è la destra al governo, la città ha perso l’11% degli abitanti. Questa amministrazione è attenta alle cose (con una predilezione per lo spreco di risorse e per cambiare il colore dell’asfalto ogni settimana) e attenta ai singoli, ma non alla città come comunità, non al miglioramento del benessere generale. Un deputato frusinate di Fratelli d’Italia ha suggerito di usare alle elezioni, come al referendum, “il solito sistema clientelare”. Un sistema che porta il consenso, ma azzera il futuro. Questa è la realtà. La realtà dei numeri».

Una dichiarazione giusta e necessaria, per carità. Con una sola annotazione a margine: le stesse parole sarebbero ancora più convincenti se accompagnate da un candidato sindaco con il nome e il cognome scritti sopra. Perché i numeri sulla fuga dei giovani non li produce solo la destra: li produce anche l’assenza di alternativa.

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Fonte:
Alessio Porcu

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