Servizi > Feed-O-Matic > 733190 🔗

Mercoledì 8 Luglio 2026 11:07

SIN Valle del Sacco, Comitati locali: “Chi esaspera il conflitto sociale?”

Continua la polemica sulla Valle del Sacco e sulla ridefinizione del perimetro del SIN: riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa […]

#attualità #valle del sacco
leggi la notizia su Casilina News



Continua la polemica sulla Valle del Sacco e sulla ridefinizione del perimetro del SIN: riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di associazione e comitati locali.

La Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere.

L’8 luglio il Ministero dell’Ambiente incontrerà il Comitato di indirizzo e controllo, organismo interistituzionale, chiamato a discutere la ridefinizione del perimetro del SIN “Bacino del fiume Sacco”. I Comuni ricompresi nel sito di interesse nazionale da bonificare sono invitati a partecipare, senza però sedere nel Comitato, né prendere parte alle decisioni.

La convocazione dell’incontro è stata annunciata nel corso del convegno del 24 giugno a Frosinone: “SIN Bacino del Fiume Sacco: ultimo miglio. Dalla crisi ambientale alla rigenerazione del territorio”, organizzato dall’Assessorato regionale al Ciclo dei Rifiuti, dove è stato presentato ufficialmente lo studio di ARPA sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli, sia all’interno sia all’esterno del SIN “Bacino del fiume Sacco”, pubblicato lo scorso maggio.

Conosceremo l’esito di questo nuovo incontro Governo-Regione dai canali istituzionali, ai quali ci appelliamo affinché prevalga la trasparenza delle scelte politiche che si assumeranno e il senso di responsabilità verso la tormentata storia del nostro territorio.

I dati raccolti e pubblicati da ARPA sono stati confrontati con quelli delle bonifiche nel SIN. Alcuni metalli e metalloidi risultano sopra i limiti in entrambe le zone e i campionamenti e le analisi dei dati fanno ritenere che l’eccesso dipenda dalla composizione naturale del terreno, non dalle attività industriali della zona.

Le limitate conclusioni cui è pervenuto il rapporto non consentono, nemmeno alla politica, di assumere decisioni definitive o comunque preordinate a ridurre l’ampiezza del SIN, prima che sia completata l’acquisizione delle analisi di tutte le matrici ambientali. ARPA parla infatti di “studio semi-qualitativo” dei dati raccolti, che dovranno essere confermati a fine progetto, dopo un’ulteriore elaborazione.

Accanto alla dimensione strettamente ambientale non si può inoltre prescindere dall’aggiornare e integrare i dati sull’inquinamento – previsto dalla Delibera n. 119 del 6/3/2019 allegata all’Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio – con le più recenti informazioni epidemiologiche sullo stato di salute della popolazione residente, rendendo tali dati accessibili, fruibili e pienamente utilizzabili, fornendo informazioni chiare sul Registro tumori.

Un infelice gemellaggio nel post emergenza

Il convegno ha aperto la strada a inopportune dichiarazioni di revisionismo e negazionismo. Contestiamo con forza (link) chi vuole riscrivere la storia di un territorio, che ha vissuto oltre un secolo di veleni, di malattie, di silenzi istituzionali, e chi dopo l’incontro di Frosinone trova il coraggio di chiamarlo “allarmismo”.

Nel respingere posizioni e dichiarazioni che minimizzano la realtà della Valle, dimostriamo come la politica, senza un’analisi con esito finale, non può sostituirsi alle indagini scientifiche.

Anagni

Tra i Comuni più colpiti dalla contaminazione rientrano Anagni e Colleferro, due territori che condividono una storia industriale pesante e, non a caso, ora condividono anche il destino di essere ricettori di nuovi carichi incompatibili con lo stato dei luoghi.

Molti Sindaci non erano presenti all’incontro e, alcuni di essi, che immaginiamo intimamente sollevati dall’ipotesi di riperimetrazione del SIN, continuano a tacere, mentre altri si sono pronunciati a favore. In entrambi i casi la frattura sociale peserà a lungo sulle nostre comunità, che attendono informazioni sull’andamento della bonifica.

Si continuano a pianificare colate di cemento come se il territorio fosse vergine, ignorando che ogni nuovo carico emissivo e di rischio si aggiunge, non si sostituisce, a quello preesistente. Quale Autorità valuta la capacità di carico complessiva di un territorio classificato SIN prima di autorizzare l’ennesima attività industriale? Eppure è esattamente questo che la politica sta pensando di fare, anche nella prospettiva di una riconversione industriale in chiave bellica.

Il Sindaco di Anagni, Natalia, ha esaltato la sburocratizzazione dei procedimenti relativi al SIN, nonostante il suo Comune sia tra i più interessati dalla contaminazione del fiume Sacco e da episodi di sversamenti illegali. Colpisce che proprio chi amministra uno dei territori più esposti scelga di sostenere una semplificazione delle procedure, invece di chiedere garanzie più stringenti sulla bonifica: quali tutele ha ottenuto in cambio per il suo Comune?

Si torna a insistere sui posti di lavoro perduti, sul freno delle lotte ambientali, sul mancato sviluppo industriale, mentre restano sullo sfondo, come troppo spesso accade, le gravi conseguenze sanitarie che hanno colpito molte famiglie.

Salute, sanità, bonifica

Continuare a impostare il tema come una scelta tra lavoro e salute è una semplificazione, anzi un ricatto, che non vogliamo accettare, e che non accettiamo nemmeno per chi può trovarsi nella condizione di non poter scegliere.

Parlare di allarmismo dopo che per oltre 20 anni non si è fatto abbastanza sul piano strutturale per la bonifica e per garantire cure, servizi e assistenza sanitaria a un popolo avvelenato dal beta-esaclorocicloesano e non solo, chiude qualsiasi possibilità di confronto civile.

Resta definitivamente inattuata la proposta, avanzata dall’allora Assessore all’Ambiente Buschini e dal Presidente Zingaretti, di realizzare un Presidio Salute e Ambiente (PRE.SA) presso l’Ospedale di Anagni, che doveva essere il primo presidio in Italia dedicato alla cura delle patologie legate all’inquinamento e alla prevenzione sanitaria sul territorio, proprio per l’elevato livello di esposizione dei cittadini residenti nelle aree da bonificare.

Oggi le strutture e i servizi sanitari della Valle del Sacco non sono nella condizione di garantire il diritto alle cure. Veramente poco ha fatto e sta facendo la politica sul piano della sorveglianza sanitaria, della prevenzione primaria, della diagnosi precoce, della medicina territoriale e dell’informazione.

Colleferro

Un altro caso emblematico riguarda l’ex Sindaco di Colleferro, Sanna, che si è espresso oggi a difesa del SIN, ma nel 2022, in qualità di Primo cittadino, accettava senza protestare la proposta di “revoca” del SIN, avanzata dalla sua parte politica, guidata dall’ex Presidente della Regione Zingaretti, durante un convegno presso la sede di Unindustria Frosinone, alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella. Sanna, che all’epoca accettò senza obiezioni di svincolare il SIN, deve spiegare oggi cosa è cambiato nel merito della questione, non solo nei rapporti di forza politici.

Precedenti e stato della bonifica

Il SIN Valle del Sacco è stato istituito nel 2016 a seguito del disastro sanitario, ambientale ed economico esploso nel 2005 e, per essere svincolato, gli enti devono concordare, secondo un procedimento complesso e aggravato, una serie di fattori.

Sono trascorsi più di 20 anni dalla messa al bando del beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della produzione del lindano, sostanza persistente e non biodegradabile, responsabile di gravi criticità sanitarie per la popolazione del territorio, che ancora oggi se lo ritrova nel sangue.

I finanziamenti per la bonifica, pari a 53,6 milioni di euro, sono stati stanziati nel 2019 tramite l’Accordo di Programma, grazie al Ministro dell’Ambiente Costa. Da allora l’attività amministrativa dei Comuni si è concentrata più sull’ottenimento dell’inserimento nel cronoprogramma del SIN che sull’avanzamento effettivo delle bonifiche. Quanto finora è stato speso per le caratterizzazioni? In quali aree è stata completata?

Il nostro commento

Il silenzio di molti Sindaci sull’ipotesi di riperimetrazione non è neutralità, è una scelta politica quanto le dichiarazioni di chi si è espresso a favore.

20 anni non sono bastati per garantire bonifica, cure e assistenza sanitaria a un territorio avvelenato dal beta-esaclorocicloesano. Parlare di allarmismo verso chi denuncia significa inasprire il conflitto sociale e favorire la ripresa di una mobilitazione e resistenza civile che non si è mai sopita.

Il coordinamento di:

  • Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco
  • Comitato residenti Colleferro
  • Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni
  • Blog Frosinone Bella e Brutta
  • Labriolab
Foto di repertorio

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI