Mercoledì 8 Luglio 2026 15:07
La nuova mappa dei quartieri di Roma


Sono 332 quelli urbani, 142 dei quali fuori dal Grande raccordo anulare; 22 i rioni. La presentazione in Campidoglio. Il XV municipio è il più esteso; il territorio più popoloso è Centocelle
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L’ultima suddivisione toponomastica di Roma risaliva al 1961. All’epoca erano stati individuati 22 rioni, 35 quartieri, 6 suburbi, 53 zone dell’agro romano. Nel 1977 invece erano state mappate 155 zone urbanistiche. Da quest’ultima mappatura sono trascorsi quasi 50 anni, nel frattempo la Capitale si è estesa, arrivando a una superficie pari a 1.284,91 chilometri quadrati, rendendo necessaria una nuova mappa che oggi conta 22 rioni, 332 quartieri urbani, 142 dei quali fuori dal Grande raccordo anulare, e 100 zone funzionali, vale a dire aree in cui non c’è una popolazione residente ma sono presenti funzioni produttive, logistiche, infrastrutturali o ambientali.
La nuova mappa di Roma, approvata ieri dalla giunta comunale, è stata presentata questa mattina, 8 luglio, nella Sala delle Bandiere in Campidoglio. «Un lavoro ciclopico», lo ha definito il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, frutto della partecipazione di municipi, università, Istat, associazioni, comitati di quartiere e migliaia di cittadini. Per rendere meglio l’idea,
la mappa
è stata realizzata seguendo anche le indicazioni di 4.036 commenti lasciati sul portale, 400 scambi con i comitati di quartiere, 32 riunioni e 15 incontri conclusivi con i municipi.
La presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli ritiene che «conoscere a fondo una città e le sue peculiarità è l’unico modo per comprenderla davvero e per far sentire tutti parte di essa, non solo i cittadini ma anche chi ha la responsabilità di amministrarla. Governare con consapevolezza significa conoscere nel dettaglio le particolarità, i luoghi e i simboli specifici dei vari territori».


Per il coordinatore del Gruppo di lavoro scientifico Salvatore Monni, con questo lavoro «è cambiato lo sguardo sulla città che oggi ci consente di vedere dinamiche nuove, di analizzare l’elevata densità urbana, di osservare territori nati spontaneamente negli ultimi quarant’anni, di conoscere l’età media della popolazione e mapparne le fragilità. Inoltre non si rischierà di costruire un centro anziani dove ci sono bambini o un asilo nido dove servirebbero servizi per la terza età».
8 luglio 2026
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