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Venerdì 10 Luglio 2026 08:07

Dio esce, sogna e semina



Come nella serie "Due spicci", il Padre non smette di sognare per l'umanità che ha creato, senza temerne la parte più "dark", quella periferia che il tratto del fumettista racconta con i toni più scuri: campi incolti in cui mettere il seme della sua Parola

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,1-9

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Il pregio delle serie ben fatte è quello di affascinare, con il rischio del “binge watching” che alle volte ne scaturisce. È l’effetto che sortisce “Due spicci” del noto fumettista di Rebibbia, uscito da poco sulla consueta piattaforma digitale. C’è una maestria nel rappresentare la vita ai confini metropolitani che con i suoi limiti e suoi eccessi non è privata della preziosità degli affetti e dell’interiorità. Incontriamo nelle case, ma soprattutto sulla strada, personaggi dalla vita “incasinata” che coraggiosamente (o inconsciamente) cercano di costruire amori fugaci o amicizie durature.

Il colore del disegno è scuro: viene evocata un’atmosfera (sia dal cielo cittadino che dall’animo umano) che può arrivare a essere cupa, ma che senza censure denuncia difficoltà sociali ed esistenziali. Un mix “perfetto” in cui l’autore non smette di fare una cosa che logicamente sarebbe inutile: sognare, un mondo migliore, un sentimento nuovo, un’amicizia che si conferma tale, un lieto fine per le nostre e altrui storie, che non è scritto a priori ma vissuto oggi giorno.

Come il fumettista, ma direi molto di più, anche Dio è sognatore. Ha dei sogni per l’umanità che è quella terra che egli ha creato. Da una parte preziosa, che egli ha plasmato con le sue mani, ma dall’altra sfuggente, che come creta molle vorrebbe sfuggire alle mani del vasaio. Si tratta infatti di terra… rischiosa, perché libera. Chi può negare che Dio è un sognatore! Proprio in quella libertà alterata, rovinata, ferita, proprio lì vuole mettere il seme della sua Parola, come il fumetto che esplora la parte più “dark” della città, quella sotterranea, quella notturna, quella insonne, quella … complicata. Non si tratta di bei giardini in centro, che sono in “pendant” con un noto monumento, con fiori da museo, curati da giardinieri ben pagati, di cui fanno sfoggio le istituzioni per ostentare cultura e ordine. Si tratta piuttosto di campi dimenticati, che sono nel limbo catastale, incolti, quasi selvaggi, dove la natura fa il suo corso senza che nessuno se ne curi, comunque con i suoi fiori e i suoi colori.

Ecco Dio! Ci piace che sia romanticamente sognatore, ma potremmo giudicarlo pragmaticamente sprovveduto: “uscito” dalla sua “comunione trinitaria” perfetta, si circonda di una moltitudine di figli, la cui comunione è frammentata. Ma è qui il miracolo della vita. Sia quella biologica, sia, soprattutto, quella spirituale, di cui la prima è metafora. Ogni tentativo che viene fatto, anche con i suoi fallimenti, più o meno prevedibili nella semina, serve ad arrivare al terreno buono. E si devono passare tutti i terreni accidentati, cioè tutte le conversioni possibili, per arrivare a quanto Dio desidera. Sia che siamo “de coccio”, come il terreno asfaltato, sia che siamo incostanti come il terreno sassoso con poca profondità per le radici, o anche distratti da mille pensieri e preoccupazioni come i rovi, rimaniamo terreno che può essere lavorato nuovamente e ripiantato. Nessuno è autorizzato a disperarsi o scoraggiarsi. Dio è quello della semina perenne. Colui che “spreca” per amore.

Cosa fare dunque? Non mettere limiti alla provvidenza: la Parola ci dice di immaginare un orizzonte nuovo contro le logiche meccanicistiche e predittive del mondo che precludono miglioramenti ed ingabbiano le persone nella loro situazione. Il Vangelo libera quella libertà piegata sul terreno e la moltiplica 30, 60, 100 volte alle gioie del cielo, che Dio conosce e sparge su tutti.

10 luglio 2026

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