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Lunedì 13 Luglio 2026 11:07

Il Nobel Yunus: «La dignità non dipende dall’occupazione»

Muhammad Yunus economista bengalese
Muhammad Yunus economista bengalese
L'economista e banchiere bangladese al Borgo Laudato si' per la Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, dal 14 al 16 luglio. A fare da bussola, la Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV

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Muhammad Yunus economista bengalese
Muhammad Yunus economista bengalese
Ideatore e attuatore del microcredito moderno e del social business, Muhammad Yunus ha vinto il Premio Nobel per la pace nel 2006, per aver rivoluzionato il sistema finanziario globale attraverso il suo modello di prestito su misura per i più poveri (la Grameen Bank) che ha aiutato milioni di persone nel mondo a uscire dalla miseria. L’economista e banchiere bangladese, primo ministro del Bangladesh dall’8 agosto 2024 allo scorso 17 febbraio, è una delle 200 tra le più autorevoli personalità mondiali e i rappresentanti di istituzioni internazionali di ricerca nei campi della pace e dell’intelligenza artificiale che da domani, 14 luglio, e fino a giovedì, 16 luglio, prenderanno parte alla 
Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War
, che avrà luogo nelle Ville pontificie di Castel Gandolfo, nel Borgo Laudato si’. A fare da riferimento all’evento, le parole di Leone XIV sulla centralità della persona umana, cuore della prima enciclica di Prevost.

Professor Yunus, “Magnifica Humanitas” parla della dignità di ogni persona. Con l’IA che automatizza i posti di lavoro e amplifica le disuguaglianze, come facciamo a garantire che il progresso serva i più poveri e non li lasci indietro?
L’intelligenza artificiale automatizzerà dei lavori. Ma perché diamo per scontato che il valore di una persona dipenda dall’avere un lavoro? Abbiamo costruito un sistema economico che lega la sopravvivenza all’occupazione, e poi ci sorprendiamo quando una macchina minaccia quell’impianto. Il primo compito non è rallentare l’IA, il primo compito è riprogettare il sistema economico attorno a essa, nello stesso modo in cui da cinquant’anni cerchiamo di riprogettarlo attorno alla povertà. Un essere umano non è fatto per essere un destinatario passivo della ricchezza creata da qualcun altro, o da qualcos’altro. La dignità nasce dal creare, dal contribuire, dallo stare in piedi con le proprie forze. L’IA servirà i più poveri solo se costruiremo sistemi economici e social business che la trattino allo stesso modo. In primo luogo, l’accesso deve arrivare direttamente alla base, senza intermediari. Come il microcredito ha dato alle donne povere accesso diretto al capitale, senza bisogno di garanzie, così gli strumenti di IA devono arrivare ai più poveri direttamente. Un contadino dovrebbe poter usare l’IA per prevedere il meteo e i prezzi di mercato dei suoi raccolti. Un venditore ambulante dovrebbe poterla usare per gestire i conti e raggiungere nuovi clienti. Un giovane imprenditore sociale dovrebbe poterla usare per progettare una soluzione a un problema della sua comunità. Oggi, invece, la maggior parte dello sviluppo dell’IA punta all’opposto: è pensata per automatizzare il lavoro dei poveri, non per potenziarlo. Questa direzione deve cambiare, e cambierà solo se lo pretenderemo. L’obiettivo è rendere i lavoratori più poveri più preziosi, non obsoleti. I più poveri non hanno bisogno di carità, hanno bisogno di essere riconosciuti nel sistema economico che abbiamo già, e di avere potere contrattuale al suo interno. Secondo, dobbiamo separare la dignità umana dall’occupazione. È quello che il social business ha sempre cercato di fare: un’impresa sociale basata sull’IA dovrebbe essere progettata per creare proprietà e mezzi di sostentamento per i più poveri, come la Grameen Bank ha dato la proprietà della banca alle donne che prendevano prestiti. Se l’IA elimina un compito, chi ha perso quel compito dovrebbe avere una quota in ciò che lo sostituisce, non solo un posto in fila alla disoccupazione.

Vuol dire rimettere sempre e comunque l’uomo al centro, con il suo valore.
Significa anche investire con intenzione nelle competenze tipicamente umane che l’IA non può replicare, a cominciare dalla creatività. L’IA gestisca i dati. Gli esseri umani gestiscano la dignità. Ancora, dobbiamo chiederci quale scopo stiamo dando a questa tecnologia, perché la tecnologia non ha uno scopo di per sé. Abbiamo dedicato la tecnologia alla ricerca della massimizzazione del profitto, e lei ha obbedito: ha massimizzato il profitto, concentrando la ricchezza in sempre meno mani. Se invece dessimo alla tecnologia lo scopo di zero povertà, lavorerebbe con la stessa obbedienza verso quello. Il problema non è la tecnologia ma le istruzioni che le diamo. E, poi, servono limiti globali vincolanti, non promesse volontarie. Governi e istituzioni internazionali devono tracciare linee chiare e vincolanti su ciò che l’IA può automatizzare, soprattutto quando minaccia la dignità basilare del lavoro per i più poveri. Alla tecnologia va applicata una mentalità “Tre Zero”: da anni parlo di un mondo a zero povertà, zero disoccupazione e zero emissioni nette di carbonio.  Se ben diretta, l’IA potrebbe essere uno degli strumenti più potenti che abbiamo mai avuto.

Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, luglio 2026
Lei ha vinto il Nobel per aver costruito la pace attraverso l’empowerment economico. In un mondo di guerre e disinformazione guidata dall’IA, che ruolo può avere la dignità economica nella costruzione di una pace reale?
Quando il Comitato del Nobel ha riconosciuto il nostro lavoro, l’idea era semplice: la pace non si costruisce con lo stomaco vuoto. Una persona che fatica a sfamare la famiglia, senza una via per una vita migliore, vive già in uno stato di violenza silenziosa. La povertà non è una catastrofe naturale, è un errore di progettazione e gli errori di progettazione si possono correggere. La dignità economica non è separata dalla pace. Quando una donna in un villaggio ottiene credito senza garanzie e costruisce una piccola attività con le sue mani, cambia qualcosa oltre al reddito: acquisisce una voce nella famiglia, nella comunità, nel proprio futuro. Moltiplica questo per milioni di persone e non riduci solo la povertà, riduci la disperazione, l’umiliazione e la mancanza di speranza che alimentano conflitti, estremismo e instabilità. La pace non è solo assenza di guerra, è presenza di dignità, opportunità e giustizia per ogni persona, soprattutto per i più poveri. Un cessate il fuoco può fermare gli spari ma solo la dignità economica può fermare le ragioni per cui la gente ha iniziato a sparare. Ora affrontiamo una nuova minaccia alla pace, e non viene solo dagli eserciti. La disinformazione guidata dall’IA è un’arma che non ha bisogno di attraversare un confine per fare danni. Può mettere un vicino contro l’altro, distorcere le elezioni e fabbricare odio su una scala e a una velocità mai viste. La disinformazione non inganna persone felici e sicure per portarle alla guerra civile, sfrutta invece l’umiliazione. Quando un giovane non trova lavoro, non può sposarsi, non può mantenere la famiglia, è pronto per la rabbia e i deepfake generati dall’IA non creano questa rabbia, la indirizzano solo verso una minoranza, un Paese vicino o una setta rivale. La disinformazione da IA prospera sulla scarsità: scarsità di attenzione, scarsità di speranza, scarsità di tempo. Abbiamo visto campagne di disinformazione da IA prendere di mira direttamente i programmi di welfare, i contenuti alterati e manipolati dall’IA che dicono che gli aiuti alimentari sono avvelenati, bot che diffondono voci secondo cui le campagne di vaccinazione sono un controllo della popolazione. Lo fanno perché sanno che se riescono a far diffidare i poveri degli stessi sistemi che li nutrono, fanno crollare il patto sociale.

Qui, dunque, entrano in gioco le istituzioni.
Questo non è un avvertimento, sta già accadendo: le persone che si sentono inascoltate, invisibili e lasciate indietro sono le più facili da manipolare con una bugia che finalmente le fa sentire viste. Tutto questo sfrutta la stessa vulnerabilità della povertà: è qui che dignità economica e lotta alla disinformazione si incontrano. L’empowerment economico non costruisce solo mezzi di sostentamento. Costruisce un tipo di resilienza. Ma non è solo responsabilità dei poveri diventare resilienti. La diplomazia deve prevalere. I leader globali devono rafforzare le istituzioni internazionali, ristabilire la cooperazione multilaterale e sottoporre la tecnologia agli stessi standard a cui sottoponiamo ogni altro strumento dell’umanità.

E cosa dovrebbero fare invece oggi i leader religiosi e la Chiesa per guidare lo sviluppo dell’IA in modo che rispetti la dignità umana, come chiede “Magnifica Humanitas”?
I leader religiosi e la Chiesa hanno un ruolo importante perché sono tra le poche voci che parlano il linguaggio del sacro e non il linguaggio del mercato o del potere. I governi si muovono lentamente, spesso prigionieri delle stesse aziende che dovrebbero regolare: le aziende non tracceranno da sole quella linea, perché il loro incentivo è la crescita, non la moderazione. Questo lascia un vuoto morale e la Chiesa, insieme ai leader religiosi di tutte le fedi, deve avere il coraggio di farsi avanti. Il grande pericolo di questo momento è che il valore di una persona venga ridefinito in silenzio dalla sua utilità economica per un sistema guidato dalle macchine. Una volta che un compito può essere automatizzato, chi svolgeva quel compito viene trattato come “in eccesso”. L’insegnamento religioso ha sempre rifiutato questa logica. Allora Chiesa e leader religiosi devono stare al fianco dei poveri in questa conversazione: il contadino, l’operaio del tessile, il venditore ambulante, le persone che saranno più colpite dall’IA, eppure sono raramente presenti quando se ne discute. Le istituzioni religiose hanno una presenza alla base che quasi nessun’altra istituzione globale può eguagliare, possono portare le voci dei più poveri in queste discussioni e possono riportare le conseguenze dell’IA ai potenti in un modo in cui le statistiche da sole non riescono a fare. I leader religiosi dovrebbero sostenere e benedire chi costruisce alternative, non solo criticare ciò che viene costruito. Le comunità di fede dovrebbero incoraggiare e sostenere attivamente chi sta costruendo l’IA come social business: strumenti pensati fin dall’inizio per servire i più poveri, proteggere la dignità del lavoro e allargare le opportunità invece di concentrarle. “Magnifica Humanitas” definisce la dignità un diritto di nascita. Se la Chiesa e i leader religiosi di tutte le fedi terranno fermo questo principio e si rifiuteranno di lasciare che la tecnologia lo ridefinisca in silenzio, avranno fatto qualcosa che nessun algoritmo e nessun mercato potranno mai fare: avranno protetto ciò che ci rende umani.

13 luglio 2007

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