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Lunedì 13 Luglio 2026 09:07

Il Papa e la «fame di giustizia e di autentica carità»



Nei Giardini di Castel Gandolfo Leone ha accolto per il pranzo circa 200 persone vulnerabili della diocesi di Roma. Nel suo saluto, il sogno di «una Chiesa che sappia davvero aprire le porte»

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Si godeva di una brezza fresca nei giardini di Castel Gandolfo sabato, 11 luglio, quando, nel primo pomeriggio, i commensali che sono stati “A pranzo con il Papa” lasciavano il Borgo Laudato si’; sui loro volti, sorrisi luminosi rendevano visibili le emozioni conservate nel cuore. «Porterò sempre con me il ricordo di questa giornata – ha detto Irene, originaria della Repubblica democratica del Congo e in Italia da 13 anni -. Ringrazio il Papa per questo invito speciale e il Centro Astalli per questa opportunità in questo luogo così spirituale». La giovane africana è tra le 200 persone in condizioni di vulnerabilità della diocesi di Roma che hanno preso parte alla seconda edizione dell’iniziativa nata dalla collaborazione tra il Centro di alta formazione Laudato si’, il dicastero della carità e la diocesi di Roma, con il coinvolgimento delle realtà ecclesiali e delle associazioni che ogni giorno sono impegnate sul territorio per l’assistenza ai più bisognosi, tra cui Caritas diocesana, Acli, Centro Astalli e Comunità di Sant’Egidio.

«Una Chiesa che sappia davvero aprire le porte, accogliere, ricevere tutti, dove c’è amore per tutti e dove nessuno sia nemico, dove tutti sappiamo vivere la riconciliazione e il perdono, la pace»: questo il modello auspicato da Leone XIV che prima di iniziare il pranzo ha portato il suo saluto ai commensali, esprimendo l’auspicio di «costruire ponti», come è nell’etimologia del titolo di “pontefice”, per «eliminare le cause della povertà e delle ingiustizie che ancora esistono nel nostro mondo- Questa è la Chiesa che vogliamo, contro ogni forma di odio, di violenza e di discriminazione».

Nelle tavolate allestite all’ombra dei lecci e degli ulivi dei giardini pontifici, dove il Papa ha detto di essere venuto «senza un discorso ma con fame di giustizia e di autentica carità», anche 35 bambini, e tra di loro pure Federico e Riccardo, rispettivamente di 9 e 5 anni, che hanno consegnato a Leone XIV dei disegni per dirgli il loro bene, avendo anche modo di «parlare dei mondiali di calcio in cui sia America che Congo sono però state eliminate, perciò ora tifiamo per la Francia», hanno raccontato i piccoli africani. Che il Papa abbia dedicato tempo e attenzione a ognuno lo ha riferito anche Wendy, etiope ma in Italia da 38 anni. «Ci ha salutati tutti, uno per uno, e sono ancora molto emozionata», ha detto, aggiungendo che «già immaginavo bellissima questa giornata ma nella realtà è andata oltre le aspettative».

Lo stesso vale per Kondé, 24 anni, sbarcato a Lampedusa dalla Guinea equatoriale quasi 2 anni fa, che mostrava orgoglioso il Rosario ricevuto in dono dal Papa, con cui ha condiviso lo stesso tavolo, riuscendo a «parlare molto di me e dei miei progetti e della voglia di rimanere in Italia». Musulmano, Kondé ha sottolineato come «Leone è anche il “mio” Papa», a cui ha raccontato «del corso di elettronica che sto frequentando e anche di quello che ho ultimato per aiuto cuoco, nella speranza di trovare presto un lavoro». Proprio in questa direzione opera il Centro di alta formazione Laudato sì’, che «cura corsi orientati al lavoro e segue le persone per un anno al termine della formazione che dura un mese, così da consentire di completarla anche a chi transita solamente nel nostro Paese». A spiegarlo è stata Laura Cuzzolla, della cooperativa “Percorsi di cittadinanza”, partner del Borgo Laudato si’, che si è detta «felice per avere potuto offrire un momento di vera inclusione alle persone che abitano le periferie esistenziali e che ogni giorno accompagniamo».

Ad accogliere Leone XIV e tutti gli invitati a pranzo – dopo gli antipasti a base di salumi locali, un’amatriciana, dell’arrosto con patate e delle fragole accompagnate da gelato -, il cardinale Fabio Baggio, pro-prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, con incarico speciale per il Centro di Alta Formazione Laudato si’. «Oggi questo luogo è più che mai una casa da abitare insieme e dove prenderci cura gli uni degli altri, dove ciascuno possa sentirsi amato e riconosciuto nella sua dignità – ha detto -. Gesù ha fatto della mensa il luogo privilegiato dell’incontro, della riconciliazione e della fraternità e proprio nell’incontro con i più piccoli, quelli che di solito il mondo non vede, impariamo il vero significato di ecologia integrale e della fraternità».

Anche il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha osservato come «ogni mensa condivisa diventa una scuola di fraternità», sottolineando il valore «della missione che Gesù ci ha assegnato e che continua a risuonare nel cuore della Chiesa: avere il coraggio di non rimanere fermi e di uscire per attraversare le strade delle città e abitare le periferie dell’esistenza, incontrando le persone, soprattutto quelle più fragili, lì dove vivono». Ancora, il saluto e la riflessione di monsignor Luis Marín de San Martín, prefetto del dicastero per il Servizio della carità, che ha messo in luce come «la storia della salvezza ci mostra che il Signore ha messo al centro i più vulnerabili e ascolta il loro grido, facendo della loro speranza il luogo privilegiato della Sua presenza». Allora, «quando la Chiesa mette al centro le persone più vulnerabili rende visibile il Vangelo e testimonia che nessuno è ai margini del cuore di Dio», ha concluso.

13 luglio 2026

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