Lunedì 13 Luglio 2026 11:07
Retuvasa: “Legge SEVESO: Valle del Sacco, controlli inesistenti”
A cinquanta anni dal disastro Seveso, in Lombardia, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) invia a […]
#attualità #retuvasa #valle del sacco
leggi la notizia su Casilina News
A cinquanta anni dal disastro Seveso, in Lombardia, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) invia a questa Redazione un approfondimento sulle realtà presenti nella Valle del Sacco.
La Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere.
Il disastro SEVESO
Il 10 luglio 1976 l’azienda svizzera ICMESA, di proprietà prima della Givaudan e dal 1963 della Hoffmann-La Roche, causò la fuoriuscita e la dispersione nell’atmosfera di una nube di diossina, una sostanza estremamente tossica. Il veleno investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso. Si trattò del primo incidente nel quale la fuoriuscita di diossina colpì la popolazione e l’ambiente circostante. Da qui nasce la Direttiva Europea denominata Seveso.
La Valle del Sacco, tra le Province di Roma e di Frosinone
La Valle del Sacco è sede di uno dei più estesi e complessi Siti di Interesse Nazionale (SIN), 7.300 ettari nei quali le matrici ambientali acque e suolo sono inquinati da decenni di attività industriali che per decenni vi hanno scaricato veleni. Il territorio è anche sede di stabilimenti industriali il cui ciclo produttivo presenta in misura più meno grave il rischio di incidenti rilevanti. La norma che impone le norme di gestione del rischio è il Decreto Legislativo 26 giugno 2015, n. 105 che rappresenta l’attuale normativa italiana per il controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. [1, 2]
Noto anche come Seveso III, il decreto recepisce la direttiva europea 2012/18/UE e mira a prevenire eventi catastrofici (come incendi, esplosioni o emissioni tossiche) e a limitarne le conseguenze per la salute umana e l’ambiente. [3, 4].
Nel seguito riportiamo una sintesi dei punti essenziali della legge, con l’obiettivo di comprendere quanto le norme siano rispettate concretamente agli insediamenti industriali nel nostro territorio a cui la legge deve essere applicata. La metodologia è quella con la quale abbiamo affrontato ormai da anni tutti i problemi derivanti dalla contaminazione storica del territorio e dalla proposta di nuovi insediamenti pericolosi per la salute delle persone e dell’ambiente; un percorso di ricerca azione con il quale le competenze e le conoscenze vengono condivise, si giunge ad una comprensione della situazione reale attraverso la partecipazione e la mobilitazione dei cittadini sino alla definizione di pratiche conflittuali quando è necessario, come nei gli anni si è affermato concretamente.
La questione diventa ancora più attuale nel momento in cui lo stabilimento che fu della Winchester ad Anagni, viene riconvertito alla produzione di nitrogelatina -nitroglicerina stabilizzata- usata come propellente dei proiettili da bocche di fuoco.
Ricordiamo che nel 2007 ci fu un incidente allo stabilimento Simmel Difesa di Colleferro -oggi KNDS- che provocò un morto e 14 feriti. Un paio di settimane dopo la commissione bicamerale sulle morti bianche andò alla Simmel e sul rispetto delle norme dettate dalla legge Seveso bis -versione precedente della norma- trovò una situazione desolante, non si si era in grado di indicare i responsabili dei diversi passaggi di applicazione della norma.
Oggi il nuovo stabilimento di Anagni, destinato ad alimentare lo stabilimento principale di Colleferro si trova a 350 metri dall’ autogrill ‘La Macchia’ 350 SO e a 430 metri dall’Autostrada A1 Milano-Napoli 430 NO.
Ricordiamo che gli stabilimenti KNDS e AVIO di Colleferro sono classificati ad alto rischio, secondo i criteri che la norma definisce.
La norma stabilisce che per gli Stabilimenti di Soglia Superiore la frequenza minima delle ispezioni è annuale, mentre per gli Stabilimenti di Soglia Inferiore la frequenza minima è generalmente triennale, basata sui piani di ispezione regionali. Le schede relative ai singoli impianti mostrano che la frequenza delle ispezioni spesso non è rispettata, in tutte le due classi di pericolosità. Questo dato dimostra -se ancora ce ne fosse bisogno- quanto sia necessario il controllo dal basso -da parte della cittadinanza attiva e delle amministrazioni locali- delle procedure effettive, di gestione e controllo di questi impianti, nonostante siano opposti vincoli di riservatezza alla piena trasparenza delle procedure.
Questa nostra sintesi della legge vuole essere quindi uno strumento nelle mani della cittadinanza attiva, degli amministratori, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali per giungere alla piena consapevolezza dei rischi più o meno remoti a cui siamo tutti sottoposti e in base a questo richiedere la piena applicazione della legge, così come da anni abbiamo imparato ad affrontare le conseguenze dell’inquinamento storico del territorio e le emergenze che di volta in volta si sono presentate.
Valle del Sacco, 13 luglio 2026
Adesioni:
- Disarmiamoli Valle del Sacco
- Officina Sociale
Foto di repertorio
