Lunedì 13 Luglio 2026 14:07
Sanita’: Gemelli, embolia polmonare e cancro, algoritmo potrebbe evitare una Tac su cinque
Un nuovo studio suggerisce un'alternativa all'angio-Tac per i pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare.
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Quando un paziente oncologico si presenta al pronto soccorso con il sospetto di un’embolia polmonare, viene generalmente indirizzato, quasi automaticamente, verso l’angio-Tac del torace. Questa prassi è consolidata e deriva dal fatto che la presenza di un tumore incrementa il rischio di sviluppare patologie trombo-emboliche, dovuto a un’ipercoagulabilità del sangue. Inoltre, nei pazienti affetti da cancro, il dosaggio del D-dimero nel sangue – che nella popolazione generale è utile per escludere l’embolia senza dover ricorrere a esami radiologici – non si dimostra un biomarcatore affidabile per la trombosi. Tuttavia, questa prassi potrebbe essere messa in discussione in futuro. Hydra, un trial di non inferiorità randomizzato a livello internazionale, pubblicato su Jama e presentato ieri a Parigi durante il congresso dell’International Society on Thrombosis and Haemostasis (Isth 2026), suggerisce infatti l’esistenza di un’alternativa. Questo è quanto riportato in una nota della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs.
Lo studio, coordinato a livello internazionale da Bram Akerboom (primo nome) e Menno Huisman (senior author), ha coinvolto 21 ospedali situati in Paesi Bassi, Italia, Svizzera, Belgio, Francia e Spagna. Tra questi, la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs ha avuto un ruolo significativo come uno dei principali centri arruolatori, grazie al gruppo del professor Roberto Pola, Associato di medicina interna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uosd Percorso Trombosi della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. Tra il 2019 e il 2025, sono stati arruolati 698 pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare, i quali sono stati assegnati in modo randomizzato a due percorsi diagnostici: da un lato, l’algoritmo Years, che combina la valutazione di tre criteri clinici con un valore soglia di D-dimero, calibrato sul rischio individuale e ricorrendo alla Tac solo quando necessario; dall’altro, l’angio-TAC eseguita sistematicamente su tutti i pazienti, senza passaggi intermedi.
Il risultato centrale dello studio riguarda la sicurezza – commenta il professor Roberto Pola – tra i pazienti nei quali l’embolia era stata esclusa al basale, l’evento primario – trombosi venosa sintomatica o morte correlata a embolia polmonare entro 90 giorni – si è verificato nell’1,8% del gruppo Years contro il 5,5% del gruppo gestito direttamente con la Tac. Questa differenza, lungi dal penalizzare l’algoritmo, ne conferma la non inferiorità rispetto allo standard diagnostico attuale, con margini statistici ampiamente rispettati anche dopo un’analisi ad interim. Un dato di particolare rilevanza per la pratica clinica quotidiana è che, applicando alla popolazione oncologica l’algoritmo Years, 77 pazienti su 352 (cioè il 22% del totale, 1 su 5) hanno potuto evitare completamente la Tac. Sebbene questo numero sia inferiore al 48% osservato nella popolazione generale senza tumore, che era stata l’oggetto di un precedente studio di validazione di questo algoritmo, è comunque significativo se si considera la scala del fenomeno. Gli autori stimano infatti che, estrapolando questi dati e rapportandoli all’incidenza di trombosi associata al cancro negli Stati Uniti, l’adozione sistematica dell’algoritmo potrebbe tradursi in un risparmio di 70.000-80.000 Tac all’anno per il sospetto diagnostico di embolia polmonare.
“Meno esami radiologici significano minor esposizione alle radiazioni ionizzanti, minor rischio legato all’iniezione di mezzo di contrasto, che può rappresentare un problema soprattutto per i pazienti già fragili a causa della malattia, dell’insufficienza renale o delle terapie oncologiche, e tempi ridotti di permanenza in pronto soccorso – commenta la dottoressa Rosa Talerico, docente di Medicina Interna presso Medicine and Surgery dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico della Uoc di Medicina Interna Geriatrica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, diretta dal professor Francesco Landi -. Un beneficio che si somma al risparmio di risorse per i servizi di radiologia, che sono cronicamente sotto pressione.” Tuttavia, restano alcuni limiti, riconosciuti dagli stessi autori: lo studio ha escluso i pazienti con aspettativa di vita inferiore a tre mesi, non era ‘in cieco’ rispetto all’allocazione della strategia diagnostica (sebbene la valutazione degli esiti sia stata condotta da un comitato indipendente, all’oscuro del gruppo di appartenenza) e la numerosità campionaria non ha consentito di analizzare separatamente i diversi tipi e stadi di tumore per valutare se ci fossero differenze nei risultati.
Si tratta comunque del primo trial randomizzato a confrontare direttamente un algoritmo diagnostico validato (Years) con la strategia basata unicamente sulla Tac in una popolazione di pazienti oncologici. Questo rappresenta un passo importante che, nei prossimi aggiornamenti delle linee guida, potrebbe aprire la porta a un uso più selettivo dell’imaging anche in questi pazienti, che sono stati storicamente considerati un’eccezione alla regola.
