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Lunedì 13 Luglio 2026 13:07

Un mondiale visto dal buco della serratura

Vent’anni fa l’Italia del calcio vinceva la coppa del mondo. Dopo l’anno terribile dello scandalo del calcio scommesse, l’estate del 2006 ci regala un pallone d’oro a Cannavaro e la finale vinta contro la Francia in terra di Germania. Padroni del calcio mondiale: Totti, Del Piero, Pirlo, Cannavaro e Grosso, poi sparito dall’Olimpo del calcio […]

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Vent’anni fa l’Italia del calcio vinceva la coppa del mondo. Dopo l’anno terribile dello scandalo del calcio scommesse, l’estate del 2006 ci regala un pallone d’oro a Cannavaro e la finale vinta contro la Francia in terra di Germania. Padroni del calcio mondiale: Totti, Del Piero, Pirlo, Cannavaro e Grosso, poi sparito dall’Olimpo del calcio giocato, eroi nazionali. Gli italiani giravano il mondo indossando orgogliosamente la maglia della nazionale, lasciando i problemi del paese chiusi a chiave nei cassetti della propria coscienza.


Dopo il mondiale tedesco, la figuraccia in Sud Africa del 2010 (eliminati nella fase a gironi), stessa sorte nel 2014 in Brasile. Poi, per i successivi 12 anni, la nostra nazionale non è più approdata nemmeno alla fase a gironi dei mondiali di Russia, del Quatar e degli USA-Messico-Canada.

Malgrado i successi dei nostri colori nel tennis, nella pallavolo e in altri sport “minori”, il calcio è e rimane lo sport del popolo italiano, il racconto di un paese cresciuto nei cortili delle case, nei campi di pozzolana delle parrocchie, negli arenili scomposti dal vento e dall’incuria.

Un pallone, quattro stracci come pali per le porte e tanta gioia nel cuore. Si emulavano i gesti dei campioni, ci si sentiva parte dei trionfi dei nostri eroi, il tempo spariva, si viveva il momento, un momento lungo una vita. Il declino del calcio italiano è un male oscuro che sbiadisce piano piano alcuni tratti culturali italiani e traccia una linea temporale di netta separazione tra chi ha vissuto le giornate eroiche dei successi mondiali e chi non ha mai nemmeno visto una partita dell’Italia calcistica nel massimo campionato. Ne deriva un attaccamento morboso ai colori della propria squadra del cuore e un senso di distacco dalla nazionale.

Si torna all’Italia dei comuni, dei rioni, dei campanili, e il cuore batte più lento, più triste e il tempo diventa melma che invischia e, alleato alla noia, ci estranea dal qui e ora, per aprire le porte ad una inconsistente realtà virtuale che non è noi e nulla ha a che fare con l sogni.


Firmato: NEEMIA


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