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Lunedì 13 Luglio 2026 19:07

Riforma elettorale: addio a chi rappresenta piccole comunità

Si promette di semplificare il voto degli italiani all’estero, ma secondo molti rischia solo di ridurne la rappresentanza -

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La legge elettorale non è soltanto un insieme di articoli. È il meccanismo che trasforma i voti in rappresentanza. Per questo il costituzionalista Enzo Palumbo (nella foto), intervenendo alla Fondazione Matteotti, ha richiamato di recente un principio semplice ma fondamentale: una democrazia dovrebbe preoccuparsi prima di rappresentare fedelmente gli elettori e solo dopo di rendere più agevole la vita dei governi.

Un richiamo che assume un significato particolare quando si parla degli italiani residenti all’estero. Oggi gli iscritti all’AIRE sono oltre sei milioni e mezzo. Eleggono dodici parlamentari attraverso quattro Ripartizioni geografiche: Europa, Sud America, Nord e Centro America, Africa-Asia-Oceania-Antartide. La riforma in discussione ridisegnerebbe completamente questo sistema: due Collegi alla Camera, Europa ed Extra Europa, e un unico Collegio mondiale al Senato.

Per la Maggioranza si tratta di una razionalizzazione del sistema. Per altri potrebbe invece essere l’inizio di una nuova geografia della rappresentanza. Il nodo, infatti, non è soltanto politico. È, come osserva Luciano Vecchi, responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo del Partito Democratico, soprattutto matematico. Se nella circoscrizione “Extra Europa” vengono accorpati Sud America, Nord e Centro America, Asia, Africa e Oceania mantenendo il voto di preferenza, il peso demografico finisce inevitabilmente per fare la differenza. Il Sud America conta circa 1,8 milioni di iscritti all’AIRE, oltre tre volte gli elettori del Nord e Centro America e più di dieci volte quelli dell’Oceania. Il risultato, secondo Vecchi, sarebbe facilmente prevedibile: gran parte degli eletti della nuova circoscrizione potrebbe provenire dal Sud America, mentre comunità numericamente più piccole rischierebbero di restare senza una rappresentanza diretta.

Da qui le preoccupazioni espresse anche da due dei 12 parlamentari eletti all’estero, come Nicola Carè e Christian Di Sanzo, secondo i quali Nord America, Oceania e perfino l’area indo-pacifica potrebbero perdere una voce stabile in Parlamento, pur rappresentando realtà economiche, sociali e strategiche sempre più importanti per l’Italia.

Sul fronte opposto c’è però una posizione diversa. Salvatore De Meo, responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo di Forza Italia, ritiene che il vero problema non siano tanto i Collegi quanto il sistema di voto. Secondo De Meo, il voto per corrispondenza con le preferenze continua a esporre la circoscrizione Estero a brogli, intermediazioni, voto di scambio e campagne elettorali praticamente impossibili da svolgere su più continenti. Per questo propone una soluzione differente: un Collegio unico sia alla Camera sia al Senato, ma con liste bloccate e senza preferenze, per garantire, a suo giudizio, maggiore trasparenza, certezza del voto e pieno rispetto dell’articolo 48 della Costituzione.

Due ricette diverse, dunque. Una punta a preservare la rappresentanza territoriale delle Comunità italiane nel mondo. L’altra privilegia la sicurezza e la regolarità del voto. In mezzo resta una domanda che riguarda milioni di connazionali: è possibile conciliare entrambe le esigenze oppure bisognerà sacrificarne una?

Tra le critiche più pungenti c’è anche quella di Luciano Vecchi, responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo del PD. Secondo Vecchi, la riduzione delle Circoscrizioni potrebbe avere anche un’altra conseguenza politica: trasformare la Circoscrizione Estero in una sorta di “paracadute” per candidati rimasti esclusi dalle liste italiane. È un’ipotesi che il dirigente democratico pone in forma polemica, chiedendosi se la riforma non finisca per allontanare ulteriormente il Parlamento dalle comunità italiane residenti all’estero, anziché rafforzarne la rappresentanza.

Alla fine la vera domanda è forse la più semplice. Le nuove regole serviranno a far contare meglio gli italiani nel mondo oppure soltanto a contarli in modo diverso? Perché una legge elettorale può cambiare i collegi in una notte. La fiducia di sei milioni e mezzo di italiani, invece, richiede molto più tempo per essere conquistata. (Pier Francesco Corso)

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