Lunedì 13 Luglio 2026 16:07
Passeggiata archeologica ad Ardea: da Enea e Turno al villaggio di capanne, fino a un oratorio nascosto
Passeggiata archeologica ad Ardea: da Enea e Turno al villaggio di capanne, fino a un oratorio nascosto
Ci sono luoghi che attraversiamo mille volte senza immaginare cosa custodiscano sotto i nostri piedi. Ardea, per me, è stata una di queste sorprese. Pensavo di partecipare a una semplice visita guidata organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, in collaborazione con la […]
Passeggiata archeologica ad Ardea: da Enea e Turno al villaggio di capanne, fino a un oratorio nascosto
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Passeggiata archeologica ad Ardea: da Enea e Turno al villaggio di capanne, fino a un oratorio nascosto
Ci sono luoghi che attraversiamo mille volte senza immaginare cosa custodiscano sotto i nostri piedi. Ardea, per me, è stata una di queste sorprese. Pensavo di partecipare a una semplice visita guidata organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, in collaborazione con la Pro Loco di Ardea e l’Accademia Filarmonica di Ardea nell’ambito dell’Ardea Jazz Festival, mi sono ritrovata invece a camminare su lacerti di un’antica città dove storia e mito si intrecciano continuamente: Enea, Turno, Danae, la Principessa di Ardea, antichi templi, un villaggio dell’Età del Ferro e perfino un oratorio ipogeo dai colori ancora vivissimi. Una passeggiata che si è trasformata in un viaggio lungo quasi tremila anni.
Ardea sorge su una rupe tufacea che domina la pianura costiera, ai piedi dei Colli Albani, a pochi chilometri dal mare e dall’approdo di Castrum Inui alla foce del fiume Incastro. È una delle città più antiche del Latium Vetus e il suo nome è legato a miti che affondano le radici nella tradizione greca e romana.
Le sue origini si perdono infatti tra storia e leggenda. Secondo Dionigi di Alicarnasso, la città sarebbe stata fondata da Ardeas, figlio di Ulisse e della maga Circe. Un’altra tradizione, invece, attribuisce la fondazione a Danae, figlia del re di Argo e madre di Perseo, che sarebbe approdata sulle coste laziali sposando il rutulo Pilumno e dando origine alla stirpe di Turno, il celebre antagonista di Enea nell’Eneide.
Proprio il legame con Enea rende Ardea uno dei luoghi simbolo del mito delle origini di Roma. Secondo la tradizione, dopo l’approdo sulle coste laziali l’eroe troiano affrontò Turno, re dei Rutuli, in una guerra destinata a cambiare il destino del Lazio.
Anche Ovidio, nelle Metamorfosi, cita Ardea raccontando che, dopo la distruzione della città da parte di Enea, dalle sue ceneri si levò in volo un airone cinerino, presente anche nello stemma della città.
Accanto alle leggende, Ardea ebbe anche un ruolo di primo piano nella storia antica. Alleata e rivale di Roma in diverse fasi della Lega Latina, resistette all’assedio dei Galli nel IV secolo a.C. e, secondo la tradizione, fu proprio da qui che Marco Furio Camillo partì per liberare Roma dall’occupazione gallica.
Con il tempo la città perse progressivamente importanza. Dopo le guerre puniche iniziò un lento declino e, in età imperiale, gran parte dell’antico abitato risultava ormai abbandonata. Oggi, però, passeggiando tra i suoi siti archeologici, è ancora possibile ripercorrere una storia che attraversa quasi tre millenni e nella quale mito, archeologia e realtà continuano a intrecciarsi.
L’importanza strategica di Ardea è testimoniata anche dalle sue fortificazioni. Le fonti antiche parlano addirittura di una triplice cinta muraria, successivamente sostituita da mura in opera quadrata, delle quali ancora oggi si conservano alcuni tratti lungo la Rupe. Salendo verso l’Acropoli sarà possibile osservarli insieme ai resti del santuario dedicato a Giunone, situati nei pressi della chiesa di San Pietro.
Ma ora desidero incuriosirvi con una panoramica della passeggiata effettuata.
La nostra visita inizia in via Francesco Crispi 1, nell’area archeologica del Casarinaccio, uno dei luoghi più significativi dell’antica Ardea.

Foto storica del sito del Casarinaccio esposta presso presso l’area archeologica
Confesso che, arrivando qui, non è stato facile immaginare di trovarmi nel cuore dell’antica Ardea. Solo ascoltando la competente archeologa Francesca Licordari e osservando con attenzione i pochi resti superstiti ho iniziato a immaginare, con un po’ di fantasia, l’aspetto che doveva avere il foro
A prima vista il sito può apparire poco leggibile. Le complesse vicende urbanistiche della città hanno infatti compromesso gran parte dell’area archeologica: le strade moderne e l’intensa edificazione degli anni Sessanta e Settanta hanno obliterato molte delle strutture antiche. Eppure, proprio sotto le abitazioni che oggi circondano il sito, si conservano ancora cunicoli e tratti di strada basolata che testimoniano l’estensione dell’antica città.
Ci troviamo nell’area archeologica della cosiddetta Civitavecchia (in alcuni documenti tecnici citata come Civita Vecchia), dove sorgeva il foro, il cuore della vita pubblica di Ardea in epoca romana. Oggi ne resta soltanto una piccola parte, ma è sufficiente per comprendere l’importanza che questo luogo doveva avere.
Intorno alla piazza principale si concentravano gli edifici pubblici e le abitazioni più prestigiose della città. Da un lato si sviluppava la vita civile; dall’altro, sulla vicina Acropoli, si trovava invece il centro religioso.
I primi scavi archeologici al Casarinaccio furono eseguiti nella seconda metà degli anni Venti dello scorso secolo. Del foro sono ancora riconoscibili i resti di un tempio, di cui si conserva soprattutto il possente podio realizzato con grandi blocchi di pietra. Si trattava di un tempio italico, caratterizzato da un alto podio, colonne concentrate sulla facciata principale e una o più celle in muratura. A differenza dei templi greci, accessibili da ogni lato, il tempio italico privilegiava una marcata frontalità.
I grandi conci che formano il podio sono realizzati in opera quadrata, una tecnica costruttiva composta da filari regolari di blocchi lapidei, particolarmente adatta anche alla costruzione delle fortificazioni. Del resto, la rupe tufacea forniva abbondante materiale da costruzione a pochi passi dal cantiere.
![Area archeologica del Casarinaccio, resti del tempio italico [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6473.jpg)
Area archeologica del Casarinaccio, resti del tempio italico [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Non sappiamo con certezza a quale divinità fosse dedicato il tempio. Alcuni studiosi hanno Ercole per via di alcuni rinvenimenti, ma al momento non esistono elementi sufficienti per confermarne l’attribuzione.
Particolarmente interessante è quanto emerso dagli scavi dei sotterranei del tempio. Qui è stato rinvenuto un ricchissimo deposito di ex voto, oggetti sacri che, una volta divenuti troppo numerosi per essere esposti, venivano accuratamente conservati anziché distrutti. Purtroppo questo straordinario materiale non è ancora esposto al pubblico, poiché ancora non è stato individuato uno spazio museale dedicato.
![Area archeologica del Casarinaccio, resti della basilica [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6474.jpg)
Area archeologica del Casarinaccio, resti della basilica [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Accanto al tempio si riconoscono i resti della basilica, il principale edificio civile della città romana. Qui si amministrava la giustizia, ma si svolgevano anche incontri, attività commerciali e discussioni pubbliche. La pianta rettangolare, suddivisa in navate, è ancora ben leggibile. Durante i restauri la posizione delle antiche colonne è stata evidenziata con elementi moderni di forma circolare, mentre le fondazioni originali, dove conservate, sono state lasciate a vista.
Sul fondo dell’area archeologica si distinguono infine i resti di un piccolo impianto termale, oggi in parte nascosto dalla vegetazione, mentre davanti al podio del tempio è ancora visibile un tratto dell’antica strada romana.
![Area archeologica del Casarinaccio, resti di strada basolata [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6475.jpg)
Area archeologica del Casarinaccio, resti di strada basolata [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Osservando il panorama circostante è impossibile non chiedersi quanto altro rimanga ancora nascosto sotto gli edifici costruiti tra gli anni Sessanta e Settanta. Oggi l’intera zona è sottoposta a vincolo archeologico e non è più edificabile, ma si sa con certezza che una parte consistente dell’antica Ardea continua a celarsi sotto le abitazioni moderne.
Lasciata l’area archeologica del Casarinaccio, percorriamo a piedi via Francesco Crispi verso sinistra fino a raggiungere via Poerio, che seguiamo costeggiando alcune palazzine. In pochi minuti arriviamo all’area archeologica di Colle o Monte della Noce, dove, sotto una bassa tettoia, è custodito uno dei siti archeologici più sorprendenti di Ardea.
![Area archeologica di Colle della Noce [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6482.jpg)
Area archeologica di Colle della Noce [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Il nome “Noce” non deriverebbe dalla presenza dell’albero, bensì, secondo l’ipotesi più accreditata, da un antico termine collegato alla notte e all’orientamento del santuario verso occidente, nel punto in cui tramonta il sole.
L’area è stata indagata sistematicamente soltanto nel 1981, ma gli scavi hanno restituito una scoperta eccezionale: un villaggio di capanne del IX secolo a.C., dunque precedente alla fondazione di Roma. Secondo alcune tradizioni, la presenza dei Rutuli in questo territorio risalirebbe addirittura al XV secolo a.C., a testimonianza dell’antichissima frequentazione dell’area.

Foto aerea del sito di Colle della Noce realizzata prima del montaggio della tettoia protettiva, mostrata in occasione della passeggiata
Ma come è stato possibile riconoscere un villaggio costruito quasi interamente in legno? Gli archeologi hanno individuato i buchi di palo scavati direttamente nella roccia. Le capanne erano infatti costruite con materiali deperibili e degli alzati non rimane più nulla. Sono proprio le impronte lasciate nel banco tufaceo dagli alloggiamenti dei pali a permettere oggi di ricostruire la posizione e la forma delle abitazioni.
![Area archeologica di Colle della Noce, dettaglio dei pali del perimetro di una capanna con le relative fosse per l'alloggiamento dei pali [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6492.jpg)
Area archeologica di Colle della Noce, dettaglio dei pali del perimetro di una capanna con le relative fosse per l’alloggiamento dei pali [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Osservando la planimetria si rimane colpiti dalla quantità di fori e di solchi visibili nella roccia. I primi corrispondono ai pali portanti, mentre i secondi appartenevano alle strutture principali delle capanne. Complessivamente gli archeologi hanno identificato almeno sette abitazioni, alcune di dimensioni notevoli, sostenute da numerosi pali lignei.
La storia del sito, però, non si ferma al villaggio. Tra i buchi di palo nell’VIII secolo iniziano infatti a comparire fosse rettangolari accuratamente scavate: sono sepolture. Colpisce il fatto che quasi tutte siano di piccole dimensioni. Si tratta infatti di tombe di bambini, una pratica abbastanza diffusa nel mondo antico, dove i più piccoli, generalmente morti entro i primi tre anni di vita, venivano sepolti all’interno del villaggio e talvolta perfino sotto il pavimento delle capanne, mentre le sepolture degli adulti dovevano essere realizzate all’esterno dell’abitato.
![Area archeologica di Colle della Noce, in primo piano alcune sepolture [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6491.jpg)
Area archeologica di Colle della Noce, in primo piano alcune sepolture [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Fra queste tombe spicca una sepoltura molto più importante, appartenuta probabilmente a una sacerdotessa. Il ricco corredo funerario, composto da gioielli e ornamenti, ha spinto gli studiosi a identificarla con la cosiddetta “Principessa di Ardea”. È probabile che questa donna rappresentasse la massima autorità religiosa e sociale della comunità. Non è un caso che, secondo la tradizione, anche la fondazione mitica di Ardea sia legata a una figura femminile.
![Area archeologica di Colle della Noce, sepoltura di maggior dimensione [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6488.jpg)
Area archeologica di Colle della Noce, sepoltura di maggior dimensione [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Nel VI secolo a.C. il sito cambia ancora una volta volto, quando l’area assume una funzione sacra. Gli archeologi preferiscono parlare di obliterazione piuttosto che di distruzione: le antiche capanne non vengono cancellate, ma inglobate nel nuovo complesso templare.
Proprio le due capanne principali diventano infatti il riferimento per la costruzione di un tempio italico, rimasto in uso fino al I secolo a.C.
Dell’edificio sono ancora riconoscibili le fondazioni dei tre ambienti della cella, tipici dei templi italici, mentre davanti all’ingresso sono ben visibili le fosse di fondazione degli otto pilastri che sostenevano il pronao. Le strutture lignee sono naturalmente scomparse, ma la loro posizione è ancora perfettamente leggibile nella roccia.
![Area archeologica di Colle della Noce, fondazioni delle celle del tempio [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6498.jpg)
Area archeologica di Colle della Noce, fondazioni delle celle del tempio [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Un aspetto particolarmente significativo è che le sepolture non furono distrutte. Per rispetto dei defunti, soprattutto della sacerdotessa, il tempio venne costruito sopra di esse, integrandole nel nuovo assetto monumentale del santuario.
Lasciamo l’area archeologica e torniamo sui nostri passi fino all’incrocio tra Via Francesco Crispi e via del Tempio. Attraversiamo la strada sulle strische ed entriamo in un terreno che percorriamo fino all’estremità opposta al cancello d’ingresso. Ci troviamo davanti a uno degli ambienti sotterranei più interessanti di Ardea, un ambiente ipogeo già frequentato in epoca romana, tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. La presenza di un pozzo e di condotti collegati all’acqua fa supporre che in origine si trattasse di un ninfeo, ovvero una fontana monumentale con giochi d’acqua e sistemi di raccolta delle acque.
![Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio del pozzo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6516.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio del pozzo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Mentre gli altri ambienti che abbiamo visto cessano di essere frequentati con la fine dell’epoca romana, qui la vita continua. Dell’impianto romano si conserva la scala di accesso, composta da diciotto gradini, oltre al soffitto decorato con uno stucco colorato che produce l’effetto visivo di un rivestimento costituito da piccoli ciottoli di fiume. Sempre al periodo romano appartiene anche una decorazione del soffitto raffigurante un fiore dai cui petali si apre un foro centrale, probabilmente destinato a sostenere un lampadario o un grande candelabro per l’illuminazione dell’ambiente.
![Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio del soffitto sopra la scalinata di accesso [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6517.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio del soffitto sopra la scalinata di accesso [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Successivamente il luogo cambia completamente destinazione d’uso e viene cristianizzato. A partire dalla fine del IV e dagli inizi del V secolo d.C. ad Ardea si insedia una comunità cristiana di straordinaria importanza. Ricordiamo che il 313 d.C. è l’anno dell’Editto di Milano promulgato da Costantino, con il quale viene concessa la libertà di culto ai cristiani e cessano ufficialmente le persecuzioni. Con Teodosio, alla fine del IV secolo, il cristianesimo diventa religione ufficiale dell’Impero Romano. È quindi del tutto naturale che proprio in questo periodo le comunità cristiane possano svilupparsi liberamente. Quella di Ardea è considerata la più antica e importante comunità cristiana del Lazio al di fuori di Roma. Esistono inoltre alcune tradizioni che, pur richiedendo ulteriori verifiche storiche, collegano Ardea anche alla figura di San Pietro.
In quest’area doveva sorgere anche una chiesa, oggi scomparsa, dotata di una cripta sotterranea. Quest’ultima non venne scavata ex novo, ma fu ricavata riutilizzando un ambiente già esistente: proprio il ninfeo romano che abbiamo citato.
Si tratta dell’unico ambiente sotterraneo di Ardea che, oltre a essere stato riutilizzato, venne anche decorato. Le pitture risalgono all’XI-XII secolo d.C. e mostrano l’intervento di più artisti.
Da una parte si osservano immagini di grande qualità, caratterizzate da una straordinaria ricchezza cromatica e da una policromia che ancora oggi sorprende per la vivacità dei colori.
Su una delle pareti compare invece un riquadro con due santi cavalieri, identificati probabilmente con San Giorgio, raffigurato mentre uccide il drago, e San Teodoro. Questa scena è eseguita con una tecnica molto più semplice rispetto al resto della decorazione. Il tratto appare quasi didascalico, certamente opera di una mano meno esperta rispetto all’autore delle pitture principali.
![Ardea, oratorio ipogeo, pittura raffigurante due santi ccavalieri [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6503.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, pittura raffigurante due santi ccavalieri [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]All’estremità si noti la Madonna con il Bambino, raffigurata al centro dell’abside e affiancata da due figure femminili: probabilmente due sante oppure due allegorie. Una di esse potrebbe rappresentare la Benedizione. Questa interpretazione nasce dalla presenza, tra le due figure, di un’iscrizione greca disposta verticalmente, nella quale compare il termine Εὐλογία (Euloghía), che significa “benedizione”. Per questo motivo l’identificazione con la personificazione della Benedizione appare del tutto plausibile.
![Ardea, oratorio ipogeo, absidiola dipinta con soggetti cristiani [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6504.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, absidiola dipinta con soggetti cristiani [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Oltre a questa scena principale, si noti a figura di Cristo Pantocratore, riconoscibile dall’aureola e dalla ricchissima decorazione delle vesti. È presente anche San Giovanni Battista, facilmente identificabile perché indossa la tradizionale veste di pelle. Con il braccio indica verso il soffitto, invitando l’osservatore a rivolgere lo sguardo a ciò che rappresenta il fulcro dell’intero programma iconografico.
![Ardea, oratorio ipogeo, San Giovanni Evangelista indica l'Agnus Dei [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6506.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, San Giovanni Evangelista indica l’Agnus Dei [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]All’interno di un medaglione circolare, è raffigurato infatti l’Agnello di Dio, ferito al costato in riferimento diretto alla Passione di Cristo. Dal corpo dell’agnello sgorga il sangue, raccolto in una coppa posta immediatamente al di sotto. La coppa raccoglie il sangue dell’Agnello, secondo una rappresentazione iconografica perfettamente coerente con la simbologia cristiana. Giovanni Battista, indicando verso l’alto, richiama volutamente lo sguardo proprio sull’Agnello, che costituisce il centro dell’intera narrazione figurativa.
![Ardea, oratorio ipogeo, l'Agnus Dei [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6507.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, l’Agnus Dei [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
![Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio della coppa [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6510.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio della coppa [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Ai lati dell’ingresso, sulla destra e sulla sinistra, vi sono due condotti, oggi in parte ostruiti. Probabilmente costituivano ulteriori accessi o collegamenti con il sistema ipogeo circostante, un’ipotesi del tutto plausibile considerando la complessa rete di ambienti sotterranei presente ad Ardea.
![Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio di uno dei due condotti [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6513.jpg)
Ardea, oratorio ipogeo, dettaglio di uno dei due condotti [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Un rammarico rimane: Castrum Inui, l’antico approdo portuale di Ardea alla foce del fiume Incastro, pur essendo stato oggetto di importanti campagne di scavo, non è ancora visitabile dal pubblico. Negli ultimi anni sono stati avviati interventi per la futura valorizzazione del sito ma al momento non è ancora possibile accedervi, nemmeno in occasione di aperture straordinarie. Sarà un motivo in più per tornare ad Ardea quando anche Castrum Inui sarà finalmente visitabile.
Per visitare i tre siti archeologici descritti ci si può rivolgere alla
Pro Loco di Ardea
il cui sito web è ricchissimo di informazioni.[Maria Teresa Natale, 13 luglio 2026]
Passeggiata archeologica ad Ardea: da Enea e Turno al villaggio di capanne, fino a un oratorio nascosto
