Martedì 14 Luglio 2026 09:07
Restituiti alla Comunità ebraica 2 libri del XVI e XVII secolo


Il presidente Fadlun: «Oggi recuperiamo un frammento della nostra storia. È una vittoria della memoria, della giustizia e della legalità». Il rabbino Di Segni: «Fanno parte della storia culturale del Paese»
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Un legame ripristinato e ritrovato con il passato e con la tradizione. Questo ha rappresentato la cerimonia che ha avuto luogo ieri sera, 13 luglio, al Museo ebraico di Roma, nel cuore del ghetto dietro piazza Venezia, per la restituzione di 2 antichi libri del XVI e XVII secolo. Il primo, Peirush Megilath Esther (Commentario al Libro di Ester) del rabbino, talmudista e cabalista Elisha Gallico, edito a Venezia nel 1583, appartiene alla Biblioteca Talmud Torah della Comunità ebraica di Roma. Il secondo, Nachalath Ya’akov (L’eredità di Giacobbe) dell’autore Yaaḳov Hailpron, edito nel 1622 a Padova, proviene dal fondo del Collegio rabbinico italiano.
Oggetto di razzia durante e dopo l’occupazione nazista della Capitale, i volumi di pregio per il loro valore storico e documentale erano recentemente riapparsi sul mercato antiquario statunitense in una vendita sul sito di una casa d’aste con sede a New York. Fondamentale il meticoloso monitoraggio dei mercati internazionali a cura dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, coordinati dalla Procura di Roma, in collaborazione con il ministero della Cultura, che hanno permesso di rintracciare i volumi oltreoceano, impedendone l’ulteriore dispersione, grazie anche alla sinergia con le autorità statunitensi. «La restituzione di oggi rappresenta molto più del recupero di beni di straordinario valore storico e bibliografico – sono le parole di Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma -: oggi recuperiamo un frammento della storia della nostra Comunità» perché questi volumi «sono testimoni della nostra identità, della nostra cultura e della vitalità di una tradizione che nessuna barbarie è riuscita a spezzare» e dunque «il loro ritorno è una vittoria della memoria, della giustizia e della legalità».
Dello stesso avviso anche Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, che ha ringraziato, «a nome dell’ebraismo italiano, le forze dell’ordine per l’attività di investigazione che ha reso possibile il ritorno di un patrimonio culturale e bibliografico di grande valore, parte integrante della storia e della memoria delle nostre comunità e del nostro Paese». Pure il rav Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, nel suo saluto iniziale ha sottolineato che «questi libri fanno parte della storia culturale di questo Paese» laddove «la cultura ebraica è parte integrante della cultura nazionale italiana».
Da parte sua, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha evidenziato che «il rientro di questi 2 volumi nella loro sede originaria restituisce alla comunità un patrimonio di straordinario valore storico e culturale» perché «si tratta di opere che testimoniano la ricchezza della tradizione tipografica e della cultura ebraica italiana e finalmente tornano a far parte del contesto in cui sono state custodite e tramandate nel tempo». Dunque per il ministro, che ha ringraziato la Procura della Repubblica di Roma e il comando Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale «per il prezioso lavoro svolto, che ha reso possibile questo importante risultato», questo recupero «contribuisce a ricomporre un patrimonio di memoria e conoscenza, rendendolo nuovamente fruibile alle generazioni future».
Si tratta invece di «un atto di giustizia e di riparazione anche storica, che segna la vittoria del diritto e della memoria sulla barbarie e sul tempo», per il generale di brigata Antonio Petti, comandante dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, mentre il procuratore aggiunto Giovanni Conzo ha auspicato che «questo importantissimo recuperare e restituire la memoria possa portare nuovi percorsi di pace».
14 luglio 2026
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