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Martedì 14 Luglio 2026 12:07

Leggere Jon Fosse, esperienza spirituale

Jon Fosse, scrittore e drammaturgo norvegese, Nobel per la Letteratura 2023
Jon Fosse, scrittore e drammaturgo norvegese, Nobel per la Letteratura 2023
Nelle pagine del Nobel per la Letteratura 2023, non conta la trama ma il sentimento che l'attraversa, carico di un fatalismo misterioso. Il caso di "Melancholia" (2023)

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Jon Fosse, scrittore e drammaturgo norvegese, Nobel per la Letteratura 2023
Jon Fosse, scrittore e drammaturgo norvegese, Nobel per la Letteratura 2023
Leggere Jon Fosse (Oslo, 1959), premio Nobel per la Letteratura nel 2023, significa compiere un’esperienza spirituale: per apprezzarlo al meglio ti devi abbandonare al flusso di coscienza dei suoi personaggi, come quello della protagonista di Lei è Ales (La nave di Teseo, traduzione di Margherita Podestà Heir), pubblicato nel 2003, sorta di cromosoma stilistico di tutta la sua opera, a partire dai grandi cicli di Settologia (2021-2023-2024) e Melancholia (2023).

Se conoscessimo soltanto questo romanzo breve avremmo già chiaro il carattere dell’autore norvegese. Non conta la trama, bensì il sentimento che l’attraversa, carico di un fatalismo misterioso rispetto a cui siamo interpellati direttamente. La donna si chiama Signe, abita in una casa davanti al mare, suo marito Asle dopo essere uscito in barca, un martedì alla fine di novembre del 1979, non è più tornato, probabilmente inghiottito dai flutti. Da allora lei non smette di evocarlo, ricordarlo, rappresentarlo, come non riuscendo ad accettare la sua improvvisa scomparsa: «Saranno trascorsi venticinque anni o giù di lì da quando lo aveva incontrato per la prima volta, da quando lo aveva visto arrivare camminando, con i suoi capelli lunghi e neri, e in quel momento era stato così, in quell’istante era stato deciso che lui e lei, loro due, sarebbero stati insieme…».

Sono poco più di cento pagine, composte in una terza persona davvero speciale, in grado di simulare i monologhi dei personaggi, con la percussione ritmica del verbo “pensare” che diventa un ossessivo leitmotiv: nella prima metà a emergere sembra la figura dell’uomo, grazie al sentimento trasfigurato e delirante con il quale la moglie lo racconta. L’energia dello scrittore appare potente, si sente il rimescolamento di un mondo intero dove la realtà, sebbene precisata in modo quasi ossessivo, assume una dimensione universale, grazie al tono oracolare e teatrale coi nomi dei luoghi scritti in maiuscolo: il Fiordo, la Baia, il Cielo, il Sentiero, lo Stradone, la Vecchia Casa, il Padre, la Madre, la Battigia, la Rimessa, la Nonna.

Ma è nella seconda metà della narrazione che Fosse, assumendosi il rischio di una notevole scommessa espressiva, raggiunge il massimo della potenza lirica quando lo sguardo retrospettivo di Signe chiama in causa la trisavola Ales e il bambino di sette anni affogato tanto tempo prima nelle acque limacciose di fronte alla costa che porta lo stesso nome del marito defunto. Quando la vecchia antenata rammenta la tragica fine del bimbo («Adesso Asle sta bene, è con Dio in Cielo, non siate addolorati, dice»), è come se stesse rassicurando, oltre che la recente vedova da cui Fosse ha preso le mosse, un po’ tutti noi. «È un Dio buono», aggiunge, spingendo Signe a recitare uno straordinario rosario interiore: «Caro Gesù, aiutami». Forse una delle preghiere più intense della letteratura contemporanea.

14 luglio 2026

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