Martedì 14 Luglio 2026 14:07
«Sempre Moderno», al via la call fotografica per per raccontare e riscoprire l’architettura del secondo Novecento
Le tante palazzine di qualità che vanno riscoperte, difese dal vandalismo e dal graffitismo. L'iniziativa dell'Ordine degli Architetti resta aperta fino al 30 settembre
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In questi giorni d’estate, abbiamo ridotto le pubblicazioni per prenderci una pausa. Un modo per ricaricare le energie e rivalutare la nostra strategia per un influ-activism efficace, dalla documentazione del degrado alla proposta concreta. Ma non ci siamo fermati. Questo tempo ci permette di riordinare le idee e presentarci al pubblico (e alle istituzioni) con contenuti più efficaci, curati e orientati alla risoluzione di problemi.
Approfittiamo della temporanea pausa per informarvi di un’iniziativa lodevole: il progetto “Sempre Moderno”, lanciato dall’Ordine degli Architetti di Roma (OAR), che mira a valorizzare l’architettura romana del secondo Novecento.

Quella che per molti è soltanto “speculazione fondiaria” (ah, il sacco di Roma! certo, è stato anche quello, ma non solo!) e colate di cemento grigio da “colorare” con i graffiti degli imbrattamuri (o, peggio con gli slogan dei finti rivoluzionari) un’espansione tentacolare che ha divorato il territorio senza un’adeguata pianificazione…etc. etc.
Tuttavia, tra il grigiore e gli eccessi, in Italia e a Roma si è sviluppata un’architettura che merita di essere scoperta e rivalutata. E che non merita di essere “svilita” e nascosta dall’applicazione invasiva della street art (da regolare), ma al contrario andrebbe valorizzata nei suoi colori originali, studiandone le tinteggiature storiche codificate e protette da strumenti urbanistici, i cosiddetti “piani colore” qui da noi sconosciuti.



Dall’alto, palazzine in Via di Monteverde. Sotto, “intensivo” in Via Castelnuovo

Per certa politica è più comodo sostenere che tutti i palazzi sono brutti e commissionare un’opera di street art kitsch, eccentrica o dal gusto discutibile con affidamenti diretti agli “amici degli amici”, vedi l’inchiesta “Affidopoli” della regione Marche.

L’edificio, tra razionalismo e barocchetto, di Piazza San Giovanni di Dio imbrattato dalle scritte dei writers


I beni pubblici non si limitano alle aree verdi, ai parchi o alle ville storiche, ma comprendono a pieno titolo il nostro patrimonio costruito. Le case e l’architettura del secondo ‘900 sono documenti fondamentali della storia sociale, urbanistica ed economica del Paese.
È un tema di grande attualità: promuovere la conoscenza, la cura e la conservazione dell’architettura e dell’edilizia del ‘900 è fondamentale. Spesso queste opere non vengono tutelate come i monumenti storici, pur rappresentando una risorsa identitaria importante, in particolare nei quartieri di Roma. Da Testaccio, Marconi, Aurelio, Montesacro e la realtà delle Borgate storiche (in via di gentrificazione) a tutta la città consolidata.

Palazzina con planimetria poligonale, Lungotevere di Pietrapapa
Dietro l’apparenza dei “casermoni” si cela spesso il Brutalismo, una corrente architettonica che oggi attraversa un’importante rivalutazione o le tipiche “palazzine romane” moderniste con geometrie audaci, uso di materiali pregiati e dettagli scultorei che meritano di essere salvati dal degrado (o dalla street art invasiva).

Palazzina stereometrica “modernista”, Via Luca Valerio

A livello nazionale, iniziative come quelle promosse da
Docomomo Italia
si occupano proprio della conoscenza, tutela e valorizzazione dell’architettura moderna. A livello locale, l’Ordine degli Architetti di Roma
organizza periodicamente dibattiti e convegni per focalizzarsi sulla protezione di questo patrimonio e sul ruolo dei professionisti nella sua conservazione. Che talvolta sembrano vivere in torri d’avorio staccate dalla realtà al punto di non accorgersi che la tutela e la conservazione da atti di vandalismo, graffiti e imbrattamenti costituiscono il presupposto fondamentale per qualsiasi intervento di valorizzazione del patrimonio (le condizioni della facoltà di architettura di Roma Tre
o del Complesso S. Michele
sede dell’istituto centrale per il restauro sono emblematici di questa “disattenzione”).

Riportiamo dal sito ufficiale dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia: «Sempre Moderno» si presenta «come un’occasione di confronto sul futuro dell’architettura moderna e sul valore culturale che essa continua a rappresentare per Roma e il suo territorio», spiega Paolo Verdeschi, sottolineando come tale confronto sia «necessario per comprendere e spiegare perché alcune architetture che sono, agli occhi dei più, ‘dei brutti edifici’, rappresentano per gli architetti dei capolavori; e perché di alcuni edifici, dei quali i più auspicano la demolizione, gli architetti ne sognano la conservazione e il rinnovamento».
ALLORA, RIASSUMENDO…COME FUNZIONA IL CONCORSO “SEMPRE MODERNO” dell’Ordine degli Architetti di Roma (OAR)?
Leggiamo dal
sito dell’ordine
:“La partecipazione alla call è gratuita e aperta a tutti: potranno aderire cittadini italiani e stranieri, architetti, fotografi professionisti o amatori che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data di pubblicazione del bando.
È possibile partecipare individualmente oppure in gruppo, individuando in quest’ultimo caso un referente.
Modalità di partecipazione e scadenza
Ogni candidato potrà presentare un trittico composto da tre fotografie esclusivamente in formato digitale.
Le immagini potranno riferirsi a tutte e tre le chiavi di lettura previste dal bando oppure concentrarsi su una sola di esse. Le fotografie dovranno essere rinominate indicando titolo dell’immagine, nome, cognome ed e-mail dell’autore e, quando possibile, l’anno di costruzione dell’edificio, indirizzo e progettista.
Le immagini potranno riferirsi a tutte e tre le chiavi di lettura previste dal bando oppure concentrarsi su una sola di esse. Le fotografie dovranno essere rinominate indicando titolo dell’immagine, nome, cognome ed e-mail dell’autore e, quando possibile, l’anno di costruzione dell’edificio, indirizzo e progettista.
Il materiale va inviato all’indirizzo e-mail archivi.osservatorio900@architettiroma.it entro il 30 settembre 2026.”
Il progetto si inserisce in un percorso più ampio dell’OAR — guidato dal presidente Christian Rocchi — per promuovere la cultura del progetto e il dibattito sulla rigenerazione urbana a Roma.
…e per parte nostra daremo un contributo sincero ed appassionato: invieremo alcuni scatti per documentare l’architettura di pregio del quartiere Marconi!


Invitiamo tutti i nostri lettori a diventare custodi della memoria locale. Guardatevi intorno, esplorate le strade del vostro quartiere e fotografate gli edifici che ritenete debbano essere protetti, valorizzati o salvati dall’abbandono.
Diamo voce e visibilità al patrimonio nascosto dell’edilizia romana del secondo ‘900 che NON è una tela per graffitari, ma storia, identità e appartenenza.
Grazie all’arch. Andrea Giunti per il tutorial (da
“Vivere l’architettura”
RomaUno).L'articolo
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