Martedì 14 Luglio 2026 20:07
Billi: Il voto di preferenza deve restare effettivo non solo formale
Inchiesta 2 - Tredici domande ai parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere sulla riforma elettorale in discussione al parlamento -
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Al parlamento continua la discussione sulla riforma elettorale per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani residenti all’estero, Sull’argomento abbiamo chiesto l’opinione degli attuali parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere. Oggi a rispondere alle domande della nostra inchiesta è l’on. Simone Billi (nella foto) eletto nella lista unitaria Lega-FI-Fdl nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide. Queste le tredici domande e le risposte raccolte da Pier Francesco Corso.
D. 1. Il Governo valuta una riforma che ridurrebbe le attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero a due macro-circoscrizioni. È favorevole o contrario? Perché?
R.1. Al momento stiamo parlando di un’ipotesi di riforma, non ancora di una decisione definitiva. Proprio per questo ritengo necessario esaminare con molta attenzione il testo concreto.
La mia posizione è chiara: non sono contrario a priori a una riforma del voto all’estero, ma sono contrario a qualsiasi modifica che allontani ulteriormente gli eletti dai territori e dalle Comunità che devono rappresentare.
La mia posizione è chiara: non sono contrario a priori a una riforma del voto all’estero, ma sono contrario a qualsiasi modifica che allontani ulteriormente gli eletti dai territori e dalle Comunità che devono rappresentare.
Ridurre le attuali quattro ripartizioni a due macro-circoscrizioni enormi rischierebbe di indebolire il rapporto diretto tra elettori e parlamentari. L’Europa, ad esempio, comprende comunità molto diverse tra loro, con esigenze che cambiano dalla Svizzera al Regno Unito, dalla Germania alla Spagna o ai Paesi dell’Europa orientale. Una riforma può essere utile solamente se migliora rappresentanza, sicurezza e partecipazione, non se rende il sistema più distante.
D.2. Con solo due circoscrizioni così ampie, il voto di preferenza rischia di diventare poco incisivo. Non teme che, di fatto, siano i partiti a determinare chi verrà eletto?
R.2. È un rischio concreto. Più il collegio diventa grande, più aumentano i costi e le difficoltà per un candidato che vuole farsi conoscere direttamente dagli elettori. Il voto di preferenza deve restare effettivo e non solamente formale. Non possiamo creare un sistema nel quale soltanto chi dispone di una grande struttura organizzativa, di ingenti risorse economiche o di una posizione privilegiata nella lista abbia reali possibilità di essere eletto. Gli italiani all’estero devono poter scegliere i propri rappresentanti, non limitarsi a ratificare decisioni assunte dalle segreterie dei partiti.
D.3. Questa riforma rafforzerebbe o indebolirebbe la rappresentanza degli italiani all’estero?
R.3. Nella forma finora prospettata rischierebbe di indebolirla.
La rappresentanza non dipende solamente dal numero dei parlamentari, ma anche dalla possibilità dell’eletto di conoscere il territorio, incontrare le Comunità e mantenere un rapporto costante con cittadini, associazioni, Comites, consolati e imprese italiane.
La rappresentanza non dipende solamente dal numero dei parlamentari, ma anche dalla possibilità dell’eletto di conoscere il territorio, incontrare le Comunità e mantenere un rapporto costante con cittadini, associazioni, Comites, consolati e imprese italiane.
Una macro-Circoscrizione troppo ampia può trasformare il rappresentante territoriale in un candidato quasi mondiale, inevitabilmente più lontano dalle singole realtà locali.
D. 4. Quali modifiche proporrebbe per migliorare il sistema senza ridurre il peso degli elettori all’estero?
R.4. La prima condizione è mantenere un forte legame territoriale, evitando Circoscrizioni eccessivamente estese. Occorre poi rendere il voto più sicuro e trasparente, aggiornare costantemente gli elenchi degli elettori e garantire la piena tracciabilità dei plichi, senza compromettere la segretezza del voto. Proporrei inoltre campagne informative istituzionali più efficaci, maggiori controlli sulle operazioni elettorali, procedure più semplici per segnalare il mancato arrivo del plico e strumenti che consentano agli elettori di conoscere realmente candidati, attività e programmi.
Infine, non dovrebbe essere ulteriormente ridotto il numero degli eletti all’estero. Con milioni di cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali, la rappresentanza è già oggi estremamente contenuta.
D.5. Qual è il risultato concreto più importante che ha ottenuto in questa legislatura per gli italiani all’estero?
R.5. Uno dei risultati più importanti è certamente la possibilità, operativa dal 1° giugno 2026, per gli iscritti all’AIRE, di richiedere la Carta d’identità elettronica anche nei Comuni italiani. È una battaglia che ho portato avanti per anni, attraverso atti parlamentari, interlocuzioni con il Governo e interventi pubblici. Prima, un italiano residente all’estero poteva ottenere la CIE-Carta d’Identità Elettronica sostanzialmente soltanto attraverso la rete consolare, spesso con lunghi tempi di attesa.
Oggi questa possibilità è diventata concreta e rappresenta una semplificazione importante per milioni di connazionali. Naturalmente rimangono alcune criticità applicative sulle quali sto già intervenendo, ma il diritto è stato riconosciuto e la procedura è entrata in funzione.
D.6. Molti connazionali lamentano una presenza dei parlamentari limitata ai periodi elettorali. Ritiene questa critica fondata?
R.6. In alcuni casi può essere fondata, ma non si può generalizzare. Personalmente considero la presenza sul territorio una parte essenziale del mio mandato. Incontro regolarmente Comunità, associazioni, rappresentanti istituzionali, imprenditori, professionisti e cittadini italiani nei diversi Paesi europei, non solamente durante le campagne elettorali.
Essere presenti significa soprattutto raccogliere problemi concreti e trasformarli in interrogazioni, proposte normative e interlocuzioni con il Governo. Non basta partecipare a un evento: occorre dare seguito alle segnalazioni ricevute. Per esempio, sto rispondendo a questa intervista dall’aeroporto di Dublino, essendo stato in visita in Irlanda per incontrare le istituzioni e la comunità italiana locale, da cui ho preso esigenze, problematiche e aspettative che porterò a Roma.
D.7. Quali sono oggi le tre principali emergenze per gli italiani all’estero e come intende affrontarle?
R.7. La prima riguarda i servizi consolari: documenti, passaporti, cittadinanza e pratiche amministrative devono essere accessibili in tempi ragionevoli. Servono più personale, digitalizzazione e una migliore organizzazione della rete consolare. La seconda riguarda la tutela dei diritti sociali, fiscali e previdenziali. Troppo spesso gli italiani all’estero incontrano difficoltà su pensioni, assistenza sanitaria, tassazione degli immobili, patenti e riconoscimento dei contributi versati in Paesi diversi.
La terza è il mantenimento del legame con l’Italia, soprattutto per le nuove generazioni. Dobbiamo investire nella lingua e nella cultura italiane, nel turismo delle radici, nelle opportunità professionali e in strumenti che permettano ai giovani italiani all’estero di partecipare alla vita nazionale.
Come Presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo della Camera, il mio compito è portare queste esigenze direttamente nel lavoro parlamentare e nel confronto con il Governo.
D.8. Il voto per corrispondenza è spesso criticato per problemi di sicurezza e trasparenza. Ritiene necessario riformarlo? Se sì, quali le sue proposte?
R.8. Sì, il sistema deve essere migliorato, ma senza rendere più difficile l’esercizio del voto. Il voto per corrispondenza ha consentito a milioni di italiani all’estero di partecipare alle elezioni nazionali, ma presenta criticità che non devono essere ignorate. La legge vigente prevede che gli iscritti all’AIRE votino per posta nella Circoscrizione Estero. Occorre rafforzare la tracciabilità dei plichi, migliorare la verifica degli indirizzi, permettere all’elettore di controllare la spedizione e la ricezione della propria documentazione e introdurre controlli più severi contro raccolte organizzate, sottrazioni o compravendita delle schede.
Valuterei inoltre modalità alternative e volontarie di voto presso consolati o sedi autorizzate, almeno nelle aree in cui ciò sia concretamente possibile. La sicurezza deve aumentare, ma nessuna riforma deve tradursi nell’esclusione dal voto di chi vive lontano dalle sedi consolari.
D.9. La passata riduzione del numero dei parlamentari ha inciso anche sulla rappresentanza estera. È stato un sacrificio giustificato?
R.9. La riduzione ha riguardato l’intero Parlamento, ma sulla Circoscrizione Estero ha avuto un impatto particolarmente pesante, perché gli eletti erano già pochi rispetto all’estensione dei territori e al numero dei cittadini rappresentati. Oggi abbiamo otto deputati e quattro senatori eletti all’estero, chiamati a rappresentare milioni di italiani distribuiti in tutto il mondo.
Al di là delle valutazioni sulla riforma complessiva, dobbiamo riconoscere che la rappresentanza estera è ormai arrivata a una soglia minima. Per questo non riterrei accettabile un’ulteriore riduzione, diretta o indiretta, del suo peso politico.
Al di là delle valutazioni sulla riforma complessiva, dobbiamo riconoscere che la rappresentanza estera è ormai arrivata a una soglia minima. Per questo non riterrei accettabile un’ulteriore riduzione, diretta o indiretta, del suo peso politico.
D.10. Perché un giovane italiano all’estero dovrebbe ancora credere che il suo voto possa fare la differenza?
R.10. Perché molte delle decisioni prese in Italia riguardano direttamente anche chi vive all’estero: cittadinanza, documenti, pensioni, fiscalità, riconoscimento dei titoli, opportunità professionali, insegnamento della lingua italiana e rapporti con i consolati. Non votare significa lasciare che siano altri a decidere anche su questi temi. Ai giovani dico però anche che la politica deve meritare la loro fiducia. Non basta chiedere il voto ogni cinque anni: dobbiamo coinvolgerli, ascoltarli e dimostrare con risultati concreti che il rapporto con l’Italia può rappresentare un’opportunità e non solamente un vincolo burocratico.
D.11. Qual è, a suo avviso, il principale errore che lo Stato italiano continua a commettere nei confronti degli italiani all’estero?
R.11. Considerarli ancora troppo spesso come cittadini lontani, anziché come una parte integrante della Nazione. Gli italiani all’estero non sono solamente persone alle quali fornire servizi consolari. Sono una straordinaria rete umana, culturale, economica e professionale presente in tutto il mondo. Lo Stato deve smettere di intervenire solamente quando emerge un’emergenza e costruire una politica organica per valorizzare stabilmente questa comunità.
D.12. Se la riforma proposta venisse approvata, quale posizione assumerebbe personalmente?
R.12. La mia posizione dipenderà dal testo definitivo, non dalle indiscrezioni. Mi confronterò con il Governo, con il mio gruppo parlamentare e soprattutto con le Comunità italiane all’estero. Sosterrò una riforma che aumenti sicurezza, trasparenza e partecipazione. Non potrei invece sostenere un testo che riducesse il peso degli elettori all’estero, svuotasse il voto di preferenza o spezzasse il rapporto territoriale tra eletti e comunità. Su questi principi la mia posizione sarà ferma.
D.13. Tra dieci anni, la rappresentanza degli italiani nel mondo sarà più forte o più debole? E quale ruolo pensa di avere in questo percorso?
R.13. Dipenderà dalle scelte che compiremo oggi. Potrà diventare più debole se considereremo gli italiani all’estero solamente come un costo amministrativo o un bacino elettorale. Potrà invece diventare molto più forte se sapremo valorizzare le loro competenze, le loro imprese, le loro reti professionali e il loro legame con l’Italia.
Come Presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo, intendo lavorare perché la presenza italiana all’estero diventi sempre più parte della strategia politica, economica e culturale nazionale. Il mio obiettivo non è solamente difendere la rappresentanza esistente, ma costruire un’Italia capace di riconoscersi pienamente nei milioni di connazionali che vivono oltre i suoi confini. L’Italia non finisce alle Alpi o al Mediterraneo: continua ovunque viva, lavori e cresca una Comunità italiana.
