Mercoledì 15 Luglio 2026 09:07
Il carcere d’estate, tra caldo estremo e sovraffollamento


Rappresentanti delle istituzioni, accademici, artisti e membri della società civile hanno visitato contemporaneamente 35 istituti penitenziari in 29 città. A Roma, coinvolti Regina Coeli e Rebibbia femminile. L'obiettivo: accendere i riflettori
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Il carcere d’estate, tra caldo estremo e sovraffollamento
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Accendere i riflettori sulla crescente crisi carceraria, aggravata da un sovraffollamento medio del 140% e dal caldo torrido di queste settimane che sta trasformando le celle in spazi invivibili. Mosse da questo obiettivo ieri mattina, martedì 14 luglio, oltre 330 persone, tra rappresentanti istituzionali, accademici, artisti e membri della società civile, hanno varcato contemporaneamente la soglia di 35 istituti penitenziari in 29 città italiane. L’iniziativa è stata promossa dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, fondata il 6 febbraio scorso, coordinamento nazionale che comprende numerose sigle tra le quali Acli, Antigone, Arci, Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienti) e Nessuno tocchi Caino. A Roma due distinte delegazioni hanno trascorso oltre due ore nella casa circondariale di Regina Coeli, dove attualmente sono detenute 1.100 persone a fronte di 572 posti regolamentari, e a Rebibbia femminile dove, secondo dati aggiornati a fine marzo, le detenute sono 384 e i posti disponibili 236.
All’uscita dallo storico carcere di Trastevere, Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, si è soffermato sulla necessità di informare l’opinione pubblica su quanto avviene negli istituti penitenziari italiani, facendoli uscire «dalla zona d’ombra, dal buio, dall’opacità, dalla dimenticanza, dal menefreghismo». Durante la visita la delegazione ha constatato che ci sono «piccole celle in cui ci sono fino a cinque persone», con letti a castello a tre ripiani. Chi sta all’ultimo «sbatte la testa al soffitto – ha proseguito -. Il carcere in estate è il carcere dei suicidi». L’auspicio è che «ci sia quel tasso di attenzione che possa portare provvedimenti per la prossima estate. È assurdo che in cella non ci siano frigoriferi e ventilatori e che non si possa telefonare quotidianamente ai familiari». Gli ha fatto eco il Garante delle persone detenute per la Regione Lazio Stefano Anastasia, il quale ha sottolineato che i detenuti hanno la possibilità di trascorrere all’aria aperta due ore la mattina e due il pomeriggio «dalle 13 alle 15, quando il sole picchia proprio nei cortili di Regina Coeli. Queste disposizioni possono essere mutate spostando l’ora d’aria dopo le 17». Inoltre, ha ricordato che «il personale di un istituto penitenziario non è calcolato sulla base del sovraffollamento ma sulla base della capienza regolamentare: con il doppio delle presenze è più difficile prestare attenzione ai bisogni delle persone».
L’articolo 27 della Costituzione stabilisce, tra l’altro, che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Per la senatrice Ilaria Cucchi, questo «vale soltanto per chi se lo può permettere. E purtroppo in carcere ci sono gli ultimi, i derelitti di cui non importa niente a nessuno. Si soffoca dal caldo, si respira la sofferenza di troppe persone». Ritiene che «del carcere se ne parli poco e male» e che si investa «veramente poco» per migliorare la situazione «perché in fondo il messaggio che deve passare è che i detenuti devono soffrire un po’ di più. Non credo verranno presi provvedimenti seri per rendere un po’ più umano il carcere. Tutt’altro».
Anche il mondo della cultura ha voluto fare la sua parte per rompere l’isolamento delle strutture penitenziarie. L’attore Pietro Sermonti è grato di aver partecipato all’iniziativa perché «è fondamentale che si parli di reinserimento e che si faccia d’estate. È inumano vedere sei persone in uno spazio ridotto con letti a castello a tre piani e bagni discutibili. È importantissimo che si tenga il faro acceso. Come attore non c’entro niente, ma c’entro tantissimo come cittadino italiano». Per Claudia Pratelli, assessore alla Scuola, formazione e lavoro di Roma Capitale, «se il carcere deve avere una valenza rieducativa, c’è una questione sistemica e strutturale che rende questo molto arduo». Ha avuto la possibilità di dialogare con un ragazzo di 19 anni il quale le ha detto che da lì «si esce peggio di come si è entrati». Nel periodo estivo la situazione si aggrava ulteriormente perché, ha spiegato Pratelli, «le condizioni fisiche quotidiane sono molto limitanti per il caldo estremo, gli spazi comuni sono pochissimi e ne risentono le attività educative». Una riflessione condivisa da Hassan Bassi, coordinatore dell’area progetti e advocacy del Cnca, che ha riferito di «una situazione drammatica. Gli istituti come Regina Coeli hanno spazi non adeguati che impediscono qualsiasi attività rieducativa e alternativa allo stare chiusi in cella per 18 o 20 ore al giorno».
Nelle stesse ore un’altra delegazione ha visitato la casa circondariale Rebibbia femminile. «Abbiamo trovato una situazione di grave difficoltà perché il tasso di sovraffollamento determina una sostanziale impossibilità di svolgere le funzioni ordinarie – ha affermato Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere penali -. I problemi sono sempre gli stessi: difficoltà di accedere al trattamento, alla socialità. Le risorse del carcere sono allo stremo, e quindi anche la manutenzione ordinaria non riesce a essere soddisfatta». Andrea Catarci, già assessore capitolino, ha lasciato Rebibbia femminile «con profonda amarezza. Resta anche il dolore profondo di vedere nuovamente una bambina di appena sedici mesi all’interno del nido. D’estate la situazione peggiora drasticamente: il caldo soffocante e le già difficili condizioni quotidiane rendono il contesto ancora più insostenibile. È un vero e proprio grido d’allarme». Carlo Testini, dell’Arci nazionale, traccia la strada da intraprendere a partire da «questa Alleanza, che è un’operazione culturale e politica importantissima. È la prima volta che riusciamo a costruire un fronte molto ampio che prima o poi dovrà parlare in maniera molto franca con la politica per capire quali sono davvero le soluzioni».
15 luglio 2026
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