Mercoledì 15 Luglio 2026 18:07
Porta: Cancellare la legge Tajani sulla cittadinanza
Necessaria una riforma organica della materia che restituisca il diritto agli italiani all’estero di trasmetterla ai loro figli - Inchiesta: Tredici domande ai parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere sulla riforma elettorale in discussione al parlamento -:
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Mentre prosegue la discussione sulla riforma elettorale per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani residenti all’estero, abbiamo chiesto l’opinione degli attuali parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere. Oggi a rispondere alle domande della nostra inchiesta è l’on. Fabio Porta (nella foto) del Partito Democratico, eletto nella circoscrizione America Meridionale. Queste le tredici domande e le risposte raccolte da Pier Francesco Corso.
D.1. Il Governo valuta una riforma che ridurrebbe le attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero a due macro-circoscrizioni. È favorevole o contrario? Perché?
R.1. Contrario. La riduzione di un terzo dei parlamentari aveva già avuto un effetto fortemente negativo all’estero, dove il rapporto tra eletti ed elettori era già al di sotto della proporzione minima sufficiente per garantire un pieno esercizio del mandato di rappresentanza di comunità tanto grandi e lontane; l’attuale riforma proposta dal governo peggiora ulteriormente una situazione già critica.
D.2. Con solo due Circoscrizioni così ampie, il voto di preferenza rischia di diventare poco incisivo. Non teme che, di fatto, siano i partiti a determinare chi verrà eletto?
R.2. E’ chiaro che i partiti aumentano il loro peso a scapito dei candidati e dei parlamentari eletti; ma non solo i partiti: io temo che circoscrizioni così grandi favoriscano ingerenze e interferenze di altra natura, come ad esempio gruppi di potere o lobby non sempre limpide e trasparenti.
D.3. Questa riforma rafforzerebbe o indebolirebbe la rappresentanza degli italiani all’estero?
R.3. Evidentemente la indebolisce, perché rende sempre più labile e lontano il rapporto dei parlamentari con il loro collegio e quindi più flebile la voce degli italiani nel mondo in Parlamento.
D.4. Quali modifiche proporrebbe per migliorare il sistema senza ridurre il peso degli elettori all’estero?
R.4. Mantenere l’attuale sistema, intervenendo soltanto sulla sicurezza del voto, sarebbe stato sufficiente; semmai si poteva studiare la possibilità di rendere più piccoli e non più grandi i collegi, per esempio dividendo il mondo in otto collegi alla Camera (a posto delle vecchie quattro ripartizioni) per eleggere con sistema uninominale i deputati, mantenendo poi le quattro ripartizioni al Senato con altrettanti seggi maggioritari e uninominali.
D.5. Qual è il risultato concreto più importante che ha ottenuto in questa legislatura per gli italiani all’estero?
R.5. Sono orgoglioso di avere portato in Commissione cultura la mia legge sull’insegnamento dell’emigrazione nelle scuole e spero che entro la fine della legislatura la legge venga approvata; poi sono soddisfatto per l’approvazione di altre due proposte del PD, quella sulla carta identità elettronica rilasciata dai comuni agli iscritti AIRE e l’altra (ispirata ad una legge analoga già approvata nella scorsa legislatura) che consentirà di trasferire ai consolati una parte del costo dei passaporti emessi dai consolati. Devo anche citare la dura opposizione alla legge sulla cittadinanza, l’impegno contro sprechi ed inefficienze governative sul turismo delle radici e la lotta politica per dare voce ai detenuti italiani in Venezuela.
D.6. Molti connazionali lamentano una presenza dei parlamentari limitata ai periodi elettorali. Ritiene questa critica fondata?
R.6. La risposta dovrebbero darla i miei elettori. Modestamente credo di avere fatto sempre il possibile per conciliare il lavoro in Parlamento con la presenza sul grande territorio della ripartizione America Meridionale. Ovviamente non posso esprimermi sul lavoro fatto dagli altri parlamentari.
D,7. Quali sono oggi le tre principali emergenze per gli italiani all’estero e come intende affrontarle?
R.7. La prima emergenza? Cancellare la vergognosa Legge Tajani sulla cittadinanza, ingiusta nel merito e sbagliata nel metodo, presentando una riforma organica della materia che restituisca il diritto agli italiani all’estero di trasmetterla ai loro figli. La seconda: servizi consolari moderni ed efficienti, soprattutto adeguati alle dimensioni delle nostre collettività e con priorità per il sistema “prenotami” inefficiente e obsoleto. La terza: fare conoscere agli italiani il valore e la storia delle nostre comunità all’estero, perché senza questa consapevolezza sarà impossibile dare dignità e garantire diritti agli italiani nel mondo.
D.8. Il voto per corrispondenza è spesso criticato per problemi di sicurezza e trasparenza. Ritiene necessario riformarlo? Se sì, quali le sue proposte?
R.8. Assolutamente sì. Partendo dalla constatazione che è difficile trovare un sistema di voto in grado di conciliare universalità di accesso e sicurezza per il voto all’estero, sono convinto che con risorse sufficienti e alcuni semplici accorgimenti sia possibile diminuire fortemente il rischio di brogli all’estero. Lo abbiamo visto nelle scorse elezioni proprio in Argentina dove i brogli si sono quasi esclusivamente concentrati nelle circoscrizioni consolari dove per motivi di risorse non sono stati applicati alcuni semplici dispositivi come le buste antistrappo e il codice a barre per la tracciabilità; aggiungerei anche la stampa presso il Poligrafico dello Stato delle schede elettorali.
D.9. La passata riduzione del numero dei parlamentari ha inciso anche sulla rappresentanza estera. È stato un sacrificio giustificato?
R.9. Credo di no, soprattutto alla luce delle attuali proposte sulla legge elettorale. I diciotto parlamentari eletti all’estero erano già ampiamente al di sotto del numero proporzionalmente adeguato nel rapporto eletti-elettori. La riduzione a dodici ha reso già difficile il mantenimento di questo rapporto ed è davvero grottesco pensare a renderlo ancora più complesso; è quello che stanno facendo i partiti di centro-destra e il MAIE per dare un colpo quasi mortale al diritto di intere aree del mondo ad essere rappresentate.
D.10. Perché un giovane italiano all’estero dovrebbe ancora credere che il suo voto possa fare la differenza?
R.10. Davanti alle devastanti modifiche che Governo e Maggioranza vogliono introdurre nel sistema di voto all’estero me lo chiedo anche io… Le leggi elettorali dovrebbero rafforzare la rappresentanza e cioè il rapporto tra l’eletto e gli elettori; questo vale ancora di più all’estero dove i parlamentari sono pochi e a volte le dimensioni delle ripartizioni e le distanze rendono molto difficile e complesso questo rapporto. Ai giovani all’estero però voglio chiedere di non perdere l’entusiasmo per la partecipazione e la speranza in un cambiamento e di punire quei partiti e movimenti che hanno lavorato per allontanarli dalla partecipazione e premiare invece quanti hanno difeso seriamente i loro diritti di cittadinanza e esercizio del voto.
D.11. Qual è, a suo avviso, il principale errore che lo Stato italiano continua a commettere nei confronti degli italiani all’estero?
R.11. Semplice: continua a sottovalutarne il potenziale e a vedere questa popolazione come un problema e non come una risorsa. La vergognosa riforma della cittadinanza del 2025 lo dice chiaramente e tutte le scelte fatte da questo governo purtroppo sono sempre andate in questa direzione. Per questo continuo a dire che manca una seria conoscenza di questa realtà che andrebbe valorizzata per quanto di buono può esprimere e apportare allo sviluppo del Paese. Purtroppo questa legge elettorale sull’estero dimostra il contrario e aumenterà le distorsioni e quindi i vizi invece di privilegiare i pregi e le virtù delle nostre collettività nel mondo.
D.12. Se la riforma proposta venisse approvata, quale posizione assumerebbe personalmente?
R.12. Faccio parte con convinzione e coerenza della grande comunità del Partito Democratico e con questa comunità mi confronterò per trovare insieme la strada migliore per ridare forza e soprattutto speranza alla grande collettività degli italiani all’estero, mai come in questi anni umiliata ed offesa. Proprio perché abbiamo toccato il fondo abbiamo il dovere di combattere per costruire un orizzonte migliore; lo dobbiamo al sacrificio dei nostri emigranti di tutte le epoche ma anche al futuro dell’Italia che senza di questa energia sarebbe condannata definitivamente al declino.
D.13. Tra dieci anni, la rappresentanza degli italiani nel mondo sarà più forte o più debole? E quale ruolo pensa di avere in questo percorso?
R.13. Lotterò con tutte le mie forze, fino a quando sarà possibile, per restituire forza e anzi costruire un nuovo sistema di rappresentanza adeguato alla qualità e non solo alla quantità della nostra collettività all’estero. I ruoli per me non sono mai stati la priorità; da quando avevo quattordici anni ho sempre trovato il modo di dedicare gran parte del mio tempo a costruire una società migliore e vorrei continuare a farlo.
