Giovedì 16 Luglio 2026 09:07
Porte Aperte e Onu accendono i riflettori sui cristiani in Iran


Condannata la confisca del complesso della chiesa evangelica di St. Peter, a Teheran, e lo sfratto dei 27 membri delle minoranze armene e assire che vi risiedevano. «Non è un episodio isolato»
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La denuncia era arrivata qualche giorno fa da Porte aperte/Open doors: a Teheran la chiesa evangelica di St. Peter è stata confiscata e chiusa e i 27 membri delle minoranze cristiane armene e assire riconosciute nel Paese che risiedevano nel complesso sono stati sfrattati. A partire da questo episodio, nella giornata di ieri anche le Nazioni Unite sono intervenute sul declino della libertà religiosa dei cristiani in Iran. «A 20 famiglie, la maggior parte delle quali a basso reddito e residenti di lunga data nel complesso, sarebbero state concesse solo due settimane per lasciare le proprie abitazioni – si legge in una
nota
-. Ai responsabili della chiesa è stato minacciato l’arresto in caso di mancata ottemperanza dello sgombero. L’ultimo residente se n’è andato il 12 luglio, alimentando i timori che il complesso possa essere demolito. Gli sgomberi forzati – rimarcano – sono incompatibili con la legge internazionale sui diritti umani: rischiano di lasciare senza casa i membri di minoranze religiose ed etniche riconosciute».Un tempo, ricostruiscono da Porte aperte/Open doors, in Iran c’erano circa 50 chiese protestanti, la maggior parte delle quali celebrava le funzioni in persiano. «Oggi, di fatto, non ne esiste più nessuna, poiché sono state chiuse o costrette a smettere di celebrare in persiano. Alle ultime tre chiese anglicane a cui era consentito predicare in persiano a Teheran, Isfahan e Shiraz non è stato permesso di riaprire dall’inizio della pandemia di Covid-19». Secondo gli esperti internazionali dunque quello denunciato dall’organizzazione non è un episodio isolato ma il «culmine di una lunga serie di misure contro la comunità cristiana iraniana e, in particolare, contro il culto cristiano di lingua persiana». E citano, a dimostrazione, la chiusura della chiesa presbiteriana assira di Tabriz nel 2019, la demolizione di una chiesa presbiteriana a Mashhad nel giugno 2026, che era stata costretta a chiudere decenni prima
Gli esperti delle Nazioni Unite parlano chiaramente della strategia persecutoria contro le comunità cristiane: «Oltre alla chiusura e alla confisca delle chiese, i cristiani continuano a subire arresti, detenzioni e maltrattamenti. Almeno 79 cristiani sono detenuti o in carcere, la stragrande maggioranza dei quali sono convertiti. Alcuni sarebbero stati costretti a confessare sotto tortura», si legge ancora nel documento pubblicato online.
16 luglio 2026
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